Crea sito

feb 27

Da una lacrima sul viso

Toby-gonna-cry…Ho capito tante cose…

Anche quest’anno, c’è stata la premiazione degli Oscar.
Ma ok, è venerdì, e questo non vuole essere un articolo/pippone ad alto contenuto di saccenza, ma piuttosto una chiacchierata su alcune riflessioni che ho fatto.

Non è un mistero: per me gli Oscar sono invenzione del demonio. Tant’è che m’immagino un congresso di parrucconi autoproclamatisi esperti di cinema che stanno col pallottoliere a valutare, di anno in anno, tenendo conto di astrusi parametri che dicono essere oggettivi, ma in realtà sono soggettivi, le virtù dei film che piacciono solo a loro.

E, di anno in anno, la suddetta “oggettività” consiste, con rare eccezioni, nel premiare i “malati” e/o “moribondi”, e/o “psicopatici” e “freaks” di varia natura.
Personaggi immersi nel dramma fino alla punta dei capelli.
Che attirano su di sé e sulle loro vicissitudini la sfiga cosmica.
Che ci fanno intristire alla semplice consapevolezza che: potrebbe capitare anche a noi.

Leggi il resto »

feb 25

[Vikings]: FLOKI

floki_vikingsÈ, insieme a Lagertha, il mio personaggio preferito della serie televisiva Vikings.
Interpretato da Gustaf Skarsgård, Floki, che contiene nel suo nome anche quello di Loki, il dio del caos, ci è presentato come un geniale navigatore/costruttore di navi, un guerriero che mostra eccessi di sadismo verso chi nega/rinnega i suoi amati dei, sempre sospettoso nei riguardi di chiunque, ma attento a proteggere Ragnar, cui è fedele nel modo più assoluto.

Ma chi era, davvero, Floki?

Innanzitutto, diciamo subito che un vichingo chiamato Floki è esistito davvero: Hrafna-Flóki Vilgerðarson, dove Vilgerðarson è il patronimico, mentre Floki è il nome col quale era comunemente conosciuto.

Le sue tracce risalgono al IX secolo d.C., si evincono dal Landnámabók (letteralmente: il libro degli insediamenti), un manoscritto che è, come da titolo, un elenco di tutti gli insediamenti islandesi tra il IX e il X sec.

Floki aveva udito, dai resoconti di altri esploratori, che a occidente ci fosse una ricca e fertile terra chiamata Garðarshólmi, e che fosse soprattutto disabitata.
Fu il primo normanno, quindi, a decidere di salpare verso l’Islanda, convinto di poterla colonizzare.

Leggi il resto »

feb 23

The Walking Dead S05E11

The_Walking_Dead_titleIl nuovo arrivato, che s’è presentato furbescamente come “amico” non ha poteri paranormali, che fanno resuscitare i carillon, ma un carico di ambiguità che è pari al camion con rimorchio di Over the Top. Un merito, stavolta, va al casting, che ha selezionato un attore con un volto sottilmente stronzeggiante.
Risultato, qualunque cosa dica, costui sembra sospetto.
Così è per Rick, che lo percuote a dovere, facendogli vedere gli uccellini che inseguono le stelle con un diretto in faccia.

E, per una volta, udite udite, io do ragione a Rick.
Dopo tutte le esperienze passate con le precedenti e psicotiche comunità, non ultima quella della stazione Termini, dove c’era gente che voleva usare Rick & Soci come quarti di bue e spiedini, non c’è da fidarsi.
Incredibile, quindi, vedere che tanto Rick è imparanoiato e eccede con le misure di sicurezza (su queste ci torniamo tra poco), tanto il gruppo vive di un sopraggiunto scazzo post-apocalittico che li vuole proni ad accettare l’ennesima proposta di salvezza in una comunità di desperados che sostengono di star bene e al sicuro.

Leggi il resto »

feb 23

Lo spirito dell’uomo: The Way Back

the_way_back_2010_32 (Mobile)Parlando di narrazione, letteraria come cinematografica, un altro dei temi che io considero fondamentali è: lo spirito dell’uomo.
Spirito che, nella mia concezione personale, non esalta i grandi ideali, quelli che nell’Ottocento facevano muovere nazioni, e milioni di morti e, nel Novecento, appiattirono fino a schiacciare l’idea di umanità come strumento di propaganda per un destino ultimo e storico (quello della nazione ariana), causando decine di milioni di morti.
Il vanto, invece, di questo spirito dell’uomo è il microcosmo che ogni essere umano rappresenta e, di conseguenza, la spinta vitale che sottende a ogni sua azione.

Prendo a esempio l’ultimo, nell’ordine di tempo, film di Peter Weir.
Vedete, è estremamente semplice fare una lettura politica di The Way Back. Semplice e superficiale.
Potrei affermare che The Way Back è il film apolitico per eccellenza, invece.
Tratta della fuga lunga 4.000 miglia, di una manciata di prigionieri da uno dei gulag staliniani. Lì c’erano arrivati per svariate ragioni: furto, omicidio, essere americani, sospetto spionaggio, fare l’attore o professare una fede religiosa.
Insomma, i gulag erano il posto in cui Stalin, che di nome faceva acciaio, spediva tutte le possibili rotture di coglioni in forma umana.

Leggi il resto »

Post precedenti «