Crea sito

Aug 28

True Detective: la caldera degli umani(ssimi) destini

truedetective2Era nell’aria, e ho deciso di farlo oggi: parliamo di True Detective. La seconda stagione. Un unico articolo, non ne verranno altri ché, credo, siano non necessari. Non avrò altro da aggiungere su questa serie, almeno fino alla terza (se ci sarà).
Di una cosa sono soddisfatto, aver centrato uno degli aspetti portanti di questa serie: lo spazio concesso all’ambiente quale quinto protagonista.
Non che ci volesse Einstein, se il titolo campeggia su un incrocio di arterie stradali, che servono alla circolazione di anime e, allo stesso tempo, comunicano un’atmosfera di civilizzazione soffocante, che s’è spinta troppo oltre.

Read the rest of this entry »

Aug 25

Nessuna carne sarà risparmiata (Hardware 1 di 4)

 

h1Ancora una volta, qualcuno giunge in città. Arriva da lontano e porta con sé frammenti di horror.
Di quell’horror atipico – ma in verità classicissimo – che è Hardware.
Indossa un cappellaccio, è in ombra, somiglia, se ci fate caso, al regista.
Richard Stanley è una personalità atipica, come questo horror, difficile, riottosa. A ventitré anni circa se ne andava in Afghanistan a filmare il ritiro delle truppe Sovietiche e l’ascesa del regime talebano.
L’anno successivo tornava a Londra e convinceva Iggy Pop, Lemmy e Carl McCoy a firmare dei camei nel suo film, frettolosamente liquidato (e quando mai la critica coeva non è frettolosa) dalla critica del tempo come un rip-off di Terminator.
Perché c’era un robot assassino.
E c’era una damsel in distress, la donna in pericolo.
Solo che Stacey Travis, la Jill del film, è l’antitesi di Sarah Connor (quella del 1984) non porta in grembo la salvezza del genere umano, ma (in un certo senso) la sua stessa fine; è anima di un’epoca proiettata in un futuro distopico, tra le altre cose, è quella carne bramata da tutti, soprattutto dal robot.
E il cyborg stesso è una macchina di morte, creata, ma si potrebbe dire generata, dato che ha facoltà di autoripararsi cambiando la propria forma alla bisogna, da altri uomini per eliminare gli scarti di una società problematica e decadente.

Read the rest of this entry »

Aug 24

Quello che verrà

rocketeer e Betty page

The Rocketeer & Betty Page by Aype Beven

Oh mio Dio, sono così emozionato di essere tornato a bloggare, che mi tremano le mani.

No, balle.

Però sono contento, perché con la vecchiaia aumenta anche la saggezza. È vero.
Guardo a questo posto e mi sento soddisfatto.
Per cui ho pensato, anche quest’anno, che è cosa buona e giusta continuare.
In che modo continuerò?

Con l’inizio dell’autunno, riprenderemo il Menu Settimanale, che ora è sostituito dalla Santa Barbara (ovvero, post accazzo, quando e se mi va).
Si parlerà di cinema e/o narrativa al lunedì.
Serie TV al mercoledì (tranne il martedì, dedicato a The Walking Dead quando ricomincerà).
Arte & Teorie al venerdì.
Più nuove e impreviste. E perché no, anche meritevoli.

Read the rest of this entry »

Aug 24

Galveston

galveston-734x1024Secondo me, l’errore di Nic Pizzolatto è stato quello di diventare famoso con True Detective. Ovvero con la prima stagione, improntata a un esistenzialismo tendente a due universi filosofico-religiosi: manicheo e nichilista, e che occhieggiava al sovrannaturale, per via delle spesso criticate, per lo più adorate (da me soprattutto), citazioni di Robert William Chambers.
Il pubblico caprone, che è la maggior parte del pubblico, imparate ad amare certe sfumature, scalcia e sbuffa se esse vengono a mancare.
La prima stagione era in realtà l’eccezione alla regola narrativa di Pizzolatto, il racconto sconsiderato, rischioso e spudorato, che avrebbe dovuto essere, forse e meglio, la chiusa di un percorso, non l’inizio.
(Sì, ok, non scalpitate, parleremo anche della seconda stagione, ma non qui.)
Pizzolatto ama l’esistenzialismo puro e semplice. Non indaga sulla natura umana, la tratteggia e ne prende atto, spesso preferendone l’inclinazione drammatica, che è la maggiore, la più frequente.
Lo si associa al noir, perché subito si corre a incasellare. Perché il pubblico capisca, perché si possa vendere su un determinato scaffale, per presentarlo in due righe.
Il marketing.
Galveston è stato d’animo. È ricordo.
È summa poetica delle strane vite dei suoi protagonisti.
È noir nella dannazione degli stessi. È epica nella chiusura del cerchio, di una vita che non è una vita e che attende di raccontarsi per poter morire.
È noir, e molto più di questo.

Read the rest of this entry »

Older posts «