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La Camera d’Isolamento Sensoriale

by Germano on 12/11/2012
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Capita che, cercando informazioni su un film, in particolare sui retroscena, ci si imbatta in una serie di dati e teorie intriganti. Se la Zona Perturbante, o Uncanny Valley, è alla base di moltissima filmografia horror, che inconsciamente o meno, evoca, nella somiglianza all’archetipo umano dei mostri, la nostra paura ancestrale dell’altro da sé, l’Allucinazione, le teorie ad essa relative, l’induzione della stessa, s’insediano dalla parte opposta delle nostre sensazioni, la paura dell’inconscio, che esso sia sempre attivo, a celare emozioni, ricordi dannosi, che possono sempre riaffiorare, se sollecitati.
Ovviamente, al pari del Perturbante, anche lo stato allucinatorio è stato ed è sfruttato dalla cinematografia come dalla narrazione. Nel modo più semplice e diretto, ovvero inscenare situazioni contaminate d’ambiguità, per instillare il dubbio nello spettatore, oppure nei thriller psicologici, laddove, ad esempio, il testimone di un antico crimine cela la risposta dentro se stesso, ben custodita sotto una selva di ricordi fittizi, eretti dallo stesso subconscio a difesa della psiche.
Il film che mi ha spinto a un’ulteriore documentazione, in questo caso, è Altered States (Stati di Allucinazione) di Ken Russell, del 1980.
In particolare, l’impiego che esso fa, pur costruendoci intorno una personale teoria che reinterpreta in senso estremo e letterale il concetto di inconscio collettivo e di memoria trasmissibile attraverso il dna, una memoria fisica, di un oggetto, inventato nel 1954, la cosiddetta Isolation Tank, o Camera d’Isolamento Sensoriale.

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Suo inventore è John C. Lilly, che la costruì per testare gli effetti sul cervello umano della deprivazione sensoriale controllata.
La teoria si basava su quest’assunto: visto che l’attività cerebrale aumenta o si riduce a seconda degli stimoli esterni ai quali siamo sottoposti, privare il cervello di ogni stimolo dovrebbe indurre uno stato di rilassamento totale che conduce al sonno.
La camera d’isolamento venne creata per confermare o smentire quest’ipotesi.
Dal 1954, il design della Camera è stato variato più volte. La versione originale prevedeva l’immersione totale del paziente in acqua, il che costringeva lo stesso a indossare tute, che generavano fastidio per frizionamento con la pelle, dato che la seduta minima prevede la durata di un’ora, e maschere per l’ossigeno che, a causa del rumore della respirazione e delle bolle d’aria, non garantivano un perfetto isolamento acustico, vanificando in parte lo scopo dell’esperimento.
Le più moderne versioni prevedono l’immersione nudi, in acqua a temperatura corporea, quindi intorno ai 36°, alleggerita con sale di magnesio, in modo tale che il galleggiamento conseguente consenta al volto del paziente,  sdraiato in posizione supina, di restare sopra la superficie, permettendogli una respirazione naturale. Le orecchie, al contrario, restano sott’acqua, garantendogli un isolamento quasi totale.

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L’acqua calda consente ai muscoli di evitare le contrazioni naturali dovute alla necessità di mantenere costante la temperatura corporea, favorendo, insieme al buio, un rilassamento totale.
L’effetto conseguente a una o più sedute nella Camera d’Isolamento è un passaggio di fase nell’attività elettrica del cervello. Cambiamento registrato attraverso apposita strumentazione. Dopo circa tre quarti d’ora di deprivazione sensoriale, il cervello passa dall’emettere onde beta, alla frequenza di circa 12-30 Hz, che rappresenta il ritmo normale, che ognuno di noi ha durante la veglia, all’emissione di onde Theta, intorno ai 4-8 Hz, che invece è frequenza caratteristica del sonno, in particolare del momento che precede il sogno. La cosa particolare è che questo stato alterato avviene, diversamente che al naturale, ovvero col sopraggiungere del sonno, senza perdita di coscienza da parte del soggetto, e dura diversi minuti. Definito stato theta esteso, in molti lo utilizzano per incrementare il livello di concentrazione e risolvere problemi di particolare complessità; in sostanza, il cervello, libero dal resto delle sue costanti attività di elaborazione e traduzione degli stimoli esterni, riesce a veicolare la maggior parte delle risorse verso un unico obiettivo, quale può essere un calcolo, o qualsiasi altra attività che possa essere portata avanti tramite il solo ragionamento.

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La Camera d’Isolamento Sensoriale è in uso soprattutto come metodo anti-stress, dato l’incredibile stato di rilassamento che essa induce.
Quando venne costruita, tornando indietro agli anni ’50, l’LSD era ancora sostanza legale, e molti sperimentatori trovarono naturale esito il mescolare gli effetti della deprivazione sensoriale con quelli delle sostanze psicotrope, quali funghi allucinogeni, esse stesse in grado di causare mutamenti nell’attività cerebrale. Mutamenti di fase che, peraltro, ciascuno di noi ha provato almeno una volta, senza ricorrere a nessuno di questi metodi, quando ci siamo ammalati e la nostra temperatura corporea è salita, di conseguenza causando una modifica nella frequenza delle onde cerebrali. Mai avuto le allucinazioni con la febbre alta?
Interessante scoprire che sia Ken Russell, che gli attori e membri dello stesso cast di Stati di Allucinazione vollero personalmente provare la Isolation Tank, con esiti diversissimi. Ken Russell stesso la utilizzò contemporaneamente all’assunzione di certe sostanze, definendo l’esperienza con la sintetica espressione di “bad trip”. William Hurt sperimentò effettivamente allucinazioni e panico, all’interno della Camera, mentre la sua collega di set, Blair Brown, invece ne ricavò un profondo senso di relax.
Affascinante soprattutto l’idea, che poi corrisponde alla realtà, che le informazioni, e quindi le sensazioni che il nostro cervello ci fornisce dipendono anche dalla frequenza di trasmissione delle stesse, se mi consentite questa banalizzazione. L’allucinazione non è altro che un variare della frequenza, con tutto ciò che questa semplice considerazione può cagionare al nostro limitato concetto di Reale.
La nostra Realtà viaggia nei confortanti binari compresi tra i 12 e i 30 Hz, al di sotto, e anche al di sopra, le cose cambiano, perché cambia la nostra percezione delle stesse, non perché non esistano.
Inquietante, non trovate anche voi? Ma senz’altro affascinante.

Link Utili:

Sensory Deprivation
Altered State of Consciousness
Isolation Tank
Altered States (film, 1980)

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