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Whiteout (2009)

by Germano on 22/04/2010
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Dopo aver visto questo film, sono andato a cercare materiale in giro per la rete. Le “recensioni”, sapete, quelle che sbattendovi in faccia locandina e un riassunto striminzito di due righe, ad essere ottimisti, concludono aggettivando abbondantemente: agghiacciante! coinvolgente! soffocante! terrorizzante!
Per farla breve, la solita fiumana di stronzate facili facili e false, per lo più. Se ci si accontenta di questo, allora è più che giusto che ci vengano dati in pasto film fatti con la stessa superficialità. Lo trovo equo.
Whiteout (2009) l’ho visto in tre soluzioni. Non tre volte, ma in tre soluzioni, perché le prime due volte, dopo una ventina di minuti, mi sono addormentato come non mi capitava da lungo tempo.
Più che il sonno dei giusti, quello dell’annoiato a morte di primavera. Il bello è che Morfeo è sopraggiunto quando Carrie Stetko, la protagonista, era alle prese con una botola nella quale è custodito il punto di svolta del film. Sale la tensione, o dovrebbe salire, e invece calano le palpebre, tipo la siesta dei messicani col sombrero di quella pubblicità, avete presente?

***

L’intreccio. Una specie, diciamo

Antartide. Il “continente più freddo e desolato della terra”, come qualche intelligentone ha tenuto a precisare con scritte in sovrimpressione. Per la serie: Antartide, questo sconosciuto… Carrie Stetko (Kate Beckinsale) è un agente federale [oooh!] dal passato problematico che ha chiesto e ottenuto di essere trasferita in culo al mondo per dimenticare… Da quelle parti, com’è ovvio, non succede mai nulla, a parte trivellare il ghiaccio per studiare il passato e ipotizzare il futuro del pianeta Terra ed evitare il “whiteout”, ovvero quella particolare condizione meteorologica in cui, a causa dell’assenza di contrasti cromatici, vuoi per la nebbia o per la fitta neve, è impossibile orientarsi e ci si ritrova “immersi nel bianco”. L’inverno antartico sta per arrivare e così la base sta svuotandosi del personale. A due giorni dalla partenza un aereo in ricognizione individua un corpo umano in una zona sperduta del continente, tra il campo base americano e l’ormai quasi vuoto, per le medesime ragioni, campo base russo. Un rapido esame del corpo rivela che si è trattato di omicidio. Il primo omicidio commesso in Antartide.
Carrie deve investigare e non può più partire per tornarsene al caldo umido della Florida.

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[OK, ci sono spoilers. Contenti?]

Il Ghiaccio computerizzato e tante altre belle cose

Questo film è come il ghiaccio degli effetti speciali. Si vede, sai che dovrebbe essere freddo, eppure, allo stesso tempo, senti che non lo è, perché è finto.
Dominic Sena, il regista, ci piazza pure un bell’antefatto, ambientato su un aereo russo che sorvola l’Antartide cinquant’anni prima, che mortifica tutta la trama, dal momento che, sai benissimo che tutto ciò che di sbagliato sta avvenendo nel presente, e con cui Stetko deve fare i conti, è legato, guarda un po’, alla storia dell’aereo; che, quando qualcuno esclamerà “Devono aver trovato qualcosa sotto i ghiacci!”, e lo dirà con un tono carico di tensione, voi vi troverete a ribattere “E grazie al c…” perché sapete benissimo che è un aereo russo caduto cinquant’anni prima. L’unica cosa che non sapete, ma ci si può arrivare, è cosa trasportasse l’aereo. E allora potreste cominciare a domandarvi “Cavolo, erano gli anni cinquanta, in piena Guerra Fredda! Chissà che diavoleria ci sarà lì dentro!?”. Il mio consiglio è: non fatelo. Non chiedetevelo. È meglio così, fidatevi.
Dopo il prologo, la scena della doccia. Kate si spoglia, resta in intimo e si fa la doccia.
Chiariamo, vedere Kate Beckinsale che si fa la doccia è sempre invitante, ma, siamo seri, una scena nella doccia? Di nuovo? Il trionfo dell’inutilità, a livello di intreccio. Sotto la doccia o si fa sesso o si viene ammazzati. Esiste anche un terzo caso, ovvero scivolare e morire battendo la testa, ma così finisce il film, ragion per cui… Se uno ci si deve solo lavare, sotto la doccia, be’, che senso ha?
Poi arriva il morto. E va bene, deve iniziare l’indagine… Poi arriva l’assassino, imbacuccato come si conviene per a) non morire di freddo e b) non farsi riconoscere. Poi Stetko perde un paio di dita, così, per il freddo, perché una esperta come lei, in un incontro ravvicinato col killer, se ne va a spasso all’aperto senza guanti, non tralasciando, però, di assicurasi con tanto di cerniera metallica alle guide di corda sistemate tra una baracca e l’altra del campo base per non perdersi nel “whiteout”. L’inseguimento più idiota che  abbia mai visto.
Per finire con la scena del ritrovamento dell’aereo sepolto tra i ghiacci. Sapete come lo trova, quella furbona di Carrie? Cadendoci dentro. Giuro! Cioè, ci si trova al polo sud, in una distesa di ghiaccio che sembra infinita e lei, dopo una decina di passi, ci cade dentro!
Siamo al di là del bene e del male.

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Antartide

L’ambientazione antartica mi intrigava molto, sono sincero. Perché mi rammentava de “La Cosa” e anche “Le Montagne della Follia”, ovvero un film e un libro che adoro. Il continente ghiacciato è mistero, è ultima frontiera. È il passato della Terra. È presente su antiche cartografie quando ufficialmente ancora non era stato scoperto. È la nostra memoria perduta. A patto di rispettarlo, come si conviene.
E se l’idea di trascorrere un inverno gelido da quelle parti con Kate Beckinsale può solleticarvi, esattamente come solletica me… sappiate che verrebbe fuori tutt’altro tipo di film.
Non c’è storia.

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