Si intitola Second Sons, questa ottava puntata.
Ed è subito chiaro che il riferimento non è unicamente a quei Secondi Figli, mercenari al servizio di Yunkai, che con la loro insolenza minacciano la mia Khaleesi (Emilia Clarke), ma anche, secondo il consueto stile, a quei figli di mezzo, i secondi nati, che in tempi antichi erano scomodi, generati unicamente per evitare il rischio di dispersione del patrimonio, o la scomparsa della Casata nobiliare, nel malaugurato caso che il primogenito tirasse le cuoia anzitempo.
Tanti, stupendi secondi figli, manipolati, come d’abitudine, dai padri e dal destino, che si chiamava “dovere”.
[Sì, ci sono spoiler]
Melisandre (Carice Van Houten) mostra a Stannis e allo stesso Gendry (bastardo di Robert Baratheon) il potere del sangue Baratheon, che per ora si limita a far scoppiettare sanguisughe nel braciere.
Saziati i voyeur con generose nudità della bella sacerdotessa, dalle letture di Davos, in carcere, conosciamo l’epica di Westeros, ovviamente incentrata sulla potente famiglia Targaryen, e sui suoi draghi, il più piccolo dei quali, in una guerra passata, era in grado di ingoiare un cavallo per intero.
Non so cosa ci riserverà il futuro, se mai ci sarà dato di osservare tali creature. Ricordo però il sogno di Daenerys, la passata stagione, la sala del trono sotto una coltre di cenere. Bellissima immagine, come bellissima è lei.





















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