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Il Crollo di Casa Usher

by Germano on 15/06/2015

la-casa-degli-usher_595Anno 1839. Settembre.
Viene pubblicato Il Crollo di Casa Usher (The Fall of the House of Usher) che, a memoria, credo sia stato il mio primo contatto cartaceo avuto con Edgar Allan Poe; che però avevo conosciuton prima, attraverso un disegno ispirato a Il Cuore rivelatore (1843): c’era un tizio, viso stravolto, inginocchiato sul pavimento, sotto un’asse divelta del quale aveva trovato un cuore umano. Pulsante. E ora se lo teneva tra le mani, offrendolo come prova.
E da ragazzo capisci subito di avere a che fare con tutta la bellezza della letteratura. Quella verace.
Quella letteratura che hanno sempre vietato a scuola. O che, se ne hanno parlato, l’hanno fatto come di un parente scemo, nascosto in cantina.
E se la figura di Madeline Usher è, personalmente, il non plus ultra dell’orrorifico femmineo, una sorta di archetipo della consunzione mentale e fisica (altrettanta selvaggia visione me l’hanno data solo i ritratti delle figlie della rivoluzione francese, sdentate, sporche, che esultavano a ogni testa nobile che cadeva nella cesta), a distanza di anni e di tante riletture, il racconto di Poe è manifesto simbolico del non detto, del non spiegato, del vecchio modo di raccontare, dell’ossessione, quella sì, di certi temi, cari all’autore, che affondavano le mani nel pallido e malaticcio. Quello che s’accompagna agli stati febbrili che non passano mai, lasciando spossati.
I sudori notturni, nella debolezza.
Come il profumo dei gigli che, se è abbastanza umido, diventa sì dolciastro da rammentare la decomposizione.

Harry Clarke - The Fall of the House of Usher

Harry Clarke – The Fall of the House of Usher

Tutto è simbolo, nella casa degli Usher. A partire dal narratore, che è ognuno di noi. Non ha nome, non ha storia, non ha passato, ha solo un amico che abita insieme alla sorella in una magione decrepita (e crepata al centro della facciata), che sorge in riva a uno specchio d’acqua, al centro di un giardino fatiscente.
L’arrivo a Casa Usher è l’ingresso in un film della Hammer. Solo che era il 1839, la Hammer era di là da venire, e Poe aveva le idee chiare, almeno su certe “visioni”.
Corruzione e consunzione, quindi, i temi dominanti, insieme all’oppio, sussurrato tre volte nel racconto. Quella lenta, decadente e inarrestabile moria che è propria dell’esistenza, e che tocca tutto, nel microcosmo della famiglia Usher: il giardino, come ho detto, la casa, il clima, che in qualche maniera si fa “sensibile” allo stato d’animo dei protagonisti e si altera di conseguenza, preannunciando con tuoni e fulmini la tempesta finale; Roderick Usher, che porta nel suo sangue, forse contaminato da abusi esterni, forse dalla decadenza genetica di trascorsi non proprio giusti: anche lui assume su di sé (scriverei “somatizza”, ma in questo contesto non mi pare verbo adatto) il peso di una crisi che è sia mentale che fisica, che s’espande come contagio al patrimonio familiare che avvizzisce, si lascia abitare da parassiti che intessono tele, che profuma essa stessa di morte.
Roderick è, insieme a Madeline, sua sorella, il simbolo del conflitto alla base della rottura della psiche (si intuisce che anche alla frattura della casa corrisponda una definitiva frattura della psiche). Il rifiuto del mondo esterno si traduce in un eccesso di stimoli, causati dal mondo stesso, che frantumano a poco a poco il fragile equilibrio dell’uomo Usher, che è quindi doppiamente arreso: al livello fisico e mentale.

Harry Clarke - Madeline Usher

Harry Clarke – Madeline Usher

Facile considerare il molteplice significato del termine “caduta” (o crollo) nel titolo: il crollo di un’intera epoca, oltre che della duplice “casa” Usher. È soprattutto il crollo di un capitolo del passato dell’anonimo protagonista, che viene invitato come testimone di eventi ineluttabili e che, forse in un certo qual modo, causa egli stesso, invitando l’amico a certe letture, che fanno parte di un immaginario estivo.
Tutto è gotico, in questo racconto, e insieme moderno. Prima della moderna psicanalisi, Poe mette in scena il trauma, che prescinde dall’intreccio, per colpire tramite una serie di eventi dirompenti.

Roderick è duplice fallimento, quanto Madeline è sopravvivenza. Alcuni vedono in Madeline Usher, complice il genere dentro cui s’annida la Casa degli Usher, che come tutte le dimore nobiliari vanta un sotterraneo sepolcrale, una creatura sovrannaturale, una non-morta tornata per porre fine alla stirpe e con essa a suo fratello, per vendicarsi, oppure un vampiro. Non importa, Madeline potrebbe essere davvero morta e risorta, così come narrato in quei passaggi di vera e propria meta-narrativa, in cui i passi del romanzo horror letti dal narratore anticipano e rivelano i movimenti e i rumori compiuti dalla stessa, ritornante, oppure semplicemente risvegliatasi dalla catalessi, da sepolta viva in una condizione di pre-morte o morte apparente. Il risultato finale non cambia: Madeline è, carca nella sua magrezza (cit.), l’innaturale (o presunto tale) che irrompe nel quotidiano (per quanto corrotto) e lo cambia per sempre. Nella fattispecie, distruggendolo.

Sountrack: Alan Parsons Project

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