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Stake Land (2010)

by Germano on 12/06/2011
Book and Negative
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C’è un fatto, un criterio che dovrebbe essere preso in considerazione da chi si occupa di cinema: più si va avanti e meno è concesso sbagliare.
Questa è la regola generale.
Perché se si può essere indulgenti con i film di sessant’anni fa perché almeno ci provavano, ma i mezzi erano scarsi, pur sorretti da sceneggiature coi controcoglioni, oggi, nell’Anno del Signore 2011, non si possono più vedere certe stronzate e pretendere di passarla liscia.
È ora di finirla coi cattivoni ridacchianti e inconcludenti, con l’apprendistato dell’adolescente cazzone che diventa un eroe, con l’anti-eroe suo mentore, spietato, ma dal cuore tenero e con le suore che, il mondo andato a puttane, anziché mettersi a lavorare, perdono tempo a predicare valori astrusi che, di certo, non appartengono a nessuna religione, ma a quel misto di buonismo moralista imperante e bacchettone che permea le decadenti società occidentali.
Ecco, da questo punto di vista Stake Land è esemplare. Secondo lungometraggio, su queste pagine, a subire l’applicazione della Legge del Paletto. La suddetta vieta l’utilizzo della locandina originale e impone quello della foto che vedete qui sopra, ché sia di monito, perché ciò che vi apprestate a vedere è un pessimo esempio di cinema vampirico.
No. Non cadete in inganno. Nessun vampiro sbrilluccicoso, anzi, questi sono famelici, sporchi e cattivi.
E ve lo concedo, il film è confezionato bene, se vi piacciono i nastrini dai colori sgargianti; talmente bene che quasi ci cascavo.
Eppure, durante quell’ora e mezza sonnacchiosa e lenta, aleggiava la sgradevole sensazione. Quell’istinto che ti dice di aver a che fare con l’ennesima minestra riscaldata. Se siete i tipi a cui piacciono quel tipo di brodaglie, allora questo film fa per voi.

***

[contiene anticipazioni]

La causa dell’Apocalisse è un’epidemia. Anziché gli zombie, ci sono i vampiri. Il risultato è sempre lo stesso: la società umana crolla sotto i morsi di mostri famelici.
E fin qui, nulla di strano. Lo sapete che adoro questo genere. Sempre la stessa storia, sempre l’umanità annientata da una minaccia soverchiante e, si spera, bellissimi panorami di desolazione.
Eppure qualcosa non va.
A cominciare dalla voce narrante. A parlare è Martin (Connor Paolo). Be’, è meglio che ve la fate piacere la sua voce, perché la sentirete in continuazione, a sottolineare ovvietà, fornire spiegoni non richiesti e, in sostanza, a proferire una banalità dietro l’altra, senza pietà per le vostre povere orecchie: “ero solo un ragazzo”, bla bla bla, “gli affetti familiari perduti”, bla bla bla, “il mondo è crollato”, bla bla bla, “politici corrotti che scappano lasciando la popolazione al suo destino”, bla bla bla, “il mio maestro è forte e cazzuto”, bla bla bla, “è un mondo senza pietà, cattivo cattivo e anche un po’ stronzo” e bla bla bla.
Un bombardamento fatto apposta nel caso in cui qualche spettatore resti sveglio e si accorga di avere a che fare con una sola di film.
Il ragazzo viene salvato da Mister (Nick Damici), il maestro guerriero e futuro mentore, da un vampiro che ha sterminato la famiglia del primo. Mister insegna al ragazzo l’arte e la mette da parte. Insieme scorazzano in quel che resta degli Stati Uniti tirando a campare commerciando le zanne dei succhiasangue che hanno ammazzato.

***

E perché no? Ammetto che la ricostruzione post-apocalittica ha pure il suo perché, ricorda quella di The Road, alla lontana, e, molto più da vicino, quella de L’Uomo del Giorno Dopo.
Ma la storia finisce qui.
Come in ogni società apocalittica cazzona che si rispetti, c’è il gruppo di cattivi agli ordini del contaballe ascetico di turno, gruppo di fanatici che si fa chiamare, udite udite, La Fratellanza. E, dall’altra parte, da più parti a dire il vero, piccole comunità che vanno avanti a furia di stenti, lasciandosi bombardare dalla Fratellanza che ha quest’insana abitudine di sganciare sulle città vampiri ancora vivi, per annientarle.
Siamo alle solite: i cattivi che sono così idioti da distruggere ciò che resta del vivere civile, in modo da diventare padroni del nulla.
Ma non basta. I cattivoni, che non esitano a sterminare interi villaggi, sono afflitti evidentemente da demenza a fasi alterne, quella che impedisce loro di uccidere i nostri amati protagonisti, caduti anzitempo nelle loro grinfie.
Il Capo dei Cattivi, Jebedia (Michael Cerveris), minaccia di farli fuori e di farli soffrire e di fatto si limita ad abbandonare Mister nella terra selvaggia, cibo per i vampiri. Tagliargli la gola subito no, eh? Sennò il film finisce.

***

Mister si lamenta in continuazione della lentezza con la quale si muove il suo gruppo, ma non esita a sobbarcarsi la suora, un marine americano rinvenuto chiuso in una latrina chimica, e una ragazza incinta.
I nostri esplorano qualche casa abbandonata e poi, presasi la loro vendetta su Jebedia, anche lui mica ammazzato subito, ma per la Legge del Taglione dei Personaggi Idioti, lasciato ai vampiri com’era accaduto per Mister, si danno al campeggio. Quand’ecco che spunta Predator.
Credetemi. È Predator. Si fa beffe dei sistemi si sicurezza del campo e fa sparire i campeggiatori uno alla volta.
Facile capire chi sia Predator. Un tipo che, guarda caso, non è stato ammazzato come avrebbe dovuto.
Ma il bello arriva solo adesso. Nel confronto finale, Predator si comporta come l’Imperatore dei Cattivi Idioti. Nell’ordine:

1) è inconcludente
2) ride come un coglione
3) anziché uccidere i suoi antagonisti li stordisce
4) ride
5) temporeggia
6) batte il suo avversario, ma anziché dargli il colpo di grazia proferisce frasi da duro, dando il tempo all’altro, solo stordito, di riprendersi.

***

Bei set? Sì, lo ammetto.
Bel trucco? Sì.
Bella fotografia? Sì.
Trama? E perché, vi sembra una trama?
A meno che non vi attizzi l’idea di un gruppo di desperados che attraversa il paese per raggiungere una città chiamata New Eden. Il Nuovo Eden!
Questa sì che è una prospettiva zuccherosa. Peccato che quei cattivoni incappucciati, come tutte le sette religiose che si rispettino, si mettano di traverso. Sono cose che non si fanno. Roba da maleducati.
Un po’ come questi film.

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