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gen 28

AMERICAN HORROR STORY FREAK SHOW

ahs_401“Signori, io non vi ho mentito, avete visto coi vostri stessi occhi i mostri viventi del nostro serraglio. Voi ne avete riso o provato ribrezzo, tuttavia se lo avesse voluto la natura beffarda, anche voi potreste essere come loro. Non hanno chiesto loro di venire a questo mondo, eppure sono qui tra noi. Si riconoscono in un codice che nessuno ha mai scritto. Offendetene uno, e si sentiranno offesi tutti quanti.” (Freaks – 1932)

Non è possibile parlare dell’ultima stagione di AHS senza tornare indietro di più di 80 anni, quando uscì la famigerata opera di Tod Browning: Freaks. Un film al tempo martoriato da scandali, letteralmente amputato di alcune scene oramai introvabili, giudicato eccessivo e immorale. freaks-posterOggi tutti lo considerano un capolavoro, ma in quegli anni fu un fallimento totale al botteghino e distrusse la carriera di Browning, portando anche alcuni attori del film a rinnegarlo. Un cast di attori composto da veri freaks, esattamente come per AHS: non tutti, ma tanti, tra cui l’uomo foca, la donna più piccola del mondo, la più grande, quella senza gambe, i nani. Al momento nessuno ha rinnegato alcunché, ma credo che questa stagione di AHS non sia piaciuta alla critica suprema dell’intellighenzia, e forse anche al pubblico. Sembra che il successo incredibile ottenuto con la seconda stagione, Asylum, quei due pazzoidi di Murphy e Falchuk non riescano proprio più a raggiungerlo. Si è portati a credere, a questo punto, che Asylum sia stata una gran botta di culo. Beh, io non sono affatto d’accordo. E anzi, dopo qualche giorno di riflessione, posso dire apertamente che questa ultima stagione sia di alto livello. Ma andiamo con ordine. L’ispirazione al film di Browning è esplicita, ma non è la sola. Citazioni sparse con affetto per l’Halloween di John Carpenter (nell’episodio ad esso dedicato), il personaggio psicotico di Dandy, che richiama quello interpretato dallo straordinario Christian Bale in American Psycho, Patrick Bateman. Come quest’ultimo, ricco da far schifo e mentalmente disturbato, è attanagliato dalla noia. Dandy (il cui nome richiama proprio l’ostentazione degli abiti, con un maniacale individualismo al limite del grottesco, tipico del dadaismo) è nettamente sopra le righe, un personaggio estremo che ha un’evoluzione notevole. Talmente interessante da essere inizialmente insopportabile, per poi divenire addirittura adorabile nella sua follia.

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gen 27

Un nuovo blog, GROOVYTASTIC

Allora, l’idea è partita da lontano, da questo post, per l’esattezza.
Post in cui lanciavo l’idea dei blog a tempo.
Dei blog che partono col conto alla rovescia, già sapendo, all’apertura, che il loro destino è chiudere, prima o poi.
Ci ho rimuginato tanto, da quel giorno.
Alla fine, qualche giorno fa, ho trovato finalmente il tempo e le motivazioni giuste, e ho creato

bannergroovy

CLICCA SULL’IMMAGINE PER VISITARE GROOVYTASTIC

Cos’è GROOVYTASTIC?
No, alla fine non ce l’ho fatta, a inserire un conto alla rovescia, ma Groovytastic è comunque un blog a tempo. Non sarà aperto in eterno, quindi, ma durerà fin quando non lo percepirò come un entità completa e a sé stante.
Ho scelto di aprirlo su tumblr perché l’estrema facilità di gestione della piattaforma e la versatilità dei temi mi consentono di impaginare post a velocità mai sperimentate prima.

Obey_Panchito_by_nope7

Obey Panchito by nope7

Cosa scriverò su GROOVYTASTIC?
Come potete vedere, il blog contiene già due post, il benvenuto e il primo di una serie di 4 post dedicati a Essi Vivono.
Ecco, questo sarà, in breve, il tema: articoli in serie, ma spesso anche solo fotografie, fan-art e altre suggestioni, dedicate periodicamente a film/libri/street art/graffiti/qualunque altra cosa mi piaccia e della quale penso valga la pena parlare.
Non mi interessano le visite, o farmi tanta pubblicità, su questo nuovo sito, ragion per cui, i link ai suoi articoli compariranno in giro sui miei profili molto poco, giusto uno ogni tanto, per non dimenticare.

Se avete intenzione di seguirlo, fatevi un segnalibro, o semplicemente cliccate il banner relativo, nella bandiera multibanner qui a lato, sulla colonna di destra.

Grazie dell’attenzione.
Ci rivediamo (anche) dall’altra parte.

(soundtrack)

gen 26

Locke

lock posterScritto e diretto da Steven Knight, protagonista Tom Hardy, Locke è un’immensa sequenza-dialogo ambientata in un’automobile, della durata di un’ora e trenta minuti circa. Tanto occorre a Ivan Locke (Tom Hardy), per percorrere il tragitto che lo separa da un ospedale, dove una donna sta per partorire.
Film sperimentale, al quale qualunque attore vorrebbe partecipare almeno un volta nella carriera, vanta un intero cast, ma in effetti uno solo è l’attore inquadrato, all’interno dell’abitacolo della BMW; il resto confinato in una camera d’albergo, a contattare Hardy telefonicamente, onde recitare.
Ma non voglio soffermarmi sull’aspetto tecnico del film, quanto su due fattori, come sempre, essenziali.
La storia.
E il titolo.

La storia in questo caso è possente.
È una parabola di un’intera vita, gestita in un’ora e trenta.
Se a qualcuno pare strano che uno possa cambiare radicalmente la propria esistenza in novanta minuti, allora quel qualcuno non ha vissuto abbastanza.
E non solo essa guarda al presente di Ivan Locke, che è la risultante (o il punto d’arrivo) di tutte le scelte prese in quel momento, ma si concede anche il lusso di mettere in scena un residuo di rapporto conflittuale paterno, quindi passato, che persiste come ectoplasma con cui Locke, non pago di tutte le conversazioni telefoniche che sta avendo, ama confrontarsi verbalmente. Grazie a Dio, Knight ha la saggia idea di non impiegare un secondo attore in forma d’apparizione. Così che, i dialoghi tra Locke figlio e Locke padre sono in realtà dei monologhi a uso del primo, che tuttavia ci consentono di carpire, anche loro, l’essenza del messaggio. Le nostre vite sono un percorso finito e costante di scelte consequenziali. Alcune di queste sono semplicemente più influenti, in termini di conseguenze, di altre.

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gen 23

Terminator T-800, modello 101

T-800Ci siamo, probabilmente avete visto il trailer, sta tornando, ancora una volta mandato indietro dal futuro per proteggere una nuova Sarah Connor (che stavolta ha il volto e la voce di Emilia “Khaleesi” Clarke): Arnold Schwarzenegger nel suo ruolo più celebre, il cyborg Terminator serie T-800, modello 101.

Cifre che probabilmente si sono scolpite nella vostra coscienza, quando eravate piccoli, insieme agli occhi rossi dell’endoscheletro metallico che uscivano dalle fiamme, per inseguire Linda Hamilton, fin sotto una pressa, e poi spegnersi piano…

Nell’attesa febbrile di quello che con ogni probabilità sarà una baracconata, ma almeno divertente, Terminator Genisys, ho pensato che sarebbe stato carino parlare proprio della macchina in questione. Ripensata e rivista film dopo film, contrapposta al T-1000, il terminator di metallo liquido, o al T-X, il terminator ginoide di T3, ma sempre, universalmente, prediletta.

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