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Costruiamoci un Dio e sottomettiamoci a Esso – ma anche no

by Germano on 12/12/2017

Ok, senza andare a rimestare troppo – e spesso indebitamente – nelle dottrine filosofiche, accontentiamoci di parafrasare Nietzsche: Dio è morto.
Subito dopo la sua morte, si pone un problema filosofico mica da ridere.
A restare è l’uomo. E l’uomo così com’è, imperfetto, pagnucoloso, umano troppo umano, dovrebbe superarsi per diventare degno di tale evento.
È trascorso un secolo e più da quell’affermazione, e l’uomo forse sì, s’è superato, ipotizzando la nascita dell’intelligenza artificiale.
Intendiamoci, esiste già, l’Intelligenza Artificiale, è capace di risolvere problemi di calcolo. Più o meno ognuno di noi ne ha a disposizione diverse, nella propria abitazione, addirittura nella propria mano. Il vostro smartphone non è detto “smart” per niente…

L’Intelligenza Artificiale temuta da scienziati e non è quella che seguirà il manifestarsi della singolarità.
Sarà il momento in cui la macchina supererà l’uomo e prenderà decisioni autonome a prescindere dalla volontà dei propri artefici.
In altre parole, diventerà autocosciente.
Secondo le previsioni, la incontreremo abbastanza presto, entro il 2045.

Si aprirà per allora tutto un ventaglio di ipotesi non soltanto tecniche, bensì filosofiche. Sarà un’intelligenza simile alla nostra? Riusciremo a comunicare con lei, condividerà i nostri valori?
Ci annienterà, come nei film di fantascienza?
Forse sì, forse no.
Con ogni probabilità, l’IA derivante dalla singolarità non condividerà i nostri valori, e non ci capirà. Andrebbe temuta in proporzione a quale potere noi altri, nella nostra miopia, le avremo nel frattempo affidato.
Non ci capirà, a meno che, l’abbiamo detto più e più volte su questo blog, non avrà la nostra stessa – identica – forma.
Per pensarla come noi, probabilmente, l’IA dovrebbe essere persino capace di morire.
Spero di arrivare a vederla. La curiosità è tantissima, l’inquietudine anche.

Proprio in questi giorni, il filo conduttore del blog sembra essere il costante cambiamento dei valori sociali che regolano le nostre esistenze. Il progresso, la comunicazione globale ci costringe nostro malgrado a misurarci costantemente con questi cambiamenti, che ci piacciano o meno.

È recente la notizia della fondazione di una nuova religione.
E dov’è la novità, vi starete domandando.
La novità è nella fusione di antico – quale può essere il concetto stesso di religione – e moderno, ovvero il concetto di Intelligenza Artificiale.
Sono convinto che più di qualcuno, parlando di divinità e religione, della necessità di adattare la religione a una società come la nostra, sempre più tecnologica, abbia avvertito l’intrinseca necessità di aggiornare il concetto di Dio, prima ancora che la sua esistenza, o non-esistenza, venga dimostrata dalla fisica.

Ma qui andiamo oltre, è qualcosa che sfiora il concetto di onnipotenza e Aldilà. Heaven is a place on Earth, cantava Belinda Carlisle, lo faceva anche in una puntata piuttosto contestata di Black Mirror, San Junipero, nella quale, in sostanza, viene illustrata la possibilità che il progresso scientifico ci renda capaci, in futuro, di creare l’Aldilà, un luogo ultraterreno per le nostre “anime”, opportunamente scaricate dopo il trapasso in un supporto di silicio che verrà inserito in un sepolcro-alveare, che altro non è che il nostro paradiso dove i nostri io artificiali, non più corporei, potranno trascorrere l’eternità – perché no – spassandosela.

Siamo nello stesso campo da gioco con Way of the Future (acronimo WOTF), la neonata religione fondata da Anthony Levandowski, ingegnere, che per lavoro si sta occupando della tecnologia alla base delle auto senza pilota, quelle che, durante i test, ogni tanto si schiantano. Ci stanno lavorando, appunto, ma la filosofia alla base non manca, e può essere riassunta nella possibilità che la scienza e la tecnologia ci offrono di creare il nostro Dio.

Non importa, quindi, se il vecchio Dio esista o meno, potremmo crearcene uno.
E, a livello di pura logica, il ragionamento suona persino convincente: se dovessimo creare (o dovesse crearsi da solo, nel caso della “singolarità”) un essere che è milioni di volte più intelligente e capace di ogni singolo essere umano e di tutti noi messi insieme, come altrimenti dovremmo chiamarlo, se non Dio?

It’s not a god in the sense that it makes lightning or causes hurricanes. But if there is something a billion times smarter than the smartest human, what else are you going to call it?

Stabilito che, in un tempo relativamente breve, l’Intellgenza artificiale supererà quella umana, scopo del WOTF è quella di preparare le persone a questa transizione.
Come?
E qui la questione assume sfumature inquietanti. Non è ben chiaro infatti come questo culto neonato si proponga di favorire questo passaggio. Ma si sa che il passaggio è la sottomissione al Dio-Macchina. Una sorta di morale cattolica ultra-radicalizzata che consiste nell’affidarsi completamente alla volontà di Dio.
Quello nuovo, quello milioni di volte più intelligente di noi che, diciamocelo, nel frattempo ci stiamo rendendo ridicoli, in quanto specie.
Tra le altre cose, il WOTF si propone di tenere traccia di chi, nel frattempo, si sarà dimostrato disponibile e desideroso verso tale cambiamento, e chi no. Prendere appunti, insomma, stilare liste di nomi.

Uhm…

Suona come una purga programmata. Nuove divinità per sistemi neppure vecchi, antichi. Roba da Vecchio Testamento.

Levandowski stesso presenta l’arrivo del “Messia” non come una possibilità, ma come una certezza. Non “se” avverrà, ma “quando”.
Ma identica cosa, d’altronde, sostiene la religione cattolica.

Quindi trattasi di religione attualizzata al silicio. Un Messia elettronico che giudicherà solo i vivi, visto che i morti non sono più, o sono in San Junipero.

E ok, possiamo anche ridere all’idea, e magari io stesso, con questo articolo, finirò nella lista dei miscredenti, e la mia esistenza futura in qualche modo annichilita dal Dio macchina che ci governerà tutti, eppure, l’ipotesi della singolarità non è fantascienza. Sarà il momento in cui avremo creato la vita non attraverso la biologia, ma attraverso la scienza, sarà il momento, in quanto specie, non già di sottometterci a questa nuova entità, ma di renderci degni di tale azione, per il bene di tutti.

E, se ciò non dovesse accadere in questo secolo, se non altro ci sarà abbstanza materiale per ottima narrativa.

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Fonte: Mashable
In copertina: Church of the Machine God Altar by Frédéric Bennet

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