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Due parole su Gravity

by Germano on 09/10/2013
Book and Negative
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astronauta_terra

Quest’articolo è destinato a coloro che hanno già visto Gravity. Gli altri si astengano dal leggere, a meno che gli spoiler non li disturbino.

In questi giorni ho parlato molto del film, in luoghi che non esistono, in conversazioni interessanti.
Ho anche più tempo per stare dietro al blog, e per leggere quelli altrui. Per cui mi vedrete in giro più spesso. Non so quanto durerà, ma finché dura ci sono. Per cui abbiate paura.

Ho letto stamattina la recensione di Simone Corà, che è un’interessante stroncatura.
Interessante perché, diversamente dalle altre, non si limita a fissarsi sulle cosce di Sandra Bullock (che trovate nella foto qui sotto), ma esprime disappunto circa la caratterizzazione dei personaggi.

Comunque leggetela.
Letta?
Ok.

Questa tesi, che è contrapposta alla mia, mi interessa parecchio. Ma non come recensore/barra critico cinematografico. Cosa che non sono e che non voglio essere, ma come autore.

Perché sì, sono un autore (Gne gne gne, autoprodotto, tutty amyketty, bla bla bla, casa editrice, roghi nelle piazze. Sì, ok, le solite storie, le conosciamo tutti. Ma sempre autore resto).

Venendo al sodo: a me la caratterizzazione dei protagonisti di Gravity piace. A Corà no.
Benissimo, sono felice perché ne è nata un’altra discussione interessante.

***

Questo è il tizio che forse è sulla luna, ma potrebbe anche essere in uno studio televisivo (vero che adorate le mie didascalie? ^^)

Questo è il tizio che forse è sulla luna, ma potrebbe anche essere in uno studio televisivo (vero che adorate le mie didascalie? ^^)

Per un attimo mettiamo da parte l’infelice (non per me) scelta del cast. Fingiamo che a interpretare Gravity non ci sia Clooney e Bullock, ma Giorgio e Sandra. Due astronauti qualunque.

E a me/voi autore/i spetta caratterizzarli.
Come lo facciamo?

Dettaglio iniziale, dopo aver stabilito il sesso, pensiamo alla nazionalità.

S’è detto che in Gravity i due sono troppo americani. Allora facciamoli italiani. E che siano italiani, eh, non italiani americani. Nel senso, io toglierei, prima di tutto, qualunque riferimento alla cultura nerd. Per cui niente italiani che vanno nello spazio e vagheggiano di Cthulhu o di Guerre Stellari o Star Trek.

Un italiano che sta lassù a fare l’astronauta in Gravity a cosa pensa?

Vediamo un po’…

Al processo Berlusconi?
Alla crisi economica italiana?
A evadere le tasse?
Alla pentola col sugo che ribolle a Casa Italia? A cosa?
Al cinese che gli ha venduto una sola, gettandogli maledizioni spaziali quando passa sopra la Cina?
Alla partita della Juve o dell’Inter?
A quanto sono stronze le banche americane ad aver causato la crisi economica?
Alle teorie del complotto di Adam Kadmon a Mistero (con l’immagine di Raz Degan sullo sfondo che sussura “sono fatti miei” e tracanna Jegermeister?)

***

È un astronauta, il nostro italiano, ma è soprattutto un italiano che, per quanto preparato e iper-addestrato, vive una propria quotidianità, per non impazzire. Altrimenti avremmo a che fare con un robot (che pure nello spazio esistono, ne ho parlato QUI).

Perché la scelta, da autori, è nostra: se vogliamo dare ai nostri Giorgio e Sandra una caratterizzazione realistica, allora devono pensare necessariamente, oltre a sostituire i pezzi del satellite guasto, anche al quotidiano.

E dunque, quali sono i pensieri di Giorgio e Sandra in orbita attorno alla Terra?
Io, perché l’ho sperimentato e ci rifletto spesso, da autore: credo che i pensieri sciocchi non ci abbandonino mai, neppure quando siamo alle prese con eventi sconvolgenti. Basta riflettere sul fatto che pensiamo alla materia fecale almeno una volta al giorno, quando andiamo in bagno. E magari dieci secondi prima stavamo leggendo un articolo sul bosone di Higgs.
Esempio radicale? Sì, ma serve a inquadrare immediatamente la situazione.
Quindi che la Bullock pensi alla scarpetta rossa nel modulo m’è parso normalissimo. Forse un po’ banalotto come ricordo (chi cazzo indossa scarpette rosse nel 2013?), ma banale quanto basta, a livello teorico.

Oppure, c’è la seconda opzione. Giorgio e Sandra sono sì personaggi reali, ma inseriti in contesto di narrazione, quindi devono essere strumenti, per quanto verosimili, necessari all’efficacia del tutto. Come credo siano i personaggi di Cuaron.
Ragion per cui, le loro reazioni appaiono (non a me) poco verosimili. Perché non sono personaggi reali, ma di carta (scritti sulla sceneggiatura).

I Rammstein sulla Luna

I Rammstein sulla Luna

***

Infine, perché il film non spazia pur essendo nel cosmo, da autori ci occupiamo del contesto.
Il contesto è una serie di incidenti orbitali, collisioni, emergenza, e i nostri Giorgio e Sandra che, più di una volta, rischiano la pellaccia.

A questo contesto si applica il ragionamento di poco fa. Ovvero, quanto devono essere realistici, i personaggi?
Devono apparire superuomini, e quindi lottare e basta contro le avversità, in una sorta di sfida contro l’ignoto, sfida soprattutto narrativa?
Oppure apparire fragili, e pensare al cane che abbaia e alla scarpetta rossa, nel momento in cui, dopo averle tentate tutte, la morte sembra ormai inevitabile?

Da qui, la domanda nata da un’osservazione di Matteo: come parla un personaggio in punto di morte?

Eh, se lo sapessi con assoluta certezza sarei il più grande autore vivente, solo che il mondo non se ne accorgerebbe (cit.).
Per parte mia, propendo perché i personaggi, anche in punto di morte, abbiano un rapporto ineluttabile con le piccole cose, coi ricordi sciocchi, futili, passeggeri. Ricordarsi, che so, dove s’è riposto l’orologio creduto perduto per anni. Dubito, in effetti, che di fronte alla morte, l’uomo salga in cattedra, parlando dei massimi sistemi.
Quindi mi trovo d’accordo e col simbolismo materno di Cuaron, che è scelta comunque dell’autore, e con l’interrompere l’angoscia con ricordi sciocchi.

Sandra Bullock in Gravity (clicca per ingrandire).

Sandra Bullock e le sue cosce in Gravity (clicca per ingrandire).

***

Giorgio e Sandra ricorderebbero un servizio di Lucignolo, prima di avviare i retrorazzi e tentare una salvezza disperata? O penserebbero a Briatore e alla Gregoraci? Alle veline o ai velini?

Diciamo che no, non farei loro un torto del genere. Se pensieri “sciocchi” devono essere, tenterei di non renderli anche ridicoli. E gli italiani, in ogni caso, partono svantaggiati, perché o i giornali scandalistici, o i film sulla disoccupazione e la droga, o le preghiere di Don Matteo. Andremmo nello spazio con una sindrome depressiva che levati…

Quindi voi, da autori, come li caratterizzereste, Giorgio e Sandra?

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