Antologia del Cinema

Apocalypto (2006)

Guardando questo film, mi viene in mente El Mirador. Un sito archeologico guatemalteco, caratterizzato dalla presenza di rovine, oramai quasi completamente ricoperte dalla vegetazione, risalenti all’impero Maya.
Lo trovo affascinante, nel senso sepolcrale. C’è sempre del fascino nel vedere la natura riconquistare costruzioni così imponenti come le piramidi. E lo trovo un monito da non sottovalutare, se è vero che, oltre alle malattie e alla guerre intestine e al successivo arrivo degli spagnoli, il motivo soverchiante che cagionò la caduta della civiltà Maya fu una catastrofe ecologica inarrestabile, dovuta allo sfruttamento insensato del terreno e, soprattutto alla deforestazione incontrollata. Quest’ultima era necessaria per ottenere quegli stucchi con i quali i Maya erano soliti ricoprire i loro immensi templi. Per rivestirne soltanto uno di essi, a El Mirador, è stato calcolato il conseguente abbattimento di 650 ettari di foresta.
Foresta che, cinquecento-mille anni dopo, s’è ripresa il proprio spazio.
Apocalypto, di Mel Gibson, non è un film storico. La volontà del regista era rinvigorire il genere action, confinato per troppo tempo in un presente o futuro distopico e dominato dall’utilizzo di effetti speciali, preferendo un’ambientazione suggestiva e il più possibile sconosciuta, che noi altri, in quanto specie, siamo riusciti a ricostruire attraverso i frammenti rupestri, le cronache alterate e i sopravvissuti, quei discendenti riusciti a giungere fino a qui.

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Azione

Un universo sconosciuto e sconfinato, impreziosito dalla scelta di utilizzare solo la lingua yucateca, sottotitolata, per tutta la durata del film.
Poca storia, ma ricostruzione accuratissima dei set e dei costumi, anche se talvolta piegata alle esigenze estetiche. Per riprodurre la città principale dei Maya e le sue piramidi, modelli in legno e non già in CGI, si è pescato dagli stili architettonici di diversi periodi della storia di questo popolo e non solo da quello coevo ivi rappresentato, ovvero gli inizi del XVI secolo.
Messinscena sovrabbondante di dettagli crudi, coloratissima e sfarzosa, con centinaia di comparse scelte una ad una che, con la loro singolare e bellissima fisicità, riescono a incarnare una dimensione parallela, un tempo alieno, con tutto il fascino torbido che da esso promana.
Azione, quindi. Infatti, il focus è la fuga per la salvezza della propria vita e, incidentale, anche la vita della propria compagna e dei propri figli.
L’affresco si apre su una scena di caccia. Quotidiana e in puro spirito di sopravvivenza, per poi venire subito offuscata dalla paura negli occhi di decine di profughi scampati ad una guerra atroce, la cui crudeltà e gratuità è ben visibile sui loro occhi, che altro non ha lasciato loro che la ricerca disperata di “un nuovo inizio”.
La paura, che si insidia nel cuore degli uomini per farli marcire dal di dentro, si insinua anche nello spettatore, oltre che nel protagonista. Tutta la violenza derivante dalla fine prossima di una civiltà sta, infatti, per affacciarsi in modo brutale.

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Sui generis

Se non ricordo male, a suo tempo, nel 2006, ad Apocalypto seguì il solito strascico di polemiche sterili derivanti dalla scelta di Gibson di rappresentare, e quindi di sposare, quella branca della storia pre-colombiana, che pure sembra seguire l’ipotesi più razionale circa la ricostruzione del periodo storico relativo, che vuole la società dei Maya preda di violenza endemica, spesso inscenata attraverso giochi e manifestazioni religiose, in sostanza attraverso la spettacolarizzazione della morte, usata per irretire le classi sociali più basse da parte di una minoranza dominante. Direi sempre la solita storia, di certo tipica non solo dei Maya, ma comune a un po’ tutte le società “civili” nel loro progredire.
Polemiche inutili, quindi, rispetto alla bellissima e frenetica rappresentazione a cui si assiste.
Guerre, combattimenti, riduzione in schiavitù, sacrifici umani, piccole piramidi composte da teschi umani e teste impalate, danze coreografiche di massa in cerimonie pubbliche di adorazione al dio Sole, durante le quali orridi tizi mascherati estraggono il cuore pulsante delle vittime dipinte di blu per placare la sete del dio, che si ripercuote sulla terra e sull’infertitlità del suolo. Splendidi, davvero splendidi i primi piani delle comparse e degli attori, quasi tutti provenienti dalla strada.

***

Caduta di un’epoca

Apocalypto non è, tuttavia, privo di difetti, nonostante la sua accuratezza che arriva al punto maniacale di inscenare l’esatto modo di attaccare del giaguaro, che preferisce azzannare le sue vittime alla testa, piuttosto che alla gola come tutti gli altri grandi felini.
La critica che a esso si può muovere è nella sovrabbondanza di temi e avvenimenti, piuttosto rari, che appaiono e si concretizzano in un arco di tempo brevissimo, circa un giorno e mezzo.
Un eccesso di deus ex-machina, quindi, che trova somma celebrazione nel compiersi dell’eclissi e nella concomitante salvezza del protagonista. Quando si dice il caso. Stesso protagonista, invero efficace, Zampa Di Giaguaro (Rudy Youngblood), che assisterà allo spettacolare approdo degli spagnoli.
In sostanza, Mel Gibson ha voluto riassumere e rendere organiche in poco più di due ore, tutte le cause note e ipotizzate della caduta della civiltà Maya, dando a ciascuna di esse, il suo momento di gloria:

1) la deforestazione
2) la carestia
3) la violenza endemica
4) lo sfruttamento delle classi inferiori, spesso ridotte in schiavitù, da parte dei detentori del potere
5) la superstizione e i condizionamenti religiosi
6) le malattie (peste e vaiolo)
7) gli europei

Resta, in ogni caso, il fascino mistico e arcano allo stesso tempo, per quanto paradossale, della messinscena dell’apocalisse. Tema, quest’ultimo, ricorrente e apprezzato su questo blog.
C’è un fascino sottile, magico e perverso, se volete, nel guardare la decadenza sottile e ineluttabile di una civiltà morente. Nell’osservare le certezze di questa, siano esse scientifiche o religiose, quasi sempre vanto e orgoglio cieco di chi ne fa sfoggio, sgretolarsi di fronte alla catastrofe incombente. Stessa catastrofe che inizia a essere percepita, da parte di coloro che la vivono, non come passeggera, ma avente dimensioni colossali e perciò stesso incomprensibili, dimensioni tali alle quali per istinto si associa l’aggettivo divino, perché fuori controllo dalla portata umana e dalla sua intelligenza.
E allora, benché accessoria e inserita a forza nello svolgersi del film, scena culmine, e per poetica e per distruzione, resta da inquadrarsi quella della bambina appestata che, in mezzo ai cadaveri dei propri familiari, vittima probabilmente della febbre e del delirio, diviene veggente e profetizza ai guerrieri che vede passare non già la fine di questi ultimi, ma la caduta di un’intera epoca. Bellissimo.

Altre recensioni QUI

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  • Non credo di essermi spiegata bene: non mi aspetto certo che una tribù sia femminista o che abbia una concezione della donna di stampo “moderno”. Intendo che la ricostruzione sociale della suddetta tribù è stata presa pari pari dalla nostra società attuale:battute sul sesso, sul matrimonio e via dicendo. Ora, è possibile che sia stato anche così – non ho prove del contrario, come dicevo non sono un professore di storia – ma mi è sembrato decisamente grossolana come ricostruzione.
    Sulla cultura maya in generale – le armi e via dicendo – non ho molto da dire. Non so proprio niente, quindi mi fido sull’accuratezza… ma la struttura sociale nel corso del tempo, nello stesso nostro paese, si è modificata e non di poco. Figurarsi se basta infilare (come sembra aver fatto Gibson) una telecamera in un altro continente, vestirli con i gonnellini di paglia, e fargli pronunciare battute sui testicoli per rappresentare una società antica.

    ora forse è più chiaro… vado a mangiare che si fredda! .-D

  • Mah.
    Al di là dei luoghi, della scenografia, della fotografia o delle polemiche sulla violenza… A me è parsa proprio una stronzata! 😀
    Più che altro la rappresentazione della società del popolo ritratto mi è sembrata simile alla rappresentazione di una QUALSIASI società contemporanea, con le stesse dinamiche (le battute sul sesso e via dicendo). Ora, non dico che gli indigeni fossero dei femministi convinti (!) ma possibile che la loro rappresentazione sia limitata a mostrare degli indigeni in mutande che fanno gli stessi discorsi dei “camionisti” fermi all’autogrill? Con le battute caciarone manco fossimo a Zelig?

    Ora, non sono certo un professore di storia, ma dubito fortemente che basti ricalcare le dinamiche conosciute nel presente in un passato qualsiasi, utilizzando i costumi appropriati, per creare una forma di realismo storico…

    Se poi non voleva essere un film storico e solo action, allora si salva giusto la regia e la fotografia… ma di certo non è un film che fa per me.

    • Oh scusa, Alice, mi sono accorto del tuo commento solo adesso.
      Non so, di solito non mi soffermo molto sul lato femminista o maschilista di un qualsiasi film, a meno che non sia smaccatamente di parte, ma non credo sia questo il caso; non penso che all’epoca la concezione della donna fosse molto diversa da quella rappresentata…
      Come ricostruzione storica, invece, direi che ci siamo; non so sulle dinamiche sociali, ma la cultura maya era pressappoco così.

      😉

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  • @Hell: si, il buon Mel dopo tutto aveva in mente un tipo di film, e quello ha realizzato; probabilmente sono io che mi aspettavo (e avrei gradito) in indirizzo diverso. Tipo il vecchio classico Braveheart, che pur essendo pieno di sangue e azione, aveva una trama un pò più solida. Insomma, c’era un migliore mix fra i vari elementi.

    Sul fatto che la storia sia vista attraverso gli occhi di ZdG non ci avevo riflettuto; da questo punto di vista in effetti viene giustificata tutta l’impostazione del film, concentrandosi maggiormente sulle scene di più forte impatto emotivo e sul senso di fuga e di agguato.

    • Pensa, invece, che io Braveheart (che pure mi piace un casino) non lo giudico tanto accurato o corale… 😛
      Mi sa che con Apocalypto ho subito proprio il fascino esotico dell’ambientazione.

      😉

    • 11 anni ago

    All’inizio l’avevo boicottato, poiché dover “leggere” un film mi sembrava una cosa scema. Ma poi l’ho visto e mi è piaciuto.

    • @ KM
      Ragazza, tu cammini sul filo del rasoio…
      E vedi SB dappertutto.
      😉

      @ Izzy
      È il guaio dei sottotitoli. Però il film ripaga abbondantemente.
      😉

    • 11 anni ago

    AAAHH!!!
    Ho dimenticato anche stavolta (e la volta precedente):P !
    ♡♡♡ (30) ♡♡♡ (31) ♡♡♡ (32)
    lol

    • 11 anni ago

    Vi stupisco tutti dicendovi che 1) l’ho visto e 2) mi è piaciuto un sacco, ma proprio tanto. Ora che ci penso annuso un pò l’atmosfera del tuo Sb caro Hell.
    Sto sbagliando? 😀

  • Mah, io verso questo film ho sentimenti contrastanti.
    Da un lato non si può che apprezzarne la ricostruzione molto precisa, anche se forse un pò stereotipata, dei costumi e della ambientazioni, che sono vividi e realistici.
    Dall’altro però mi ha un pò deluso, perchè mi sarei apsettato qualcosa di più che un semplice action movie in costume: la possibilità di mostrare la civiltà maya anche in altri aspetti che non fossero quelli visivi era a portata di mano, sarebbe bastato dare un pò più di importanza alla trama nel suo complesso anzichè concentrarsi nei due o tre avvenimenti chiave attorno ai quali ruotano tutte le altre scene di azione pura.
    Non so, in generale mi sembra una grande occasione perduta.

    Ne avevo scritto anche io, spero che non ti dispiaccia se segnalo la mia recensione

    • Be’, oddio, da Mel Gibson, sarò sincero, non mi aspettavo niente di più e niente di meno. Abbonda sempre in squartamenti e in scene d’azione. Però credo si possa dire che non sono gratuite, ma ci stanno. Come le scene dei massacri e le fosse comuni in cui vengono gettati i sacrificati.

      Dipende dall’impostazione che s’è voluta dare alla storia. Protagonista Zampa di Giaguaro che non credo avrebbe potuto rappresentare un intelletto straordinario, tale da riflettere su ciò che gli sta accadendo intorno.
      Più importanza alla trama avrebbe voluto dire tutt’altro tipo di film, in questo caso.

      Nessun problema per il link. Mica è vietato. 😉

  • Hell, stasera invece del Milan, mi riguardo Apocalypto, ottimo suggerimento:-)

    • Però, si può dire che ho battuto il Milan. MUAHAHAHAH 😈
      😉

    • 11 anni ago

    Anche a me è piaciuto molto. Maniacale nei dettagli, spettacolare nei colori e nelle luci, ogni inquadratura ha sempre un suo perchè, che magari scopri più avanti se non alla fine del film.
    Ti dirò di più. All’inizio non sapevo dei sottotitoli per cui mi sono visto i primi 15 minuti senza traduzione, pensando che magari, come trucco narrativo, dopo un po’ di dialoghi in lingua orginale, sarebbe passato all’italiano per far capire meglio.
    E le scene funzoinavano lo stesso. Non si capivano le parole, ma si capiva il senso, compresi gli sfottò sui testicoli del cinghiale …
    Poi i discorsi sembravano farsi più articolati e mi è sorto il dubbio. Pausa, cerca sottotitoli e … magia.
    Ma rimane uno stupendo film. Ora sono curioso di vedere l’altro film di Mel Gibson, in lingua originale, mi pare “L’ultima passione”? tu l’hai visto? Com’è?

  • Un film diverso da tutti gli altri, almeno per come la vedo io, e quindi fortemente evocativo.
    Più che la storia in sé, che non ha nulla di eccezionale, sono proprio le atmosfere apocalittiche/mistiche (in senso assoluto) a colpire e a incollarti al video.

    Riguardo alle varie polemiche, secondo me fanno sempre parte del marketing (tipo anche quelle su “300”).

  • Davvero un eccellente film, tra i migliori, per conto mio, di questo nuovo secolo. Anche se devo confessare che io sono un cultore, oltre che dei nativi americani classici, delle civiltà precolumbiane.
    Tuttavia anch’io non vedo un solo e semplice film d’azione. Quando intravedo un qualcosa che si disintegra sono sempre portato a riflettere.

    Bravo Germano hai mirato al cuore di questo film:-)

    • @ Ferru
      Thanks! L’atmosfera è quanto di più suggestivo abbia visto negli ultimi tempi.

      @ Alex
      Verissimo. La storia è anzi piuttosto lineare, però il ritmo è magistrale nonostante i deux ex-machina. Non ti lascia respirare.

      @ spasquini
      Be’, per le inquadrature Gibson ha utilizzato il meglio del meglio delle telecamere digitali. I risultati si vedono.
      Però la cosa che colpisce è che gli attori, pur provenendo dalla strada, sono bravissimi.
      Peccato che, proprio a causa della loro fisicità, i ruoli che possono ricoprire sono marginali.
      Io ci vedrei bene una serie televisiva ambientata durante il crollo dell’impero Maya…

      La Passione di Cristo è un film suggestivo. Anche in questo caso, l’aver adoperato lingue antiche ne rafforza l’impatto. È stato inondato dalle solite polemiche per la particolare impostazione data all’impianto scenico da Gibson…
      Ti dirò, hanno fatto tanto scalpore le scene della tortura di Cristo, ma io le ho trovate non eccessive nel senso del gusto, ma piuttosto talmente spropositate da risultare poco credibili. Troppo, troppo sangue se si pensa che la vittima di tali torture è un essere umano. Voglio dire, c’è una forte sproporzione tra le ingiurie subite e quello che un uomo può effettivamente sopportare senza morire…
      Poi non sono un medico, non me ne intendo, ma l’impressione che ho avuto è questa.
      Da quel punto di vista, il film di Zeffirelli, pur senza eccedere risulta molto più coinvolgente.