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Lucia
Member

E’ incredibile come certi film non risentano neanche un po’ del passaggio del tempo. E’ un privilegio che spetta davvero a poche cose, anche della Golden Age, perché il linguaggio è cambiato troppo e in maniera troppo radicale.
Però alcune perle resistono, proprio per ricordarci che per raccontare una storia a volte basta l’ essenziale e la cura maniacale e assoluta di ogni dettaglio.
POi ci sarebbe da parlare di come Lang utilizza il fuori campo, ma in questo periodo sto evitando di lanciarmi in pessime disquisizioni critiche.
😉

alice
Member

Ennesimo film che non ho mai visto, ennesima macchina sul mio curriculum cinefilo. Lo recupero, lo sto già facendo.

Lucia
Member
Sarò breve: pensiamo alla scena del caffè, a come è gestita la lite tra i due, prima che lui le versi il caffè addosso. Per metà tempo la sentiamo dall’ altra stanza, dove stavano giocando a carte. Poi abbiamo il dettaglio del bollitore,Lee Marvin che lo prende e torniamo nell’ altra stanza. Assistiamo a quasi tutta la scena da una prospettiva totalmente esterna. Per questo, quando alla fine vediamo gli effetti del caffè restiamo sconvolti. Adesso,forse è solo una pippa mentale e se Lang all’ epoca avesse avuto a disposizione la CGI ci avrebbe fatto vedere la pelle di lei… Read more »
Roberto Moretta
Member

“Questo è cinema. E lo è adesso, a sessanta anni circa di distanza. Il tempo non significa nulla.”
E dici bene. Perchè Lang (assieme a colleghi come Hitchcock ,Hawks e Ford) ha posto le basi del cinema.Il bello delle tue recensioni è come esamini i punti cardine di un film. Sarei curioso in tema di noir di leggere una tua recensione su “La fiamma del peccato” di Wilder.

Lucia
Member

Hell, eh sì che gli hai reso onore. Ne hai colto l’ essenza cinematografica più profonda. E ti voglio bene assai per questo! 😀

alice
Member

Ma soprattutto “macchina”. Sottolineo macchina.

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