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Il Regno del Fuoco (2002)

by Germano on 13/01/2012
Book and Negative
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A volte ho la netta sensazione che ciò che scrivo non venga capito, o venga volutamente ignorato. È successo con l’articolo di ieri. Succederà ancora. Oggi tocca a Il Regno del Fuoco, e visto che stiamo attraversando la fase del ti leggo, ma non ti capisco, lo scrivo a chiare lettere: questo film lo considero mediocre, ma allo stesso tempo contenente spunti pregevoli. Sì, pregevoli.
Come sia possibile ciò è da imputare unicamente alla mia forma mentis. Complicata, forse. Io sono solito dire non lineare. Tale da far coesistere, nello stesso oggetto d’esame, aspetti all’apparenza contraddittori. Un po’ come Cage e Drive Angry. Ma qui Cage non c’entra nulla. Il Regno del Fuoco è uno strano ibrido, che vanta un cast interessante e variegato, che oggi costerebbe milioni di dollari. Nel 2002, però, Christian Bale, Matthew McConaughey, Izabella Scorupco e Gerald Butler erano ancora, con rispetto parlando, delle mezze cartucce, attori di livello medio, buoni per produzioni medie, potenzialmente di successo, ma senza la certezza di sfondare. Tanti piccoli trampolini, per tanti piccoli Fonzie, zitti e quieti (cit.). La Scorupco, ad esempio, è ancora lì, sul trampolino, anzi mi sa che è persino scesa. Gli altri sono diventati Batman, Leonida e un sacco di altri personaggi scrausi (McConaughey). Un film apocalittico, con i draghi. E questo porta i geniacci di IMDb a taggarlo come Fantasy. Ecco a voi, in tutto il suo splendore, la pochezza della definizione di genere. Nonché la sua inutilità.

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Draghi uguale Fantasy? Sì, solo per i bambini dell’asilo. Grazie, IMDb.
E invece, trattasi di film post-apocalittico. Causa dell’apocalisse, stavolta, i draghi, quelli veri, che sputano fuoco e dotati di poderose ali.
L’ambientazione, uno degli aspetti pregevoli, si basa proprio sull’assunto che i draghi siano realmente esistiti e siano stati la causa delle cicliche estinzioni della vita sul nostro pianeta, a cominciare da quella dei dinosauri. Certo, quest’idea si scontra con la paleontologia, in quanto a verosimiglianza, ma che mi frega, io la trovo geniale.
I draghi sono i predatori assoluti, bruciano tutto ciò che incontrano onde nutrirsi delle ceneri prodotte dagli incendi. Facile intuire, dato il tasso di riproduzione elevatissimo di queste creature, che in pochi anni siano in grado di ridurre l’intero pianeta un ammasso di detriti. Cosa che, di era in era, è accaduta, costringendo i draghi a entrare in letargo, onde aspettare che la Terra si ripopolasse.
Questa volta, si sono risvegliati con gli umani tra i piedi.
Il giovane Quinn, infatti, in visita alla madre, minatore, assiste al risveglio di una di queste creature. Da bambino strafottente, lo ritroviamo adulto, nel 2020, con le fattezze di Christian Bale, a capo di una comunità di superstiti. I draghi, nel frattempo, hanno distrutto quasi tutto il mondo e portato la razza umana sull’orlo dell’estinzione.
Sono affamati, feroci e molto ben realizzati, con una CGI, che ormai quasi dieci anni fa, regala una visione di queste creature mitiche che finora, a mio avviso, resta insuperata.

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La trama di dipana velocemente e con brusche accelerazioni per cento minuti, trama ambiziosa che però si riduce a poche scene realmente azzeccate, e molte approssimate, in nome della fretta di concludere e, credo, dei soldi che stavano finendo. Per riassumere, la comunità gestita da Quinn viene raggiunta da un manipolo di soldati americani, dotati di carri armati e elicotteri (l’ultimo forse ancora funzionante, dato che i draghi dominano i cieli), truppa guidata dal cazzuto Van Zan (un irriconoscibile McConaughey, con un look fighissimo e lo sguardo da pazzo), che non si sa come ha attraversato l’atlantico su aerei da trasporto per raggiungere l’Inghilterra onde distruggere l’unico drago maschio esistente, l’unico in grado di fecondare le uova e assicurare alla specie un futuro. Qualche piccola schermaglia coi locali, una scena di caccia aerea a un drago femmina molto ben fatta e si parte per Londra, dove si assisterà al confronto tra il manipolo di desperados, Bale, McConaughey e Scorupco, armati di frecce esplosive e il Grande Drago. I dolori di una sceneggiatura raffazzonata sono qui più che evidenti. Ma come? I draghi sono talmente potenti da aver messo in ginocchio la razza umana, da essere sopravvissuti persino alle atomiche (non in quanto draghi, ma in quanto specie) e basta una freccia e ammazzarne uno solo per condannare tutti gli altri all’estinzione? E mentre meditiamo su questa follia, possiamo, al contrario, soffermarci su due aspetti che ritengo particolarmente riusciti.

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Il primo, che è anche una citazione a L’Impero colpisce ancora, mostra Bale e Butler impegnati a intrattenere i bambini della comunità inscenando la sequenza principe del secondo capitolo di Lucas, ovvero il confronto tra Luke e Darth Vader e la conseguente agnizione: io sono tuo padre.
Ora, non tanto per la simpatia che tale scena ispira, non potrebbe essere altrimenti, trovo questa invenzione importante, perché ritengo molto probabile che, in caso di apocalisse, sopravviva la cultura cinematografica, attraverso favole dal contenuto netto, manicheo, immediato e dalla diffusione imbattibile, quindi assimilabile alle favole antiche, piuttosto che tutta la letteratura scritta. E ricordiamo che la cultura occidentale è giunta fino a noi in larga parte grazie all’indefesso lavoro di copiatura dei testi portato avanti dai monaci. Non essendoci questa possibilità, in un futuro apocalittico, com’è già stato mostrato in Mad Max 3, saranno proprio i frammenti della cultura multimediatica a fornire le basi del futuro dell’umanità. Una prospettiva non so se incoraggiante o meno, ma estremamente intrigante, su basi narrative.
Secondo aspetto: i draghi. Ottimi esteticamente. Con ali sforacchiate da decine di combattimenti, ferite, bitorzoli e corazzati come non se ne sono mai visti. Lo stato dell’arte in fatto di draghi. Essi sputano fuoco grazie alle secrezioni di due ghiandole distinte situate nella bocca che secernono due liquidi che, una volta composti, s’infiammano. Stesso principio del napalm. E poi, movimenti fluidi, naturali, per quanto sia possibile attribuire a una creatura inventata e che comunicano l’idea di potenza.
Idea intrigante, questa de Il Regno del Fuoco, magari più adatta allo sviluppo in una serie tv. Il problema è che mettere su schermo draghi siffatti, è uno sforzo economico che nessuno prenderebbe in considerazione, dato l’argomento di nicchia e la crisi globale. Peccato.

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