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ago 10

Il problema d(e)i Superman

Dicevo nel post precedente che Superman è IL personaggio. Difficile, inattuabile, sempre più impossibile da gestire senza che appaia posticcio, sorpassato, dalla morale stantia.
Un po’ di musica…
L’equivalente Marvel è Capitan America. Solo che il Cap dalla sua ha che i suoi poteri non spaccano. Sì, è forte e agile, ma niente che una bella bomba non possa distruggere. Però ha quella morale lì che, attenzione, non reputo sbagliata. Perché è a quel modo di vedere le cose che tutti noi ci rivolgiamo quando la situazione va in vacca.
Solo che, c’è un problema di attualizzazione. Il bravo ragazzo, difensore della giustizia, altruista, benefattore, che viene devastato da problemi reali, prima di tutto, da una relazione sentimentale che non può permettersi di avere. Be’… non fa più tanta scena. Manca di comunicazione, non arriva, per intenderci, perché troppo, troppo distante.
Queste riflessioni nascono dal trailer del nuovo film su Superman, Man of Steel, per la regia di Zack Snyder. Trailer che sembra cinema, e che pone l’attenzione sull’unico modo, forse, per narrare ancora una volta, le gesta di Kal-El, ovvero la maturazione, la consapevolezza della propria unicità e… la scelta. Ma sempre di una rimescolata si tratta….
Oggi ho riletto un po’ di cose sul personaggio Superman, creato nel 1932 da Jerry Siegel e Joe Shuster, alcune le ignoravo. Come il fatto che ad esempio, il primo Superman fosse stato un villain, o che il volo non fu una scelta degli autori, ma una richiesta della Fleischer Brothers, la casa che si apprestava a realizzare il cartoon, che ottenne di mutare l’iniziale abilità del salto (simile a Hulk) nella capacità di volare perché tale effetto sarebbe stato più semplice e efficace da realizzare nell’animazione.

***

Per cui, Superman, come tanti altri personaggi oggi celeberrimi, fu un work in progress, creato in un certo modo e proseguito, anche per esigenze pratiche, con l’intento esplicito di evocare un simbolo, colorato, universale. Qualcosa che è piacevole disegnare e riprodurre anche esulando dal contesto fumettistico e narrativo. Direi un’icona della pop-art. Spettacolare se stampata su certe magliette…
Ho da poco rivisto il Superman del ’78 di Richard Donner e poi il remake/reboot del 2006 di Bryan Singer. Ebbene, lì si notano anche riferimenti espliciti, che da bambino non si ascoltano, alla deità del nostro Superman. Una divinità intesa in senso classico, ma che lavora a creare il simbolo, non bastasse la S sulla maglia.
E mi sembra, tra l’altro, che Singer abbia fatto un buon lavoro nel mettere in evidenza il distacco che sussiste tra Superman e gli esseri umani, a dispetto delle critiche ricevute dalla pellicola.
Che poi sarebbe l’unico modo di intenderlo, ovvero come un dio. Solo che la modernità non consentiva di inscenare il culto di Superman, al pari degli dei pagani, per cui s’è presentato fin da subito il conflitto del personaggio speciale alle prese con la quotidianità e il conseguente isolamento. Supereroe con superproblemi, anche se questa è un’altra storia…
Perché Superman si mostra al mondo in carne e ossa, con poteri sovrumani, certo, ma che non gli consentono l’onnipotenza.
È la sua stessa limitazione fisica a sottrargli la chance di divenire Dio. Eppure egli interviene per il bene dell’umanità, cimentandosi in ogni impresa possibile.
Come dicevo sopra: la scelta.

***

Superman sceglie di diventare ciò che è, il protettore della Terra. Non si parla di destino, ma di scelta consapevole. Quindi in un certo senso Superman si sottrae alla visione classica, dell’eroe sottomesso al fato, per esercitare il libero arbitrio che è l’unica qualità che lo rende umano. Avrebbe potuto sottomettere tutta l’umanità, almeno in teoria, ma non lo fa.
Per il resto, è figura condannata a un eterno reboot, come il cinema ci sta dimostrando. Creare un personaggio invulnerabile, tranne che ai frammenti del suo pianeta natale, implica la negazione del progresso. Implica un eterno rimestare nelle stesse tematiche, implica l’impossibilità evolutiva.
Si era agli inizi degli anni ’90 e Superman, come molte testate classiche, era già in crisi. Restava solo una cosa da fare, ammazzarlo. Nacque come una battuta nella stanza delle idee, ma ebbe seguito. Doomsday è stato il primo fumetto di Superman che abbia letto, perché in Italia pensarono bene di ricominciare a pubblicarlo proprio con la sua morte, e il successivo smembramento in quattro simil-supermen.
Kal-El incontra la sua nemesi, forte quanto lui, Doomsday, e muore riuscendo a uccidere l’antagonista. Solo un dio può uccidere un dio.
Ma Superman non può atteggiarsi a dio, abbiamo visto, perché il mondo stesso non glielo consentirebbe. Anche quest’aspetto è arretrato, non fa parte dell’inconscio collettivo, della cultura dei popoli. Per cui la domanda è che senso ha, ancora, un personaggio del genere, e come rinverdirlo?
Parliamo di un benefattore per scelta che ha strutturato la propria moralità su quella di un piccolo villaggio del Kansas. Quindi nel modo più parziale.
Di un personaggio, perché questo è il lato più paradossale, che è causa stessa dei problemi che, dal momento della sua comparsa, affliggeranno il mondo. E che si batte per lo status quo, perché le cose restino come sono.
Dal punto di vista narrativo, inutile dire che sarebbe molto più affascinante una prospettiva apocalittica. E badate bene, non di distruzione totale, ma una scossa, un evento epocale che scuota le coscienze.
Superman, invece, appare sempre più un conservatore, un freno all’evoluzione, perché lui stesso incapace di evolvere se non, come abbiamo visto, con un’apocalisse: Doomsday.

***

Come si può conciliare un personaggio così? E badate bene che ne parlo innanzitutto da fan. Mi piace Superman, mi sono piaciuti i fumetti che ho letto e tutti i film che ho visto. Ho provato a guardare persino Smallville, con esiti trascurabili.
Ma è soprattutto da narratore che mi pongo questa domanda. In special modo adesso che sto cercando di cimentarmi col tema supereroistico.
Anche noi piccoli blogger, abbiamo il nostro Superman, si chiama American Dream ed è una recente creazione di Alessandro Girola nel suo Due Minuti a Mezzanotte. Prima lui, poi io (in un accecnno), abbiamo provveduto a conferire a questa figura una sfumatura messianica. Sebbene la quotidianità delle telefonate alla sua ragazza e della vita contribuisca a smitizzarlo.
Devo ammettere di non aver letto come è stato interpretato AD dagli altri autori impegnati nel progetto. Per cui mi riferisco al personaggio base, così come risulta dall’ambientazione generale.
American Dream è un personaggio impossibile. Proprio come Superman. Perché è l’idea stessa del potere che tale figura emana a renderlo tale. A meno che… a meno che non lo si percepisca, e lo si faccia percepire al lettore, come un dio. Alienato dalla quotidianità che non può avere se non tra i suoi pari, e a causa della sua stessa natura, immutabile e poco propenso, quindi, all’elasticità mentale, almeno sul lungo periodo, a meno di un evento incoercibile.
Proprio così, siamo in un circolo vizioso. Quello in cui finiscono per cadere tutti i Superman. Voi che dite?

14 comments

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  1. sommobuta

    Secondo me un passo in più con un personaggio di tale portata lo si potrebbe anche fare.

    Sono d’accordo sulle impressioni suscitate dal teaser di Man of Steel, quello di un Superman che prende coscienza di sè e di quello che può fare, paradossalmente, è una cosa che ancora mancava. Un Superman “work in progress”, a metà strada tra Clark Kent e Kal-El, che ancora non sa bene cosa fare. O meglio, ancora non sa bene chi è.
    Un Superman che sceglie di fare ed essere Superman è un buon concept.
    Il passo più in là secondo me sarebbe: ma ha mai avuto scelta, Superman?
    Cresciuto e pasciuto coi Kent, simboli per eccellenza degli ideali americani “buoni”, e poi addestrato nella Fortezza della Solitudine dall’ologramma di Jor El che gli mette a disposizione tutta la conoscenza universale.
    Uno così sarebbe potuto mai diventare “cattivo”?

    Non è un caso che le storie più belle di Superman sono quelle che lo vedono “fuori dal canone” classico (prendiamo Red Son, prendiamo Ultraman, versione malvagia di Superman allevato dal vicino cattivo dei Kent), o quelle in cui Superman non sa letteralmente che fare (Kingdom Come).

    Superman divinità “messianica”? Sicuramente. Il film di Synger in questo senso è assolutamente esplicito. Se pensiamo poi che il Superman della Golden Age poteva fare praticamente tutto (invulnerabilità, noncuranza alla kryptonite, viaggi spazio/temporali, eccetera) si ha davvero davanti a un Dio vero e proprio a cui occorre trovare punti deboli e avversari all’altezza.
    E anche qui non è un caso che Superman, eccezion fatta per Luthor, abbia avversari potentissimi intergalattici che gli sono pari, per intelligenza (Brainiac) o per forza (Darkseid, Zodd, Doomsday). Sulla Terra, di gente così, non se ne trova…

    1. Hell

      Eh, ma a questo punto viene da chiedersi come attualizzare il tutto, o no? Perché alla fine, Superman deve sempre tornare sulla terra e avere a che fare con gli uomini.
      MI chiedo perché non si riesca a narrare qualcos’altro. Qualche altro aspetto.
      Hai mai avuto scelta, Superman? Sì, probabilmente sì, se non vogliamo tirare in ballo l’altro cliché dell’infanzia felice contro l’infanzia tormentata. Con l’evoluzione in villain nel secondo caso.
      Il punto è che, a meno di avversari all’altezza, Superman non riesco a collocarlo, se non appunto nell’eterno narrare della sua infanzia e della sua presa di coscienza.
      Ovvero, sembra una storia ormai fissa, un po’ come i Tre Moschettieri. Impossibile scriverci altro.
      In questo senso lo reputo un personaggio narrativamente scomodo.

      ;)

      1. sommobuta

        E’ un po’ quello che hanno tentato di fare gli ammeregani con i nuovi cicli dell’Uomo d’Acciaio. Attualizzare il personaggio (ringiovanendolo). Ci sono riusciti? A mio avviso, no.
        Nel leggere le storie di Action Comics di Morrison c’è questo giovane Superman che va in giro con i jeans a prendere di persona corrotti e corruttori e a consegnarli alla polizia. E’ una via di mezzo tra Batman e Spiderman, ma che alla fine fa le cose da “Superman old style”.
        Quindi non ci si allontana dalle solite cose.
        Ed è uno dei motivi per cui a me Morrison non dice nulla come autore (mentre invece tutto il mondo lo idolatra): non aggiunge nulla che non sia già stato raccontato nella golden age, nella silver age, o dal dopo Doomsday in poi.

        Questo perchè secondo me Superman è un personaggio che non può essere attualizzato. Sia perchè ormai è un’icona, sia perchè vorrebbe dire snaturare il personaggio che tutti conoscono.
        Hai ragione sul fatto che sia un personaggio scomodo, che provoca problemi – narrativamente parlando -, ma credo (e qui parla l’appassionato) che sia proprio quella “fissità” a rendere Superman grande e immortale.

        Se a ciò aggiungiamo pure che l’industria fumettistica ha paura di osare e che prendono ordini da Hollywood perchè questi poi devono fare soldi su soldi, si comprende come sia difficile andare avanti in questo senso…

      2. Hell

        Ecco, allora siamo d’accordo nel ritenere che non può evolvere.
        Devo dire che a me piacque anche il ciclo post mortem, coi quattro sedicenti superman. Il problema è che è sempre stato così, Superman.
        La vera meraviglia è che sia giunto fino a noi. Tra vent’anni fa un secolo e ci sarà ancora di sicuro.
        Il problema è che il continuo ribadire le origini, cosa comune a tutti i personaggi dei fumetti trasferiti al cinema, con Superman io lo subisco in misura persino peggiore, proprio per le caratteristiche macroscopiche che ha.
        Per quanto si possa ribadire com’è nato, sarà sempre il ragazzo cresciuto dai Kent, timido e moralista (anche se in senso positivo, stavolta).
        Insomma, non l’ho mai visto godersi la sua diversità.
        E vorrei tanto conoscere una storia diversa, di tanto in tanto. Magari anche la sfida che lui rappresenta alla morale odierna, se fatta in modo intelligente potrebbe venir fuori un ottimo risultato.

  2. angelobenuzzi

    Attualizzare Superman rappresenta una sfida notevole. Forse potrebbe farlo Gaiman, ammesso che gli possa interessare, o il Walt Simonson dei tempi d’oro. Personalmente lo vedo come potenziale soggetto per crisi psicotiche, proprio per la sua totale unicità. Vivere in mezzo all’umanità senza farne parte, essere formato da una cultura che si scontra con la propria essenza credo sia uno scenario da delirio.

    Il paragone con Capitan America o con American Dream secondo me non regge. Loro sono diventati super, non sono nati con quelle capacità. Se Kal-el ha scoperto di essere diverso in tenera età gli altri sono passati attrraverso un evento che li ha trasformati quando erano già adulti. Hanno un passato a cui appoggiarsi, una parte di vita in cui erano normali.

    Un altro lato interessante da esplorare potrebbe essere l’origine di Superman. Nel senso che i suoi inventori si sono pesantemente ispirati ad altre figure (chiedere a Davide Mana) e la prima versione del personaggio, quella che non volava ed era praticamente invulnerabile, era solo apparentemente più semplice.

    1. Hell

      Capitan America l’ho citato in quanto anche lui rappresenta un personaggio anacronistico, come Superman.
      American Dream è, in teoria, forte quanto Superman e vive molto a lungo. Alla distanza, la diversità d’origine conterebbe molto poco, secondo me. I problemi che si palesano sono uguali.

      Ecco, la crisi psicotica è l’evoluzione più ovvia, in un certo senso. Quella che mi piacerebbe evitare.
      La sfida è collocare il Superman in un contesto attuale, e in modo verosimile.
      Magari noi con 2MM abbiamo questa possibilità.

  3. Roberto Moretta

    Anche a me il personaggio di Superman continua a piacere, ma è vero che riuscire ad attualizzarlo sembra impossibile (davvero non so nemmeno se è possibile !). Vedo che non sono l’unico a cui è piaciuto il film di Singer…

    1. Hell

      Il film di Singer ha come colpa il fatto di essere un sequel dei vecchi film, ma di presentare contenuti identici (omaggi) a quello del 1978.
      Per il resto non è malvagio, ma forse ha un’impostazione troppo classica, quasi parodistica. ^^
      L’attore non era neanche malvagio.

  4. strategieevolutive.wordpress.com

    Mettiamoci un po’ di pulp.
    Il Superman delle origini è di fatto un rip-off di due popolari personaggi dei pulp – John Carter e Doc Savage.
    Come Carter, Superman è un alieno su un mondo a gravità più bassa, per cui risulta capace di spiccare balzi poderosi ed ha una forza sovrumana.
    Come Doc Savage, Superman si chiama Clark, possiede una fortezza della solitudine fra ighiacci polari, e se Clark “Doc” Savage è “The Man of Bronze”, Clark “Superman” Kent è “The Man of Steel”.
    In effetti Lester Dent, principale autore di Doc Savage, non fece causa a Siegel & Schuster solo perché non aveva voglia di perder tempo in tribunale, ed aveva delle remore a rovinare due persone che considerava comunque “colleghi”.

    In effetti, pochi si sono occupati delle radici pulp dell’uomo d’acciaio.
    All’origine affrontava gangster con il tommygun, robot giganti rapinatori, l’occasionale pericolo giallo.
    I problemi, per quel che mi riguarda, sono cominciati quando è diventato troppo codificato e “fumettevole”.
    La formula del pulp era più elastica, manteneva la suspance con meno dispendio di minacce colossali.
    Il fumetto ha innescato una contrazione degli utili – se salvo New York… pardon, Metropolis (aqltro rip-off), questa settimana, la pèrossima dovrò salvare l’America, fra un mese dovrò salvare il mondo ecc ecc.

    1. Hell

      Questa storia del rip-off è sempre attualissima.
      Avevo letto di Doc Savage, infatti.
      Però poi Superman è diventato quel che è, in pratica un impiastro. Perché è come Zeus, ma si diverte un decimo, anzi non si diverte per niente. E quindi si va avanti di minaccia colossale in minaccia colossale, giusto per fare qualche graffio sul suo costume.
      È proprio ciò di cui parlo. ;)

      1. strategieevolutive.wordpress.com

        Io credo che questo problema sia comune a molti supereroi.
        Io Superman l’ho scoperto quando ho scoperto una pila alta così di “Nembo Kid” di mio zio, in soffitta a casa di mia nonna. Doveva essere il 1975, i fumetti erano del ’60 e rotti.
        I suoi principali proiblemi (di Superman, non di mio zio) erano
        . nascondere la propria identità a Lois Lane
        . salvare Lois Lane o impedire che si cacciasse nei guai
        . dissuadere Lois Lane da fare cose poco femminili come pilotare un aereo o intraprendere un safari
        Ah, sì, certo, poi c’era Luthor che aveva piani diabolici di dominazione mondiale del tipo, inserire messaggi subliminali nei juke box, con l’effetto di trasformare Lois Lane (chi altri?) in una sgallettata col giubbotto di pelle.
        C’erano parechie storie in cui Superman faceva bonariamente la figura del pirla.

        Era una versione un po’ triste ma funzionante della filosofia del Batman di Adam West, e qui concordo con Morrison – erano storie che piacevano ai bambini, perché erano zap! bang!, e storie che piacevano agli adulti perché erano assurde, un po’ satiriche, e relativamente spensierate.
        Un adolescente certe cose può solo odiarle.
        I fumetti sono diventati “adulti” quando si sono orientati al pubblico degli adolescenti.
        Batman ha una valanga di traumi, Superman ha una dannata scopa in c#lo.
        E qui parte la contrazione degli utili – perché si può solo più andare in una direzione..

      2. Hell

        La conclusione è interessante, perché se i contenuti adulti sono in realtà destinati agli adolescenti… ma ancor di più la questione del gradimento adulto, nel caso in cui i contenuti siano assurdi.
        Guarda che spiega tante cose. Spiega perché certi film vengano fatti col filtro. Perché gli adulti non vogliono vedere nelle cose di intrattenimento altri problemi rispetto a quelli che già hanno?
        È inquietante,,,

  5. strategieevolutive.wordpress.com

    In realtà, molti fumetti “adulti” presentano personaggi con problemi che un adolescente crede che siano “adulti” – e qualunque riferimento a Sandman è puramente casuale.

    Ho ripescato la citazione esatta di Morrison, perché è interessante…

    “The Sixties Batman works because when you’re a kid you take it really seriously and when you’re an adult, you think it’s pretty funny. But when you’re an adolescent and you’re getting into Batman as an idea of something cool and mysterious and reflection of your own darker moods – that’s when you really hate that Adam West stuff. It’s anathema to the adolescent concept of Batman as a tortured, angst-ridden loner. But obviously the older you get, the funnier it gets. Like the fact that they almost never mention Batman’s parents had been killed. There was no real explanation that he had suffered any trauma at all. I kind of love that idea that, just because he has loads of money, why the fuck wouldn’t you?

    “The characters are easy to understand. The set-ups are clever. The villains are cool and weird. It hit on a lot of levels, and I’m sure hippies were enjoying it, people who were tripping were enjoying it, little kids were enjoying it. This is what people thought of that franchise for a long, long time. It was so powerful. Color TV was new, and it made a big impact. It really took the Frank Miller Dark Knight to break that image.”

    Il Batman di Adam West ha un sacco di soldi, perché non usarli per combattere il crimine?
    Allo stesso modo, Superman ha dei superpoteri fighissimi, perché non usarli per combattere il crimine?
    È semplice, ma non necessariamente semplicistico.

    Il filtro è dovuto – io credo – al fatto che gli adulti intelligenti sanno che non esistono problemi standardizzati, che invece sono la base della dieta dell’adolescente medio.
    Se noi due, separatamente, facessimo una lista di problemi adolescenziali, sarebbero quasi identiche – se lo facessimo di problemi reali di adulti reali, per essere uguali le liste dovrebbero essere così generiche da essere inutili.
    Perciò, sì – gli adulti superficiali di problemi ne hanno abbastanza dei loro, gli adulti svegli sanno che cercare di fare “un grande discorso sui problemi di una generazione” al ciunema capita di rado, e quindi preferiscono evitare…

    1. Hell

      Sono alquanto spiazzato. .D
      Però è un discorso affascinante. Io continuo a prediligere le storie complesse e problematiche, senza la pretesa ammaestratrice.
      Però mi rendo conto che ho gusti di nicchia. Spesso detestati dai miei coetanei che ormai cercano, a tutti gli effetti, mero intrattenimento, qualcosa che li allontani dall’angoscia.
      E temo sia un riflesso condizionato, in effetti, causato dalle difficoltà quotidiane, lavorative, etc…
      Io invece continuo a appassionarmi. Ma faccio parte di quella schiera di adulti che intimorisce i mediomen… ;)

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