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L’editing, quell’oscuro oggetto del desiderio

by Germano on 28/09/2016
Book and Negative
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Da circa un anno e mezzo, forse di più (non sto lì a contare i giorni), come mestiere faccio l’editor di testo.
A distanza di tempo, l’idea che meglio esprime il mio lavoro mi sono accorto di averla già riassunta per bene in questo post, questo sì del 2011…

Era l’epoca della rivolta degli ebook.
Che, detta così, sembra qualcosa tipo la Ribellione contro l’Impero.
Ed è così che l’abbiamo vissuta, noi altri che c’eravamo.

Eccolo qua, il primo testo che abbia mai editato.

Eccolo qua, il primo testo che abbia mai editato.

Nel 2011 ero alle prese col mio primo romanzo, affettuosamente chiamato “la mia ragazza“. E il mio editor di allora, Marina, mi aveva dato mille bacchettate. E io, mandato giù il rospo, avevo rimesso mano all’intero testo, e mi dannavo l’anima perché risultasse il più efficace possibile.
Bei tempi.

Io avevo fatto altrettanto, le bastonate, intendo, col libro di Marina. Ero il suo editor. E lo sono ancora, così come Marina è ancora la mia editrix…

Dopo di che, ho continuato, i miei clienti sono aumentati e l’editing è diventato il mio mestiere.

Cos’è l’editing, quindi? Cosa posso dire di più rispetto a quella sequenza di immagini nell’articolo linkato a inizio post? Immagini così esplicative?

Vediamo…

In questo anno e mezzo ho collaborato con diversi autori, la maggior parte autopubblicati e, più di recente, anche con Acheron Books, in particolare, oltre che con Samuel Marolla, anche con Fabrizio Borgio e Mauro Longo.

Ci conoscevamo già tutti, perché da anni bazzicavamo l’ambiente della narrativa italiana. Ma collaborare a un testo è un’altra faccenda.
Arriva Samuel e mi fa: “Questo testo dev’essere una corazzata”.
E io: “Ok, vediamo che si può fare”.

Cominciano i brividi. Ma anche l’entusiasmo e il divertimento.

12404-il-settimino-fabrizio-borgioCi si assume la responsabilità.
L’autore è il creatore dell’opera, è responsabile anche solo di averla pensata.
L’editor si assume la responsabilità che tale opera sia non solo corretta dal punto di vista sintattico e formale, ma che risuoni nel modo migliore possibile.

Sì, perché per me, il cuore dell’editing è il ritmo della lettura.

Chiunque può organizzare i periodi come meglio crede. Imporre alla storia i ritmi che desidera. Adoperare nella stesura i consigli e i trucchi di narrativa che gli piacciono di più.
Fa parte del mestiere. Ci sta.

Ma alla fine, per me quello che conta è il ritmo.
Ogni periodo, ogni descrizione, deve suggerire un ritmo ben preciso, deve accelerare e rallentare, deve appassionare, anche e soprattutto senza ottemperare a TUTTE le regole di scrittura.
Purché funzioni, mi verrebbe da dire. Purché sia corretto secondo le consuetudini grammaticali e, quand’anche le dovesse violare, purché tale libertà abbia un senso e una coerenza.

E allora il mio lavoro consiste, per lo più, nel percepire tale ritmo interno al testo e, nel caso lo reputi mancante, nell’accordare tale testo al ritmo che, secondo me, meglio gli si addice.
Cancellare le parole inutili e le spiegazioni superflue, perché ovvie. Perché il senso di una frase, spesso, è già implicito nel verbo.
Eliminare l’aggettivazione sovrabbondante e snellire i periodi contorti. Perché usare otto parole quando se ne possono usare tre?
Mantenere desta la concentrazione, dell’autore e del lettore, nei momenti chiave. Impedire che, ad esempio, i personaggi si abbandonino a divagazioni in momenti in cui rischiano la vita, perché magari stanno combattendo.
Donare al testo, o almeno provarci, velocità e efficacia.
Proporre cambiamenti.
E, raramente, far riscrivere interi capitoli e cancellarne altri.

Screenshot-2016-09-25-at-18.41.44-EditedL’editor deve essere cattivo? No, dev’essere giusto. E spietato. È diverso. Non deve avere timore di correggere l’autore.
E a quest’ultimo, se gli viene il magone e diventa paonazzo dalla rabbia, conviene sbollire e prendere atto che, forse, non ha scritto una cosa perfetta come credeva.

Questa è la parte fondamentale dell’editing.
Alla quale, poi, si aggiunge la caccia ai refusi e agli errori di impaginazione. E la verifica dei fatti.

Ho letto altrove che un editor ti sa dire persino se a New York ha nevicato nel giugno del 1920 e che, in caso contrario, ha il dovere di correggerti.
Io non sono d’accordo con tale estremo. Specie se il contesto del racconto non è aderente alla realtà. Se ammettiamo elementi fantastici, allora è giusto che ci possano essere tali licenze. Non è la fine del mondo. Purché la nevicata in questione abbia senso all’interno del testo. Se è solo una decorazione, se ne può discutere.

Soprattutto, l’editing non è una scienza esatta.
Proprio perché autore e editor non sono macchine e sono soggetti ai moti di forza del mondo esterno, stress, stanchezza, scazzo, infelicità, mal di denti.

51Fw516zxRLAlla fine, il lavoro che proponiamo è il meglio che siamo riusciti a fare, considerato i fattori esterni quali tempo, fretta, inconvenienti quotidiani.
Per il lettore è facile trovare il refuso.
Per paradosso, per l’autore e per l’editor, che quello stesso testo l’hanno letto almeno trenta volte, non lo è, anche se, magari, sono riusciti a trovarne una cinquantina, prima che il libro venisse pubblicato. Perché si legge con gli occhi della mente, più che con gli occhi stessi.

L’autore non è dio, l’editor non è suo fratello.
Ci deve essere, prima ancora di cominciare, una certa disponibilità mentale. A nessuno piace essere corretto.
Ma la collaborazione è questo, è rispetto reciproco, è prestare ascolto all’altro.
L’editor non ha sempre ragione, proprio come non ce l’ha l’autore.
L’editor propone cambiamenti, l’autore non è tenuto a accettarli. Perché, se non altro, l’ultima parola spetta sempre a quest’ultimo.
Come detto, lui è responsabile anche solo di averla concepita, l’idea da cui è scaturito il testo.

Perciò, cosa fondamentale, l’editor non è il maestrino dalla penna rossa, che vi corregge e vi umilia.
L’editor è al servizio della vostra opera e conseguentemente della vostra immagine come autori.
Lo fa perché lo pagate.
Perché è il suo mestiere.
Che consiste, soprattutto, nel rendere la vostra opera migliore, restando nell’ombra. Perché gli piace, perché è giusto così.

51Rap+kw5EL._SY346_A volte, come nel mio caso, l’editor è anche autore. E avrà alle sue spalle un editor, che magari è autore anche lui, e che lavorerà nell’ombra.
Stavolta solo per voi.

*

LINK UTILI

il mio sito professionale
“la mia ragazza”
il sito di Acheron Books
Epidemic Egonomic
il sito di Marina
Guiscardi senza Gloria su Caponata Meccanica
il Settimino
Brianzilvania
il Dio delle Anime Urlanti

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