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DOOM (2005)

by Germano on 07/03/2011
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Se non ho capito male va in onda stanotte verso l’una. Una “prima serata” radicalizzata e metal. Degna della migliore tradizione degli sparatutto.
Non so come la pensiate voi riguardo questo film. Io lo trovo insopportabile.
Ok, hanno usato tutto quello che si poteva usare e sparato tutte le cartucce, neanche tante, a disposizione. Il cast, per un film d’azione, potrei persino considerarlo di prim’ordine, se non fosse che Dwayne “The Rock” Johnson ha già mostrato il suo meglio nella commedia d’azione, non in quella sangue & mmerda (con due emme), come direbbe una mia amica blogger. Per lui si era pensato, almeno all’inizio, al ruolo del buono.
Per intenderci, e per tutti i nostalgici, la faccina del vostro personaggio, quella che ghignava sadica allorché raccoglievate un’arma dalla potenza di fuoco superiore, doveva essere The Rock a interpretarla. Mentre lui ha preteso di essere Sarge, il leader psicotico, tutto muscoli e obbedisco, fino alle estreme conseguenze.
Ma stiamo a discutere dei massimi sistemi, quando si sa che il protagonista avrebbe dovuto essere Vin Diesel.
Doom, regia di Andrzej Bartkowiak, è costato ben sessanta milioni di dollari.
Ho visto film costati dieci volte di meno e fatti con più gusto.
L’impresa poteva sembrare titanica, ma non lo è, in effetti.
Marte è uno scenario ipersfruttato. Basta un deserto e i filtri rossi. Dopo di ché ci si chiude nei capannoni per i set della base spaziale. Solo interni.
Non dico sia semplice creare il tutto, mi riferisco al fatto che questo tipo di messinscena, laggiù a Hollywood, la possiedono da un pezzo.
Creato lo scenario, e potendo contare su un videogioco che ha fatto dell’atmosfera, più che della storia, una leggenda, mi duole dire che sbagliare il colpo era ovvia conseguenza. Ma vediamo perché…

***

Destino

Doom, il videogioco, è in solitario. Un uomo solo contro orde di demoni. Accenno soltanto alla spettacolare resa grafica e alla suggestione, spesso sfociata in angoscia, che ho provato mentre giocavo al terzo episodio (2004); per non parlare dell’effetto nostalgia, immancabile in tutti coloro che hanno vissuto sulle loro tastiere, con i processori 486, le magie tridimensionali dei primi due capitoli e la rivoluzione in essi contenuta. Oltre la BFG, Big Fucking Gun per gli amici, la vera manna era la doppietta a canne mozze con la quale ridurre a poltiglia sanguinolenta le schiere di nemici.
Ok, mi sto lasciando prendere la mano…
Impossibile sbagliare potendo contare su tali premesse, ma non sorprende che sia avvenuto tutto il contrario, ovvero che si sia tradito lo spirito del gioco e, quello che conta di più, l’atmosfera.
Ve lo spiego con una sola parola: paura.
Troppo il rischio di costruire un film di due ore su un unico attore. Troppi tempi morti, senza dialoghi, troppa tensione troppa violenza, eccessiva di sicuro, se si vuole avere la speranza di riempire i cinema, giusto? No.
Per riempirlo, ovvio, si deve mirare a una fetta di pubblico più larga. Ragion per cui si è preferito ricorrere alla sempreverde tecnica sopraffina del riciclo.
Prendiamo Aliens e cambiamogli il titolo. È deciso, lo chiamiamo Doom.
Il character design, almeno quello, già ce l’abbiamo. Dobbiamo solo inserirci il duro dal cuore d’oro, la recluta scema, il sergente di ferro, lo spiritosone, il maniaco che appena vede una ragazza gli esce il testosterone dalle palle degli occhi e, immancabile, la suddetta ragazza, magari persino intelligente, così facciamo anche un po’ di romance tra il bullo e la sapientona.

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Calma piatta

Così, un film me l’ammazzate. Poche storie. Un film come Doom, poi, che evoca rosso sangue, guerra spietata e follia, non dovrebbe volerne sapere di parentesi comico-romantiche.
La cosa bella è che la classe non è acqua e che tutti gli elementi di cui sopra, che per Aliens funzionavano alla grande andando a comporre un capolavoro, per questo sono sfruttati alla che me ne frega, ovvero inseriti come capita, tanto per continuare ad ammucchiare il girato.
Si arriva su Marte con un teletrasporto che fa ridere i polli, mutato per distinguersi da Star Trek, e tramite un siparietto che non so se vuole essere drammatico o solo sciocco, quando si accenna al fatto che il busto del primo sperimentatore dell’apparecchiatura, ora ridotto un tronco umano su ruote, è finito da una parte della galassia, mentre le chiappe dall’altra. Risate grasse!
Ma il gruppo è forte e cazzuto, agli ordini di Sarge “The Rock”, e riesce a passare indenne e ad arrivare su Marte, dove le creaturine studiate dalla UAC sono sfuggite al controllo e stanno, come da programma, seminando la morte tra i bui corridoi della stazione planetaria.
In Doom, quello vero, si parla di demoni, quelli che se ne stanno al calduccio a torturare le anime, e di Inferno. In questo, visto che la genetica è più cool, si opta per il frullato di cromosomi, una specie di infezione.
Il risultato è evidente. Doom3 ti fa schiantare dalla tensione, qui si sbadiglia non c’è male, alle prese con marine che si fanno di acidi e tentano di accoppiarsi con le dottoresse del laboratorio, gente che si stacca le orecchie con le proprie mani (Oooh! Che paura!) e discutibili omaggi al capolavoro dell’IDsoftware contenuti nei nomi di alcuni personaggi e nell’ambientazione di alcune scene, tipo quella del cesso.
Io me lo ricordo il livello di Doom3 nel quale si è costretti a entrare nei bagni: ci stai mezz’ora, sulla soglia della porta automatica, illuminando l’interno affrescato di sangue con la torcia, sperando e allo stesso tempo avendo la certezza che qualcuno o qualcosa sia lì dentro ad aspettare proprio te. E godendo di tutto questo, per giunta.
In questi corridoi cinematografici, invece, c’è la calma piatta.

***

BFG

Non ci dovrebbe essere spazio per la speranza. Non c’è più alcun motivo di esistere, in Doom, che non sia la battaglia, feroce e insensata, per ammazzare più mostri possibile.
Non ci si aspetta certo il duello finale tra mostro buono e mostro cattivo, entrambi per di più dopati geneticamente.
Una tristezza inaudita. Tra parentesi, come dicevo più su, a The Rock il ruolo di cattivo proprio non si addice. E infatti smarrona a più riprese, senza fare penitenza.
Nota conclusiva che riguarda la sequenza in prima persona. Ogni giocatore sa che se nel gioco si avanza così velocemente, in allegria, si finisce presto. Prestissimo.
Insomma, l’unica cosa che avrebbe dovuto essere preservata come una specie in via d’estinzione era l’atmosfera. Ed è proprio quella che latita. Manca anche il guizzo sadico, quando Dwayne imbraccia la BFG. Quando capita, o sei dentro Doom, o sei nel nulla. Qui sei nel nulla, senza riuscire a cavarti d’impaccio.

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