Antologia del Cinema

The Village (2004)

[contiene anticipazioni]

M. Night Shyamalan si è rivelato un ottimo argomento di discussione.
Nessuna sorpresa a riguardo. Coi suoi lavori è riuscito a emozionare, spaventare e stupire. E, per alcuni, anche annoiare a morte.
Io, forse l’avrete capito, gli attribuisco una carica innovativa dirompente. La cui efficacia, forse, è diminuita.
Quel che interessa è capire se ha finito con l’assopirsi, per entrare in letargo, oppure se riuscirà a ritrovare le giuste motivazioni.
Intanto, riguardare i suoi film, è sempre una sfida.
È il caso di The Village. Visto più e più volte. Rivisto anche ieri sera perché, in procinto di scrivere una recensione, di solito, riprendo confidenza con il film in oggetto per non cullarmi nei ricordi, spesso indorati.
Ebbene, qualcosa è cambiato.
Non nascondo che, a suo tempo, nel 2004, mi piacque. Già allora ero parte di una minoranza.
Molti, delusi, diedero la colpa al trailer ingannevole che, se non erro, si concentrava sul mistero delle creature innominabili che assediavano un piccolo villaggio e segnavano le porte delle case con della vernice rossa, con ovvio riferimento biblico al massacro dei primogeniti d’Egitto da parte dell’Angelo del Signore.
Insomma, l’attesa e gli spunti facevano presagire un massacro che, alla resa dei conti, non esiste. Se si eccettua la breve visione di qualche lepre spellata.
Altro aspetto ingannevole, la collocazione temporale. Nel trailer è una cosa antica, del passato.
Nel film, mi duole ammetterlo, ma ci si arriva subito, a intuire la verità. Non foss’altro che certe comunità, che rifiutano la tecnologia, sono ben note.

***

Il tipo

Sigourney Weaver e William Hurt erano ottime premesse. Attoroni, affiancati da tipi interessanti, quali Joaquin “Commodo” Phoenix e la figlia di papà, comunque brava, Bryce Dallas Howard.
Vabbé, tralasciando il solito Adrien Brody, che ha ottenuto la parte dello scemo del villaggio di rimbalzo, dopo tre candidature illustri. Cioè, non è la prima scelta manco per questo tipo di ruoli. Ed è tutto dire…
Ora, sembra una leggerezza da parte mia definire la sua figura lo scemo del villaggio, ma esso indica non la sventura di tanti, quanto il ruolo letterario, solo quello, quindi non fraintendete; in verità, poi, è un primo indizio dello strano ritmo e delle strane ispirazioni che pervadono questo film.
Brody è Noah, un ragazzone rimasto bambino. A lui il ruolo di Caino. Invidia, tradimenti, omicidio e rimorso. Sarebbe stato Giuda se avesse rivolto il rimorso verso sé stesso, ma non è così.
Eppure, proprio il suo ruolo è così scontato (e problematico) nella realtà che conosciamo, che nella latteratura esso è divenuto un tipo, o uno stereotipo, per l’appunto: lo scemo del villaggio. Che di solito ha un ruolo chiave, rivelatore.
Ricorrere a un tale stereotipo è indice o di una palese mancanza ispiratrice, oppure di una precisa volontà di non scostarsi dalle attese del pubblico, per confortarlo più che spiazzarlo. In entrambi i casi è una debolezza.

***

La città

La fotografia è affascinante. Chiara, quando deve esserlo. Nebbiosa in altri momenti, quando deve sfiorare la poesia. Ma è solo quella.
Il resto è un villaggio di una ventina di case fabbricate a proposito che sorge nel nulla, circondato da un bosco.
Prima dei famosi (e ammazza-suspense) discorsi sulla città di Sigourney Weaver che ti fanno capire che c’è qualcosa che non va, si ha quasi l’impressione di trovarsi in un limbo metafisico.
Perché, pur sembrando collocato nel XIX secolo, strana appare l’assenza quasi assoluta di riferimenti geografici vicini. Non viene usato alcun toponimo per indicare comunità limitrofe, che pure devono esserci, ma si preferisce il termine generico “città”. Quest’ultimo, non so se per la traduzione italiana, svela l’arcano quando non deve.
Ma, fino a quel punto, pur sussistendo i sospetti kafkiani, l’atmosfera surreale, sebbene rarefatta, è contagiosa.
Un gruppo di persone, un microcosmo, soggiogato a poche, rigide superstizioni, schiavo dei mostri che vivono nel bosco che circonda il villaggio. Ovvero, come sempre, la fiaba.

***

L’orco

Il colore rosso attira i mostri del bosco. L’ocra li respinge. Il rosso, in quanto colore del male, è esaltato dalla fotografia. Le bacche, i segni sulle porte sono suggestivi.
Così come i suoni e i sussurri. È il fascino dell’attesa.
Solo che… l’attesa tende all’infinito, ripiegandosi su sé stessa. Alla fin fine, dopo l’ennesimo tentativo di Lucius (Phoenix) di attraversare il bosco diretto in città in cerca delle medicine, ci si rende conto di aver passato la boa della metà del film e che ancora non è successo nulla, se si eccettua un cuore spezzato di una fanciulla ingenua e l’aver introdotto un’altra fanciulla (Howard) non vedente, ma in grado di distinguere i colori di certi individui, e di innamorarsene.
I mostri sono stati il punto debole del film, fin dalla pre-produzione. Modelli scartati più e più volte, fino al compromesso finale, una creatura dalle fattezze di cinghiale addobbata con un mantello rosso. Una sorta di orco delle fiabe che, però, non mangia i bambini. Quindi è buono.
Pessima idea.

***

Sospensione

Il problema di questo film, oltre che nella mancanza di scopi alla base dell’agire dei protagonisti, a parte gli inciuci pre-matrimoniali tra ragazzi, sta nella sospensione dell’incredulità. Non arriva mai. Ci si continua a domandare su cosa si fondino le assolute certezze di questa comunità. O le paure. O si deve veramente credere che bastino degli adulti mascherati a soggiogare un intero villaggio? O a impedire a chiunque di entrare nella foresta?
Le paure ataviche si basano su eventi ben determinati, di solito fraintesi. Per loro stessa ammissione, i mostri non hanno mai ucciso nessuno. Perché dovrebbero far paura?
Come può esistere una comunità senza passato? Quali sono le menzogne che gli Anziani, le guide del villaggio, hanno raccontato alle nuove generazioni? Su cosa si basa, in definitiva, il loro potere e la loro autorità? Sul mostrarsi mascherati una tantum?
E, in chiusura, il deus ex machina. Infatti, arriva su un fuoristrada, mentre Ivy (Howard) scavalca il muro della riserva.
Ora, il caso ha voluto che una ragazza cieca abbia scavalcato un muro alto tre metri, forse di più, e lungo chilometri proprio nel punto e nel momento in cui la guardia della forestale passava di lì per il solito giro d’ispezione?
Ma non basta, la suddetta guardia, vedendo una ragazza agitata, coi vestiti laceri e sporchi, disorientata, anziché chiamare i soccorsi collabora con lei? A maggior ragione dopo che questa gli ha fatto intuire che c’è una seconda persona, da qualche parte nel bosco, in punto di morte e bisognosa di cure mediche?
Ok, se si può credere a questo, allora il film è un capolavoro. Altrimenti è quello che è.
Ovvero, niente di ché.

Altre recensioni QUI

Autore e editor di giorno, talvolta podcaster. /|\( ;,;)/|\ #followthefennec
    • 13 anni ago

    […] cristallo, a veder scendere fiocchi di neve finta, che non gela. Ecco, questo e i colori rubati al villaggio di Shyamalan, non plus ultra sul finire del film, quando al mantello rosso (il colore del male!) si […]

    • 13 anni ago

    Di solito non vedo mai un film più di una volta ogni 10-15 anni, penso però che farò un eccezione per questo e ne aspetterò almeno 20 per rivederlo…
    Si l’ idea poteva essere sviluppata meglio, ciò non toglie che rimane uno dei pochi film che mi ha quasi fatto addormentare avendo purtroppo superato la fatidica soglia del quarto d’ ora seguito da stop della visione e defenestrazione…

    • 13 anni ago

    Bravo ElGraeco di aver ripreso questa pellicola. Un film ricco di tanti spunti interessanti su come si costruisce, si gestisce e si rende coesa una comunità. Un film che si ricorda volentieri ma che credo sia difficile rivedere (la sorpresa se non è tutto è comunque molto…)

      • 13 anni ago

      Io continuo a trovare superiore Lady in the Water.
      Hai ragione, però. Non regge visioni reiterate. La prima volta che lo vidi, ricordo che mi fece anche impressione…

    • 13 anni ago

    Anch’io non sono mai andato oltre i fatidici 20 minuti citati da Luca 😀

      • 13 anni ago

      Eppure, quei venti minuti sono la parte più figa del film! Com’è che non vi piacciono? 😀

      @ Alex
      C’è posta per te. 😉

    • 13 anni ago

    Scherzi? Shyamalan va benissimo! ahahahahah 😀

    • 13 anni ago

    M. Night Shyamalan va bene? 😛
    (Altrimenti… mmmmm… Daniel Pennac? Boh… Sono un po’ una pippa coi vip. =_=’ O Arnold, perché no?)

    Nel banner metti solo Zeros e via, e don’t worry per la tempistica, mica lo aspettavo per avant’ieri! 😉

    • 13 anni ago

    Credo che sia una delle varie (troppe!) cose su cui MNS sorvola con presunta eleganza appellandosi alla sospensione dell’incredulità… =_=

    Ah, posso candidare la frase iniziale del commento prima per la “Dimensione della paura”? (“Non avrei saputo dirlo meglio”, per intenderci) 🙂

      • 13 anni ago

      Mettici un personaggio fittizio e siamo a posto. Come fosse una citazione, ad esempio:

      “Non avrei saputo dirlo meglio” Arnold Schwarzenegger (o quello che vuoi tu. Deve sembrare il commento di un VIP) ahahahah

      E poi, senti, nel banner ci scrivo solo Zeros o ci aggiungo anche 83? Io direi solo il nome, o no?
      Mi ci vorrà qualche giorno per prepararlo!

      😀

    • 13 anni ago

    Non avrei saputo dirlo meglio (quel che va e non va del film), soprattutto perché l’ho visto solo nel 2004 e i ricordi sono sfocati 😉
    Anche qui MNS ha cercato di fare il gioco degli incastri, però ha fatto un lavoro molto più sciapo e grezzo che con altri film, qui le tessere del puzzle ballano fin troppo e la sospensione dell’incredulità va a spasso… =_=
    Tra l’altro, sul finale: ma sta ragazza, cieca come una talpa, riesce a andare sempre nella stessa direzione come avesse una bussola impiantata nel cervello? O_o Marvelous!

      • 13 anni ago

      Sì, dopo aver corso avanti e dietro per mezz’ora [senza urtare nulla, ndr] perché inseguita dal mostro.
      Che poi, ragionandoci, ho pensato a un altro aspetto poco chiaro:

      come fa Lucius ad essere così sicuro, fin dall’inizio del film, che in città ci siano le medicine? Chi cavolo gliel’ha detto? E che familiarità hanno gli abitanti coi concetti di farmaci e medicinali?

      Uhm…

    • 13 anni ago

    @ KM
    AHAHAHAHAHA Ma ci caschi ancora?! 😆

    @ Luca
    Ma veramente… io non volevo!
    Poi non te la prendere con me.

    😉

    • 13 anni ago

    Vabbé, mi hai convinto.
    Se lo ripasseranno in tv, mi sforzerò di andare oltre i primi venti minuti.

    • 13 anni ago

    Volevo aggiungere chesto pensando di partecipare al concorso “Dimensione della Paura”!! Non puoi chiudere!! Non te lo permetto!!! 😀

    • 13 anni ago

    Io credo che tu stia scherzando. Vero?? O_O

    • 13 anni ago

    Dove è finita la vis polemica di ieri?? Senza non sei tu. 😀
    Questo film io lo trovo noiosissimo. Un specie di favola di cappuccetto rosso.

      • 13 anni ago

      Coi colori ribaltati. Uhm… non male. 😉

      Però, ora basta. Non ne posso più. Questo è il mio ultimo articolo.
      Non saprete mai come finirà la mia storia.

      E no, non voglio essere consolato.