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Qui si va a vapore o si muore

by Germano on 12/12/2011
Book and Negative
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E così ho comprato il primo eBook. E, avete ragione, non è/sarà un mercato che si reggerà sulla mia carta di credito, visti quanti libri compro online, ma chi può dirlo? Magari ci prendo gusto.
Ho avuto la fortuna, perché di fortuna si tratta, di conoscere Alessandro Forlani in rete, quando ero giudice di un concorso letterario organizzato da indipendenti, ovvero Alex McNab. Non lo conoscevo, credevo fosse un ragazzino (non so perché), e rimasi colpito dal suo racconto, Tlaloc verrà, da questa prosa barocca e ritmica, dipinta e precisa, che fa musica anziché scrittura. Affermazione contestabile finché si vuole, ma per me è così.
Be’, l’ho detto e lo ridico, avrei voluto vincesse quel concorso. Nel frattempo, chissà come, l’ho incrociato ancora, su fb, sul suo blog (miniera di racconti, quindi vi consiglio di visitarlo subito) e poi, stamattina mi son deciso per l’acquisto di Qui si va a vapore o si muore, trittico di racconti ambientati in un’Italia risorgimentale a vapore, che mescolano personaggi storici a invenzioni, meglio guizzi narrativi, conditi sovente di humour.
Autore italiano, casa editrice neonata, la Pyra Edizioni di Giuseppe Tararà. Vi risparmio la fatica di verificare, entrambi sono miei amici su faccialibro.
Iniziato poco prima di pranzo e finito poche ore dopo, con l’aria (la mia) di uno piacevolmente soddisfatto. Eh sì, che di fattori che potrebbero portare questa raccolta a starmi antipatica ce ne sono molti, a cominciare dallo steampunk, che non gradisco, proseguendo per la suddetta prosa barocca, che spesso trovo gravosa.

***

Ma non accade e, non solo comincio a divertirmi, con quelli che danno la caccia alla salma trafugata dell’Imperatore Bonaparte, ma mi scompiscio, quando Giacomo Leopardi strilla villani! agli aggressori suoi e di una stirpe aliena, maltrattati tutti da paesani inferociti che li apostrofano negri, non distinguendo uno straniero di là del mare, da uno di là del cosmo, fino a morire a queste battute, tra Reali, che mi hanno ricordato un certo cinema alla Wertmuller:

“Bombi, quel ponte: lo vuoi fare davvero?”
“Non chiamarmi Bombi: sono il re e tuo marito”
“Il tuo popolo ti chiama “Bombi”.”
“Mi chiama “Bomba”; sei il popolo, tu?”
“Lo vuoi fare sì o no?”
“Certo che no.”
“L’hai detto in pubblico.”
“Chi se ne frega? Per far chiasso. Che stupida idea!”
“Insomma non si fa.”
Mari’, vien’acca,” la invitò libidinoso.
“Spegni il sigaro, Bombi.”

Che è mirabile, spassoso, e tutta una serie di aggettivi superflui perché della stessa risma, di complimenti, e in più, nel medesimo racconto, ci sono pure pupazzi animati e morti viventi, nei quali, occhi più avidi dei miei, e ossessionati, potrebbero vederci metafore di certi operai. Dopotutto, il ponte sullo stretto è ancora un’utopia, come in questa realtà parallela, dove vizi e malcostumi e camere da letto con finestre che danno su una Milano d’autunno, sotto un cielo arancione, dove scorrono placide (elio)navi volanti, be’ fanno musica e poesia.
E parliamo di un libro che è solo intrattenimento, un piccolo libro elettronico, che svolge la sua funzione, mostra immagini di realtà fantastica, che esplode in sbuffi di vapore e inseguimenti, di umanità avida e stolida, di facce conosciute, perché le abbiamo studiate, di rivincite meschine e inconsapevoli su civiltà più progredite.

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Solo tre racconti, ma ne avrei voluti almeno dieci, Anu B, Venite Invademus e Il Ponte dei Morti Viventi, che io qui sopra mi son divertito a mescolare, immaginandoli in un unico universo narrativo. Perché non dimentichiamo, di narrazione si tratta, di narrazione come dovrebbe essere, neppure coraggiosa, ma sperimentale, ritmica, nuova, anche se viene dal passato. E io, abituato a parlare e scrivere per immagini, che sono arrivato al punto di detestare le subordinate, indulgendo in una paratassi ossessiva, come se il testo fosse sequenza di fotogrammi, be’, riscopro con Forlani il piacere della prosa, in lettura e soprattutto nello scrivere. Ma non foss’altro che il semplice divertimento, la lettura per chi non ha sogni scribacchini nel cassetto, be’, è un libro che costa 3 euro e non v’inganna.

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Qualche appunto sul mezzo, l’eBook, in formato ePub. Premetto che ho avuto modo di usufruirne solo attraverso ADE (Adobe Digital Editions) e non so se questo alla fin fine ne comprometta la resa, ma il font utilizzato (credo Courier) non mi ha colpito favorevolmente, così come la mancanza di un indice, che, per quanto la raccolta consti di soli tre racconti, aiuterebbe a orientarsi. E ho contato due refusi.
Peccati veniali e largo margine di miglioramento. Forlani, be’, lui spero di leggerlo ancora. E ancora.

Link alla pagina di Qui si va a vapore o si muore, di Pyra Edizioni

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