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Ironclad (2011)

by Germano on 01/08/2011
Book and Negative
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Dopo centinaia di film visti, posso dire che ancora il medioevo (come tanti altri periodi storici, del resto) non è stato rappresentato al cinema come si conviene.
Ironclad non era nelle mie mire, ma l’estate è sorda e afosa, e se ne infischia dei buoni film. L’estate vuole Notte Horror. E se la tv non è più così dolce e gentile da regalarcela, non quella alla quale tutti noi, nati nei seventies, siamo affezionati, allora è il caso di distrarsi con tutto il resto.
Il guaio del medioevo al cinema non sta nell’ambientazione, ma nella testa. La testa dei personaggi. Sono stati scritti trattati, sulla mentalità dell’uomo dell’età di mezzo, la cui vita si dice fosse impostata verso quello che c’era dopo. Vero, o almeno così si predicava. La realtà voleva che uomini venissero castrati (letteralmente) se osavano avvicinarsi alla (nobil)donna sbagliata, voleva che le “insane voglie” si praticassero lo stesso, con sommo gaudio, in barba al peccato e alla dannazione. Era età di medici che credevano agli effluvi e all’aere trasportatore di malattie curate coi salassi, età di maledizioni inflitte mescolando escrementi e farina, ma anche epoca di Università e Chiesa. Tutti a raccontarsi Aristotele, e pochi che lo capivano davvero…
Ecco, vorrei vedere questa mentalità, nei personaggi di certo cinema. Se non vera, almeno verosimile (ah, la verosimiglianza!) a quella che, si dice, appartenesse a tale era misticheggiante. Il fascino delle spade e dei castelli, dopo, fa il suo sporco lavoro…

***

Ironclad è la storia dell’assedio del castello di Rochester da parte di Giovanni Senza Terra, e di un manipolo di “valorosi” asserragliati al suo interno. Ed è un brutto film, perché è sciocco.
Non mi riferisco all’ambientazione, al medioevo di cui ho parlato più su. Ma ad altra stupidità, quella che vuole attualizzare e rendere semplice, per un pubblico di minorati mentali, quel che di semplice questa epoca (leggasi Medioevo) non ha. Tutto qua.
Finché il medioevo è rappresentato per far soldi (si spera, perché non è più tempo manco per quello), ecco il medioevo che ci daranno in pasto: pieno di virtù sconnesse, di verginelle infoiate, di cavalieri onesti e valorosi, di sovrani macchiette e di nobiluomini che ciarlano di libertà e uguaglianza come fossero parte, ora, nel XXI secolo, qui tra noi, dell’entourage di un noto presidente americano e stessero partecipando alla tornata elettorale che lo porterà alla Casa Bianca.
Ma siamo in Inghilterra. Non negli States.
Le uniche differenze, però, sono gli abiti e il fatto che a Rochester si ammazza un po’ di più. Le parole son sempre quelle, le pronunciava Alessandro Magno di Oliver Stone, gli spartani alle Termopili, dopo aver cenato all’inferno e aver urlato: “Questa è Spartaaa!!!”, Braveheart Mel Gibson dopo essere stato castrato dal morente Re d’Inghilterra e chi più ne ha più ne metta.
Tutti a riempirsi la bocca con la Libertà. E nessuno che sappia, esattamente, cosa volesse dire quella parola, a quel tempo.

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Sull’accuratezza della messinscena non ho la competenza necessaria. Per me una spada è una spada e basta, per cui, se volete leggere di inesattezze varie e eventuali, armi inesistenti per altri duecento anni, ma tranquillamente impiegate in quel di Rochester, vi rimando all’articolo di Zweilawyer.
Da parte mia un parere sul resto, a cominciare dagli attori. James Purefoy, che per me sarà sempre Marco Antonio, riesce nella non facile impresa di andare sul set e fare il templare. Questa fottuta parola, templare, ce l’hanno fatta odiare dispensandoci per anni e anni sempre la solita merda rimestata in salsa misterico-cavalleresca. Il templare vero e proprio e, si spera, persona seria che credeva nei voti che prendeva, era un monaco guerriero e poco più. Questo è Purefoy, cui non ha giovato l’avergli messo accanto la co-protagonista Kate Mara (Lady Isabel – no, Pegasus non c’è). Non tanto per Kate, che è carina e simpatica, ma per suo il ruolo: la smorfiosa ante-litteram che, avendo saputo che il templare è casto e avendo visto che è anche figo e, cosa più importante, essendo sposata a un vecchio marcio, decide di provare a farselo. E allora, fuori infuria l’assedio di Re Giovanni, dentro quello di Isabel al pacco di Marshall il templare che, però, non ci sta perché, dice, ha preso i voti…

***

Se sopravvivete al duetto Kate-James, cinguettii e maneggi di spada compresi, stile maestro di tennis-allieva ben disposta, e a qualche altra puttanata dello stesso livello, vi potete pure godere un assedio ben orchestrato (tranne per il fatto che costruiscono una torre d’assedio nel giro di una notte, manco i Greci col Cavallo di Troia) e combattimenti realistici. Le spade sono pesanti e, quando colpiscono, fanno male, triturano ossa, tagliano a fette e fanno tutto il companatico di efferatezze, comprensive di torture e amputazioni, che piacciono ai patiti del genere.
Ultima nota, positiva, per Paul Giamatti. Uno dei pochi attori coi coglioni in circolazione. Non so com’era Giovanni Senza Terra, ma il suo è ottimo. Stronzo, isterico e nevrotico al punto giusto. Come dovrebbe essere un Re a cui sta per essere sfilato il trono da sotto il sedere. Da vedere.
È il solito medioevo, quindi. Anzi, quello scemo. Non aspettatevi di più.

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