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Il filtro umano

by Germano on 14/02/2016
Book and Negative
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Un po’ di considerazioni sparse.
Prima ascoltavo Black dei Pearl Jam. No, balle, la sto ascoltando anche adesso che scrivo questo post. Questo non è un dettaglio fondamentale, ma forse, alla luce delle ultime teorie, lo è. Vedremo perché.

night cityUna delle regole della scrittura con la quale vi hanno frantumato gli zebedei negli ultimi anni è il Punto di Vista, o Point of View. È il filtro che sottende, o sovrintende, a tutta la narrazione, che è di conseguenza strutturata secondo ciò che colui che detiene il punto di vista, di solito il protagonista, può o non può conoscere, vedere, sentire, intuire, etc…
Tranquillizzatevi, io e il Punto di Vista andiamo molto d’accordo. Nei miei scritti lo rispetto rigorosamente. Perché mi piace.
Se scelgo di narrare una scena dal punto di vista di X, allora di solito mi calo dentro X, mi metto dietro ai suoi occhi, e narro ciò che lui vede, sente, pensa, a seconda se nella suddetta scena possa vedere, sentire, ed essere sufficientemente tranquillo per poter fare congetture. Es: se X si trova a dover affrontare un energumeno armato di machete che vuole girare il remake della scena della doccia in Psycho, ma senza la doccia, è abbastanza naturale che X non si metta a ragionare dei massimi sistemi, giusto?
Questo filtro è, o dovrebbe essere, la cosa più naturale del mondo.
E in teoria, sempre in teoria, la prima persona narrante dovrebbe, per le stesse ragioni, essere la più intuitiva, facile, immediata.
Ma le cose non stanno così.
Alcune scene proprio non funzionano.
Noi umani non facciamo altro che filtrare il mondo attraverso i nostri organi di senso. Le informazioni raccolte sono istantaneamente decifrate dal nostro cervello e assimilate.
Così, se sediamo su un divano molto comodo, le nostre chiappe (tramite il tatto) ne ricaveranno un senso di benessere che subito trasmetteranno al cervello, che deciderà che: sì, questo divano è fottutamente meritevole di poggiarci sopra il culo.
Agiamo con un filtro costante, quindi.
Eppure, sempre ascoltando i Pearl Jam, chiacchieravo con un amico, Giordano, che mi faceva notare come uno dei miei ebook storici, Girlfriend from Hell, fosse quasi giustificato del successo che ha avuto rispetto agli altri, perché più immediato.
Gli ho fatto notare che il protagonista di quell’ebook è Hell, ovvero me stesso trascritto su carta.
Quindi, in quella circostanza, non ho fatto altro che ascoltarmi più del solito, e scrivermi. Facile.
La cosa cambia quando, pur adottando sempre il solito filtro narrativo, io guardo, come accennato prima, attraverso gli occhi del personaggio X.
Non posso dire di conoscere X bene quanto Hell, non accadrà mai.
Eppure, dovrei già conoscerlo, il signor X.
X agisce, per sommi capi, attraverso processi mentali e comportamenti comuni a tutti.
Perché?

vitruvian t-800Perché X è un essere umano.

Mi spiego: la nostra intelligenza è tale non soltanto perché abbiamo una grande massa cerebrale e siamo autocoscienti, ma soprattutto, a causa della forma del nostro organismo, che tale cervello sostiene, contiene e alimenta.
In parole povere, il modo di dire “a misura d’uomo” va preso alla lettera: la nostra intelligenza è tale perché tale è il nostro corpo, è vincolata a essa, filtra il mondo esterno sempre e soltanto attraverso il corpo, e legge e interpreta i dati in quel modo proprio perché li vede sempre e soltanto attraverso i nostri organi di senso.
È una considerazione da capogiro, lo ammetto.
Ma è la verità.
Se noi avessimo una forma diversa, la nostra intelligenza sarebbe diversa, quindi filtrata attraverso un Punto di Vista differente.
Ecco perché è impossibile scindere il Punto di Vista umano cimentandoci, che so, nella narrazione di un mondo dominato dai Rettili.
Una vera intelligenza rettiliana, probabilmente, sarebbe per noi inintelliggibile.
E parlo, ovviamente, dei processi mentali, per noi così familiari.
Quindi, chi tenta di disumanizzarsi e narrare la storia degli scoiattoli dal punto di vista degli scoiattoli otterrà una buona finzione, filtrata dai sensi umani.
Che mi succede, quando narro attraverso personaggi che non siano me stesso?
Probabilmente non riesco a sentirli come sento me stesso; per quanto mi sforzi di immedesimarmici, se scrivo di Barbara Brambilla, non sarò mai Barbara Brambilla.
Ma ci posso arrivare comunque, con l’esercizio, con la pratica, come fossi un attore che deve interpretare una parte, a scrivere di Barbara come fossi davvero Barbara. Un’imitazione di Barbara molto ben costruita.
E per finire, ritorno ai Pearl Jam, che fanno parte del messaggio: li sto ascoltando mentre scrivo quest’articolo.
Ora, se è vero tutto ciò che ho detto riguardo l’intelligenza e i suoi stimoli, è vero che quest’articolo, scritto in circostanze diverse, con musica diversa, o addirittura senza musica, sarebbe stato scritto diversamente.
Stessa cosa vale per la narrativa: se un personaggio, un passo, una scena non funziona, cercate di cambiare stimoli, ispirazione e, soprattutto, Punto di Vista.
Il risultato sarà una scena diversa, inedita. Filtrata da una menzogna, o da un’approssimazione il più possibile vicina alla verità.

Probabilmente, sarà anche migliore.
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