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mar 27

Ad Alta Definizione

guerra fredda

Riflettevo, guardando i primi due episodi di 1992, su quanto sia strana le percezione della storia.
Il nostro mondo è, almeno in teoria, in continua evoluzione. Evoluzione che viene intesa come miglioramento costante.
Alcune volte ci riesce, questa evoluzione, a migliorare le cose. Altre no.
Ma non è questo il punto.
Riflettevo sul senso della storia.
Ero un ragazzo, all’epoca dei fatti, nel 1992. Quella tecnologia coeva mostrata nella serie televisiva oggi sembra ciò che è: archeologia industriale.
Tempi simpatici in cui grossi telefoni cellulari dotati di sportellino venivano dati in dono a manager rampanti, che così avrebbero potuto e dovuto essere sempre reperibili ai desideri dei loro capi.
Nel ’92 stavamo creando le basi di ciò che siamo diventati.
La chiamereste evoluzione?

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mar 25

True Detective – il sogno del mostro

Proprio quando pensavo che non potesse essere più strano… Lui assapora i colori.

true detective_posterCon l’episodio numero 3, True Detective s’addentra sempre più nel territorio della mente.
Negandola, ma allo stesso tempo essendo indissolubilmente legata a essa.
Si tratta sempre di visione: il nichilismo non è concetto radicale opposto all’essere. È conseguenza ultima, innegabile dell’esistenza.
La ricostruzione della storia, di come Rust e Marty siano giunti alla fine del sogno, a incontrare il mostro che attende, sembra sbilanciata dalla parte del primo, ma è solo, per l’appunto, apparenza.
In realtà, il progresso, la fascinazione del ricordo, appartiene a entrambi.
C’è un dettaglio, all’inizio dell’episodio:

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mar 24

The Walking Dead S05E15

The_Walking_Dead_titleCi eravate cascati ancora una volta, eh?
È bastato un episodio appena appena decente, il 14, e subito avete sgranato gli occhioni lucidi nella speranza che…

No.
Non c’è speranza.
Come da copione, The Walking Dead ritorna, portando seco fulgidi esempi di cattiva scrittura e irrazionali sceneggiature (e sceneggiate alla Mario Merola).

Si comincia subito alla grande, con Deanna arroccata in casa con la sua famiglia. Atmosfera tetra è dire poco, Deanna sembra di colpo tramutata in un’adoratrice di Satana uscita da La Nona Porta di Polanski, quand’ecco, ha l’idea di inserire il CD che il figlio deceduto di fresco usava ascoltare per andare a correre. E di rifiutare un manicaretto, credo preparato da Carol, per aiutarli a elaborare il lutto.

Mi manca Tyreese. Lui sì, che aveva classe, nell’aiutare la gente a disperarsi.

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mar 23

Lovecraft’s Innsmouth (di Claudio Vergnani)

lovecraftinnsmouthDicevo, la settimana scorsa, di come H.P. Lovecraft abbia creato una cosmogonia che, a distanza di un secolo circa, si sta riscoprendo sempre più feconda.
Questo soltanto potrebbe essere motivo per riconsiderare, per intero e meglio di come si sia fatto finora, sia la letteratura fantastica, in Italia disprezzata per motivi sciocchi, sia quel manipolo di valorosi che, agli inizi del Novecento, osò scrivere di orrori tentacolari e ancestrali.
La potenza di tale narrativa sedimenta e trova terreno fertile in nuovi autori, più o meno, nelle decadi a venire, influenzati dall’opera di questi folli, finiti in disgrazia, sbeffeggiati dai grandi, amati, oserei dire, dai vinti.
La cosmogonia di Lovecraft è ormai di fatto ambientazione condivisa, della quale e nella quale ci piace, noi che coltiviamo sogni letterari, sguazzare. È una tentazione irresistibile.
E per questo risulta irresistibile, fin dalla copertina, l’ultimo lavoro di Claudio Vergnani: Lovecraft’s Innsmouth.
Perché intravedere, nelle nebbie verdastre, il molo male illuminato della cenciosa cittadina portuale, i tentacoli che sporgono dalle onde, il clima marcio e ammuffito che subito richiama alle narici il tanfo di pesce putrefatto, il profilo della Innsmouth di Lovecraft, non bastasse il titolo, rievoca suggestioni universali. Immediate. Potenti.

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