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Starship Troopers 2 e 3 (2004-2008)

by Germano on 25/08/2011
Book and Negative
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La risposta è: sì, li ho visti tutti. Alla seconda domanda, se abbia stretto o meno un patto con una divinità ctonia che mi ha imposto di guardarmeli come voto, dico: forse.
La verità è che l’estate è il caldo riducono in modo drammatico le alternative. Non perché non ce ne siano, ma perché è il cervello che te lo chiede. Più si resta sul pezzo, marine spaziali contro aracnidi, meno si corre il rischio di sbarellare. Altrimenti si può ammettere che un filmaccio vale l’altro, a 40°.
Due in uno, come i bustoni delle mega-offerte. Perché i nostri Soldati della Federazione, con le belle pubblicità e il volete saperne di più li avevamo lasciati tutto sommato gradevoli (anche se antipatici) nel 1997, ma sono ricomparsi nel 2004 e poi ancora nel 2008. Johnny Rico è presente solo in quest’ultimo, cosa che ha fatto precipitare dal cuore di molti, le virtù (poche) del secondo capitolo, evitando persino di riconoscerne l’esistenza.
Ma veniamo al dunque: trattasi di b-movie. Gli effetti speciali, nell’arco di undici anni, hanno fatto strada, ma non in questa serie. Se possibile, lo stato dell’arte, in questa trilogia, resta legato al primo capitolo. I seguenti hanno conosciuto un lieve regresso. Cosa grave, perché se a questa saga togli gli insetti, abbiamo visto, togli metà dei protagonisti, oltre che metà delle ragioni per sorbirsi questi altri due capitoli. Va anche aggiunto che il secondo l’ho visto per completezza, perché essendoci Jolene Blalock (la dea Jolene) nel cast del terzo, l’idea era di mirare direttamente a quest’ultimo, ma tant’è…

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La guerra contro gli aracnidi divampa nei lontani sistemi planetari e, tra le nebbie, l’oscurità e i fulmini di Eroi della Federazione, spunta un viso familiare, la stessa Brenda Strong, Capitano di una nave stellare, deceduto nel primo episodio, qui redivivo sergente della Fanteria Mobile. Ecco, ci siamo. Già solo così, riproponendo lo stesso attore per due ruoli diversi, in due film consecutivi, ci si merita la palma della serie B. Il bello è che, come ogni b-movie che si rispetti, le scelte registiche normalmente discutibili, vengono presentate in modo gratuito, talmente tanto da annullare qualsiasi polemica. Per la serie: è la stessa attrice. Punto. E ancora, nel cast c’è Kelly Carlson, che già abbiamo ammirato nuda in Nip/Tuck. Punto. Ragion per cui la mostriamo nuda anche qui, per di più insanguinata. Punto.
Eroi della Federazione è una survival horror imperniato su una trama che abbiamo visto tutti. Se non fosse per le evidenti discrepanze, si potrebbe pensare anche a uno spin-off del film del 1997, dedicato alle traversie di quel campo militare dove Rico e i Leoni trovano il generale impaurito e le prime tracce di condizionamento mentale da parte degli insetti. Ma, per quanto apprezzi le licenze poetiche, è un’illusione, questa, di breve durata. Il campo militare è un altro, altri sono i protagonisti. Kelly Carlson, invece, è una costante: sempre nuda.

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Questa ambientazione distopica dovrebbe fornire materiale infinito per spunti satirici e critici di vario genere. O almeno, questo in teoria. Nella pratica s’è guardato indietro alla fantascienza classica, costruendo la trama attorno al canovaccio ben noto, intrusione aliena in ospite umano, e conseguente caos che ne deriva, in un clima di sospetto, equivoci assortiti e abbondante splatter, con tanto di dettagli fissi su insetti aracneiformi che, caparbi, tentano di penetrare gli orifizi umani, controllando, dopo, l’organismo infettato. Niente di nuovo sul fronte occidentale, quindi. Ma una trama conosciuta, proprio per questo prevedibile anche se apprezzata. Le cadute di stile sono ravvisabili nel tentativo di dare corpo alle visioni dei sensitivi, con tanto di inquadrature tremolanti, e nei discorsetti moralistici sulle virtù militari e sui rimorsi che assediano l’animo dei comandanti che hanno fatto ammazzare i loro sottoposti. Due palle così. Però c’è Kelly Carlson, nuda. E la saggezza nelle parole del sergente Brenda Strong: “In questa base si pensa più a fottere che a combattere”. Ipse dixit.

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Starship Troopers 3 vede il ritorno di Casper Van Dien, il mascellone, sempre nei corti panni di Johnny Rico, ora promosso Colonnello. Ma non solo, più che nel secondo capitolo, s’è tentato di omaggiare il capostipite, insistendo maggiormente sull’interfaccia pubblicitaria del Network Federale e, addirittura, s’è riproposto il triangolo amicale dei personaggi protagonisti: abbiamo Rico, sempre Fanteria Mobile, Lola Beck (Jolene) Capitano di una nave stellare e Dix Hauser (Boris Kodjoe), Generale in uniforme nazi, color nero.
L’Arma Segreta tenta un’interessante approfondimento della società federale, descrivendone i contrasti interni causati dai pacifisti che spingono per una chiusura del decennale conflitto contro gli Aracnidi, i problemi coi coloni dei mondi esterni, non si sa come invasi dagli insetti, e squilibri dettati dal divampare della Fede, a quanto sembra, se non fuorilegge, posta in secondo piano dalle necessità della Federazione.
Attenzione, parliamo di spunti che, alla prova dei fatti, non sono stati sviluppati a dovere.

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C’è anche un possente lato visionario, a ben guardare persino satirico, anche se arrivato fuori tempo massimo, ossia quello che vuole lo Sky Marshall, la massima autorità federale, qui interpretato da Stephen Hogan, esibirsi come cantante in altrettanti show del Network, fare l’ospite d’onore, firmare autografi e persino vendere, con la scusa di finanziare il conflitto, gadget recanti la propria effigie. Tutto molto divertente.
Jolene è pessima in uniforme, ma ritorna attraente nel secondo tempo, con il classico vagabondaggio sul pianeta desertico sconosciuto, infestato ovviamente dagli aracnidi. Qui c’è ampio spazio dato ai problemi di fede di alcuni membri dell’equipaggio in contrasto con l’ateismo di altri, e un’ancor più interessante svolta rappresentata dalla ulteriore caratterizzazione dell’intelligenza degli insetti, che per la prima volta riesce credibile. E tuttavia, la polemica religiosa si riduce a idiozia religiosa, con preghiere recitate in fretta e conversioni lampo, accompagnate, però, dalla lieta introduzione di esoscheletri nell’armamentario della Fanteria Mobile. Fino alla fine, si è indecisi sul significato da attribuire alle scene mostrate, che restano a metà fa la serietà e la presa per il culo involontaria. Jolene non è mai nuda, ma parla sporco.
E poi… ci sono i due minuti finali che hanno dell’incredibile. Non ve li anticipo. Vi basti sapere che a quel punto propenderei per la seconda ipotesi già propostavi, la presa per il culo. Io sono rimasto a guardarli con quest’espressione qua: O_O.
Ed è tutto dire.
Però, van bene con questo caldo. E gli aracnidi sono animaletti simpatici. Non fanno nessuna paura, ma ci si affeziona, in fondo…

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