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Priest (2011)

by Germano on 05/11/2011
Book and Negative
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Piccolo preambolo, in modo da chiarire due o tre obiezioni che spesso mi vengono mosse, in modo amichevole e anche non, specie in questi giorni. L’aspettarsi un certo risultato e il pregiudizio sono due cose diverse. Ho guardato Priest aspettandomi il prodotto che poi si è rivelato. Ho trovato conferme e anche qualche sorpresa. Il pregiudizio è, al contrario, non guardare Priest, sulla base delle medesime aspettative. È lo gne gne gne.
E poi, trattasi di un regalo, pacchetto comprensivo dei dvd di Thor, Cappuccetto Rosso Sangue, Red e Source Code. Ai doni, anche se non vanno proprio incontro ai miei gusti, non si dice mai di no.
E, per concludere, se un film o un libro esiste, non è giusto o sacrosanto vederlo, ma si può fare tranquillamente. Senza se e senza ma. Anche se sappiamo già che non ci piace.
Ecco, Priest di Scott Stewart, tratto da un fumetto coreano, nei primi istanti riassuntivo-introduttivi, tramite animazioni stilizzate, sorprende. Disegni ben fatti e ben animati, un sorvolo sull’ambientazione generale, mai pesante, e le  scene di lotta tra uomini e mostri con tanto di smembramenti e sangue a pioggia. Che uno sta lì a guardarseli e, se non è scafato, ci abbocca pure.
La realtà parallela messa in scena vuole uomini e vampiri (questi ultimi allo stadio bestiale) non solo conoscersi, ma combattersi da secoli, fino a quando gli umani, dopo essersi rifugiati in gigantesche città-stato, non hanno prodotto l’arma definitiva, i Sacerdoti, monaci guerrieri istruiti dalla Chiesa, non si sa come in possesso di virtù belliche in grado di contrastare i succhiasangue e di distruggerli.
La guerra ha portato conseguenze apocalittiche, e alle megalopoli fortezze si alternano tratti infiniti di deserto pianeggiante, colossali statue e conformazioni rocciose suggestive: le terre perdute.

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Amo le Terre Perdute. Hanno sempre lo stesso nome, in ogni ambientazione del genere. Gli umani vedono una distesa desertica è la chiamano terra perduta. È una sicurezza.
In queste terre ci sono i disadattati, ovvero quelli che non vogliono vivere sotto i dettami della prepotente Chiesa e preferiscono starsene lì, a subire occasionali attacchi di briganti e, ora, anche di vampiri, ritornati nonostante i cardinali (cattivi & corrotti e anche fessi) sostengano che No! Non è possibile! I vampiri li teniamo tutti sotto chiave!
Ecco. Senza girarci troppo intorno: la cornice di Priest è fighissima. I set in CGI pure. La megalopoli subisce l’influsso pesantissimo di Blade Runner e Essi vivono, cultura orientale negli ombrellini di carta con cui ci si ripara dalla pioggia; maxischermi in bianco e nero affissi sui grattacieli, invece, trasmettono norme di comportamento, obey, pray e via dicendo. Tutto già visto, ma fatto con gusto.
Sta per venir fuori un fottuto capolavoro… e invece no. Perché Priest è il fulgido esempio di film instupidito per un pubblico di spettatori all’altezza, ovvero imbecilli. Pur potendo contare su una serie di fattori accattivanti e di qualità, s’è optato, come sempre, per attenuare gli elementi di (possibile) contrasto, che so, scene di cattiveria crude, ambiguità dei personaggi, tradimenti e tutte quelle cose che rendono non la vita, ma una trama intrigante, in luogo di una messinscena tanto ovvia quanto (per questi signori) rassicurante. In modo che, chiunque entri in sala e guardi il film, non possa sorprendersi in alcun modo, né in positivo, né in negativo: il cinema all’acqua di rose.

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Che il pubblico sia trattato come una massa di imbecilli è chiaro nel primo quarto d’ora, quando il comandamento principale della Chiesa (Brutta & Cattiva), Se vai contro la Chiesa, vai contro Dio, viene ripetuto cinque volte, da cinque personaggi diversi, e quattro di queste occasioni si rivelano essere puro infodump. Ovvero, la frase è stata ripetuta così tanto (anche tra personaggi, per dire, che non necessitano di ribadire il concetto, perché su quello stesso sono stati educati e cresciuti) per paura che gli idioti (presunti) in sala non capissero il fatto che qui, in questo mondo alternativo, la Chiesa è composta da persone avide & prepotenti. E sì, anche corrotte.
Priest (Paul Bettany), invece, contro la Chiesa ci va subito (ma va?) dato che la sua famiglia è stata massacrata dai vampiri, sua nipote rapita e i Gran Sacerdoti gli vietano di andare. Però… perché c’è un però, lui va sì contro la Chiesa, ma NON contro Dio. Perché Dio è una cosa diversa. Ok… vi sentite tornati alla scuola elementare, vero? Non so, Biancaneve e i Sette Nani o Cenerentola si muovevano su basi più morbose di queste. Ah, tempi d’oro!
Ma non è finita! Perché tocca al cattivo, ruolo affidato a Karl Urban. E, credetemi, questo film va visto solo per lui: per morire dalle risate ogni volta che comparirà e pronuncerà le sue stolide frasi da Cattivo. Il resto lo conoscete già: è logorroico, temporeggia quando può uccidere l’eroe, ha un debole per la nipote di cui sopra. Facile, trattasi di Lily Collins. Un debole per lei comincio ad avercelo anche io (ah, ha 22 anni, perciò neppure Lily può essere mia figlia). Inoltre, tocco di classe, Urban se ne va in giro con denti aguzzi e un ridicolo cappello, stile pistolero nel deserto. Insomma, un must.

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Deliri moralistici di Bettany a parte, vi potrete godere delle corse su moto nel deserto, e un’affascinante commistione stilistica tra il Selvaggio West e il Cyberpunk. Questo per ritornare al discorso delle potenzialità.
I vampiri sono in CGI, un miscuglio tra i crawler di The Descent (ciechi pure questi) e i mostri a rotelle di Doom 3. Niente di nuovo sotto il sole, quindi. In più con l’astio che ti viene quando è palese che questo film è stato rovinato apposta. L’incapacità è ben diversa. Questo sfacelo inodore e incolore è intenzionale. E imperdonabile.
Comunque, nel caso non vi basti Lily Collins, sappiate che c’è anche Maggie Q (Priestess), in tonaca nera, figa, con voglie birichine sedate a stento, delle quali discerne ampiamente nel bel mezzo della grotta/tana dei vampiri. Questo look da Monaca di Monza cibernetica la invecchia, ma il suo è il personaggio migliore: terreno, pratico, mena mazzate, fa acrobazie (d’accordo, queste ultime sono pagliacciate) e ci regala uno di quegli squartamenti, a base di fili metallici e pezzi di carne svolazzanti (senza uno schizzo di sangue!) da antologia.
Maggie… che poi manco lo sapevo che c’era lei, nel cast.

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