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Il dialogo sui robot di Eric Joyner… e le ciambelle

by Germano on 19/01/2017
Book and Negative

Riprendo, oggi, con estremo piacere, una rubrica scomparsa nei turbolenti mesi passati da questo blog, quella dell’arte.
Segnalazioni artistiche a (mio) piacere, che ci accompagneranno ogni settimana, al giovedì.
Sperando di riuscire a mantenere gli impegni – e la volontà in questo senso non manca – e parimenti di riportare il blog alla vita di un tempo.

E dunque oggi ci occupiamo di Eric Joyner.
Artista di San Francisco.
Che dipinge robot.
E ciambelle.
Cosa c’è di meglio di robot e ciambelle? Nulla, probabilmente.

eric-joyner-paintings-1Da spettatore e ammiratore, che sbava all’idea di possedere un Joyner originale nel proprio soggiorno, ché al centro della libreria nerd di casa una tavola ipercromica di Eric ci starebbe divinamente, mi incuriosisce scoprire cosa c’è dietro l’ispirazione di questo artista.
Badate bene, non è detto che questa curiosità debba essere sempre e comunque soddisfatta.
Sappiamo quali sono i rischi di sviscerare il processo cretivo: come minimo scopriamo che l’artista ha deciso di disegnare una certa opera, così, perché gli piacevano le ciambelle, senza alcun motivo profondo e particolare.
Questo sottrae poesia all’arte?
O sottrae addirittura l’arte?

eric-joyner-paintings-2Forse le sottrae il romanticismo. Ma la perizia tecnica che c’è dietro l’esecuzione, quella è intatta, e ha comunque valore.
E poi, io sono convinto che sia sacrosanto ritornare alla funzione primaria dell’opera d’arte: l’estetica.
L’opera d’arte come oggetto facente funzione, che sollecita non la nostra ragione o la nostra logica, ma semplicemente il benessere, il piacere degli occhi.

L’opera di Eric Joyner è il trionfo della cultura pop. In un certo senso, è la sua radicalizzazione. Intesa come riduzione e ritorno al simbolo privo di contenuto.
Cosa che, in verità, è in apparente contraddizione. Giacché le tele di Joyner non sono prive di contenuto, bensì offrono un contenuto immediato che non deve essere decifrato per trarne godimento.
L’immediatezza è una delle qualità dell’arte.

Cultura pop nella cultura pop - metacultura pop

Cultura pop nella cultura pop – metacultura pop

In ogni caso, la curiosità di capire l’artista è un viziaccio brutto che è duro a morire nel sottoscritto, così sono salpato alla volta dell’internet alla ricerca di fonti.
E ho trovato una mini-intervista, nella quale Joyner dichiara:

In terms of content, I have painted many subjects over the years, but since 2003, my main concentration has been vintage tin toy robots, mainly from the 1900s Japan. Growing bored with robots in 2002, I added donuts, making the series much more interesting somehow. Probably because of the absurdity of it.

eric-joyner-paintings-8Altrove, Joyner ammette di non aver mai posseduto robot giocattolo come quelli che dipinge (che provenivano per lo più dal Giappone e vanno dagli anni Quaranta ai Sessanta del Novecento) e che, però, a un certo punto, s’è concentrato su quel tipo particolare di soggetto: i robot giocattolo.
E, siccome dopo un po’ s’è annoiato di dipingere solo robot, ci ha aggiunto le ciambelle, rendendo così la serie “più interessante”. Forse “proprio a causa della sua assurdità”.

eric-joyner-paintings-5Ecco fatto.
L’intuizione primaria era sensata: trattasi di puro fatto estetico, per quanto ci piaccia vedere, in queste coloratissime composizioni, analogie con la condizione umana, dato che trattano di robot antropomorfi che compiono azioni umane.
Le ciambelle, se possibile, sono vera e propria forza motrice, contraltare e scopo e nemesi dei robot, di volta in volta: oggetto del desiderio, nemici, tesori da trasportare in groppa a un elefante, rappresentazioni del divino, come statue gigantesche infisse nel terreno, i sacri Moai, o semplici tracce di civilizzazione, placida, che va avanti serena portandosi dietro il peso della storia.

A quei robot e a quelle ciambelle potremmo, forse, in un’apoteosi di ricerca simbolica, attribuire decine e decine di significati, sostituendo di volta in volta l’oggetto dell’interpretazione.
Ma, credo, sarebbe esercizio di pura (e inutile) vanità intellettuale.
Meglio ammirare e basta, magari con in mano una tazza di caffè e un buon libro.

LINK UTILE:

il sito di Eric Joyner

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