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Sulle recensioni

by Germano on 28/05/2012
Book and Negative
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Un anno fa è successa una cosa importante. Non è necessario che sappiate di che si tratta. Un anno fa mi venne comunicato che anche le mie recensioni erano importanti, molto lette, condivise. Avevano un peso, insomma.
La classica rivelazione alla quale non si può essere preparati.
Questo per un motivo molto semplice, quando ho aperto il blog non lo avrei mai immaginato. L’idea era parlare di cinema e libri, con moltissimi buoni propositi (alcuni, messi da parte, sono ottimi ancora oggi), il risultato è andato al di là di quanto fosse lecito attendersi, investendomi di un ruolo ben preciso: l’esperto di cinema.
Che non sono, in verità. Nonostante continuino a dirmi che ne capisco e so quello che scrivo. E può anche essere vero. Se non sapessi ciò che sto scrivendo, finirei per dare la colpa al testo, o ai personaggi, come fanno certi autori. No, il testo e i contenuti di queste pagine sono sotto il mio assoluto controllo.
Ma non era questo che volevo dal blog.
E quando ho capito che c’era gente che smaniava per discutere di film, analizzarli, vezzeggiarli, criticarli, distruggerli (soprattutto distruggerli, con cattiveria innata e desiderio di vendetta), ho smesso con le recensioni.
Perché non è possibile misurare il successo di un blog dal peso delle recensioni. Soprattutto perché, tecnicamente, le mie non hanno mai voluto esserlo.
E poi perché mi annoia. Mi annoia l’ossessione la passione altrui sui medesimi temi, perché non è la mia passione. E spesso, quindi, ho la sensazione di trovarmi davanti a gente che non capisco fino in fondo.
Sempre detto di odiare il cinema. Non è una novità.
Sempre detto di giudicare le storie e basta. Ma pochi hanno sentito, in effetti.
Amo la fantascienza? No. Amo film che sono etichettati come fantascienza. E non è la stessa cosa.
Amo il noir? Uhm… sì e no. Amo certe atmosfere che mi dicono appartenere al noir.
Rientro nei giusti dopo aver recensito Il Grande Sonno? Assolutamente no. Però mi è piaciuto farlo.

***

Da giugno 2009, le idee e il modo di pormi in internet sono cambiate moltissimo. Una cosa, però, è rimasta immutabile, mai ho voluto far parte del mondo del cinema. Non mi attira. Fatevene una ragione.
La cosa che più si avvicina alla mia passione è scrivere storie, ma semplicemente perché non ho altri mezzi per metterle in scena. E le storie mi sono messo a giudicare, guardandole attraverso i miei studi.
Quindi ho filtrato il cinema con la letteratura. Il risultato è stato questo, la pagina con tutti i film recensiti finora. Sono tanti, non moltissimi, ma molti di più di tanti altri blog.
Cosa sono, quindi, le recensioni? Me lo chiedo anch’io, adesso. Ora che sto tentando di trovare un senso a questo posto.
Le recensioni sono niente. Cose passeggere, rispetto all’opera. Servono? Non saprei.
Personalmente, e qui sta il paradosso, non leggo altre recensioni, né prima né dopo aver scritto le mie, salvo casi eccezionali. Perché non amo il dibattito. E adoro, di contro, farmi le mie idee senza influenze esterne.
Non mi affascina stare a discutere, tentare di persuadere l’ascoltatore della bontà della mia tesi rispetto alla sua, etc… e, se una tesi è contrastante, è bello che sia così. Purché non ci si pesti i piedi a vicenda.
Per questo mi stupisce sempre il fatto di essere letto così tanto, e considerato. Non che mi dispiaccia. Mi meraviglia.

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Tempi strani, in ogni caso. Tempi in cui i blogger vengono investiti di un’autorità che, ufficialmente, viene negata. Il mio amico organizza progetti di scrittura condivisa di successo. Il clamore genera stupore e interesse, perché chi ci nega il diritto alla professionalità, pende in ogni caso dalle nostre labbra, e visto che riusciamo a generare movimento imprevisto in un ambiente stagnante, vuole inzupparci il biscotto. Metaforico e non.
E allora io, con le mie non-recensioni, rappresento pubblicità, tantissima, gratuita.
E per fortuna ho un caratteraccio, che mi consente di difendermi da questi e altri strani figuri. Da chi vuole lo scambio link, da chi gioca a chi ce l’ha più lungo (il blogroll) e più grosso (il contatore delle visite).
Insomma, per essere un blogger senza arte né parte, smuovo le acque sin troppo.
E il segreto, probabilmente, è la resistenza e il tempo. Dopo un po’ che si continua a parlare, con ostinazione, si finisce per essere l’unica voce.
Ragionamento cinico. Ma, andiamo, non è una novità che le mie tesi siano oscure e crude, soprattutto. Infastidisco, ma genero discussioni, smorzate sul nascere dato che qui commentare è impresa epica. Lamento che mi fanno molti. Solo che a tre anni di distanza, è inutile cambiare politica, consideratelo il marchio di fabbrica di chi, come me, è poco incline al dialogo e preferisce discutere solo con chi vuole farlo davvero, i pochi individui che si aggirano in queste pagine a far sentire la loro.

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Sono negativo e positivo insieme, come il Comico di Watchmen.
Cos’è capitato, dunque, al sogno di internet? In cui ognuno poteva dire la sua con le recensioni libere e fiere? Ecco, per dirla come l’avrebbe detta lui, è successo che il sogno s’è avverato. Tutti recensiscono tutto, alcuni credendosi loro i Watchmen, sparlando da pulpiti improvvisati con grafica accattivante, mostrando intelligenza sottile, illudendosi di essere un misto tra Ozymandias e il Dottor Manhattan. E confermandosi piccoli Charlie Chaplin senza ironia, in fondo. Caricature di caricature di piccoli dittatori.
E poi mi si chiede perché ho smesso con le recensioni? Come continuare, e perché, stando così le cose?
Non voglio essere considerato una voce del cinema. O il difensore degli eBook, o il Signore del Male della Confraternita dei blogger della Cricca (ok, magari quest’ultima cosa è vera, ma è tutta ironia. Ma certa gente, si sa, ha problemi con l’ironia, quando viene rivolta contro di loro). Queste sono manipolazioni tipiche dei mass-media. Non me ne può fregare di meno.
Perché poi subentra la domanda imprescindibile, se anche io sono un Watchman, Who Watches the Watchmen?
Essere una voce. Ecco, mi piacerebbe essere visto così, perché sono così. Uno che scrive illudendosi che le proprie creazioni intrattengano per un’ora o due. Che generino idee e discussioni, fermento. Non un’autorità, tanto meno un ente di sorveglianza.
Questo blog non nasce per sorvegliare e castigare, ma per comunicare. Comunicare anche le proprie incazzature, perché no? Facendosi, ogni tanto di fronte alle perversioni della realtà, una risata amara. Di quelle per sdrammatizzare. Uno smile macchiato di sangue, insomma. Laddove è chiaro che il dibattito acceso non è la via, ma solo una distorsione a quel che è la libera circolazione delle idee.
Non so se condividete queste mie parole. Quest’anno gira così. A Dio piacendo, andiamo avanti. Continuiamo a creare fermento, che è più importante delle chiacchiere di chi si professa un menhir di conoscenze assolute. Quelle, ormai, stanno a zero.

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