Il medioriente della percezione

Il medioriente della percezione

Capita spesso, nell’internet, di imbattersi in immagini che suscitano scalpore.
È accaduto anche a me, mesi fa, quando ho trovato, allegata a una ricerca casuale, la foto qui in basso, a suo modo celebre.
Studentesse all’università di Teheran, anno 1971.
C’era ancora lo Shah.
Libertà, ammiccamenti al way of life dell’Occidente, il tappo della Pepsi Cola accompagnato da scritte in caratteri arabi.
Affascinante, senza dubbio.
Chi si imbatte in questa foto e in molte altre relative al ventennio Cinquanta-Settanta del XX secolo, provenienti più o meno da tutto il Medioriente, non solo dall’Iran, si fa l’idea che lì non c’erano solo bombe e giubbotti esplosivi, e burqa. E, incredibile, le donne erano belle, libere, c’era la moda, le belle auto.

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Spesso, queste immagini sono affiancate da quelle attuali, come in questo accostamento:

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Radicale. Una dicotomia che non lascia adito a dubbi.
E non nego che la combo 1960-Oggi ha smosso anche nel sottoscritto quel sentimento primigenio che sottende a un concetto esso stesso primigenio, quasi arrogante, di libertà.
Ed è l’effetto che queste foto, prive di qualsiasi approfondimento, mirano a suscitare.
Negli anni Sessanta si stava con le gambe in mostra, libere e sorridenti, oggi si campa da sepolte vive.

E attenzione, questo non è un post negazionista. Quelle immagini, oggi, esistono, non sono false.
La violenza e le guerre esistono, esiste lo Stato Islamico, esistono tutte le brutture che ci vengono mostrate, ogni giorno, ormai da anni.

Esistono.

Graffito che mostra l'evoluzione della guerra in Siria, a Darayya.
Graffito che mostra l’evoluzione della guerra in Siria, a Darayya.

Ammettendo quindi la potenza delle immagini suddette e i sentimenti che esse offrono, e pur sapendo che la libertà, per le donne, ma anche per tutti gli esseri umani, nel Medioriente, oggi è quantomento opinabile, per certi aspetti, ho cercato, nonostante tutto, un approfondimento.

Le ragioni delle rivoluzioni sono complesse, e meritano studio.

pepsiDa quei territori oggi ci vengono mostrate solo immagini di guerra, distruzione, repressione e violenze assortite. L’inferno sulla terra.
Eppure, a ben guardare, dimentichiamo l’essenziale della umana natura, che è anche nostro, in quanto specie: la libertà è soprattutto un dono della mente.
E sì, essa può essere limitata, uccisa, distrutta, ma mai dimenticata, in quanto bisogno insopprimibile.

Una civilizzazione è ricca e variegata, proprio perché espressione della natura umana. La sua complessità, le sue infinite sfumature e profondità non sono riassumibili in una sola fotografia, ne occorrono molte altre.

E così, mi sono messo alla ricerca di ciò che, in effetti, non conosco e non mi viene mai mostrato dagli organi di stampa: la vita quotidiana nell’Iran, oggi.
Be’, non proprio oggi.
Le foto che ho rinvenuto risalgono a tre anni fa: il 2014.

E per vita quotidiana non intendevo vedute delle città, degli esercizi commerciali, ma vita intima, appartata, vera, il più possibile.

Hossein Fatemi mi ha fornito la risposta. Una serie di istantanee che offrono, per chi la cerca, una visione altra di quei territori, che per una volta non corrisponda esclusivamente al sangue e alla follia della violenza, alla generalizzazione che oggi, troppo spesso, accettiamo come stato di cose.

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Ragazze che fumano narghilè, a viso scoperto.

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O che fumano in balcone, durante una festa privata, indossando t-shirt.

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Un ragazzo che suona la chitarra in un parco, a Shiraz.

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Una rock band che suona musica proibita, a una festa.

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Ragazze che giocano a biliardo, in un locale aperto solo a uomini.

Sono loro. Sono uguali a noi. Comunicano caparbia speranza e desiderio insopprimibile, che ricorda altri regimi e altre repressioni, quando guardare un film era proibito.
L’essere umano può essere incatenato, ma mai del tutto.

La speranza di queste foto è che, in futuro, esse divengano la norma e non l’eccezione, nella percezione, che sostituiscano quei panorami di gigantesca desolazione e violenza che dal medioriente popolano i nostri sogni di angoscia.

LINK UTILI:

imgur.com
panos pictures

Nota dell’autore: si potrebbe discutere, e tanto, su come possa una foto di una ragazza che veste una maglietta avere, oggi, un effetto così dirompente sull’immaginario. C’è di che riflettere, davvero.

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