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Equilibrium

by Germano on 21/06/2009
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Nel 2002 passa in sordina uno dei più interessanti film di fantascienza degli ultimi anni.  Scritto e diretto da Kurt Wimmer, Equilibrium ci propone una visione apocalittica e soffocante del nostro futuro. La storia prende le mosse nei sobborghi abbandonati che circondano la città di Libria, unico faro della superstite civiltà, residuo della III Guerra Mondiale. In queste terre dimenticate, tra palazzi fatiscenti e rimasugli di ciò che un tempo era la società civile prima che si autodistruggesse, si nascondono i ribelli, ovvero coloro che non volendo essere soggetti al regime autoritario e dittatoriale di Libria, si rifugiano tra questi ruderi portando con sé, per salvarli dalla distruzione e per goderne, beni artistici, animali da compagnia, libri e qualsiasi altro prodotto dell’ingegno umano. Perché l’obiettivo del nuovo regime è la distruzione dell’arte? In realtà l’arte (e la sua bellezza) è solo uno dei tanti fattori scatenanti le passioni umane. E sono loro, le passioni, “la vera fonte della crudeltà dell’uomo verso l’uomo stesso”. Ragion per cui, il Prozium, il farmaco simbolo dell’Equilibrium, l’organo di controllo e gestione delle emozioni umane, viene somministrato all’intera popolazione di Libria nell’ottica di sopprimere, rinunciando anche a sentimenti quali amore, speranza, desiderio, le peggiori manifestazioni dell’animo umano, quali l’odio, la crudeltà e la cupidigia, fattori alla base di ogni conflitto. Ma non basta, Libria che è sì un regime dittatoriale, ma è anche l’unica forma di governo, spadroneggia sui sobborghi abbandonati e sui reietti che vi abitano adottando una politica di sterminio per costoro e di distruzione per le opere d’arte che essi custodiscono gelosamente, affidando questa vera e propria pulizia etnica e culturale ad agenti altamente addestrati appartenenti al TetraGrammaton, organo di polizia, i cosiddetti cleric, maestri di combattimento e di Kata della Pistola, un sorta di arte marziale delle armi da fuoco, la cui padronanza rende i suoi esperti avversari “da non sottovalutare”. Il protagonista del film è John Preston (Christian Bale), cleric di I classe del Grammaton, il migliore in assoluto (ma va?), dotato di una naturale empatia che gli permette di intuire l’emotività altrui e quindi di individuare anche i ribelli più insospettabili che si annidano persino dentro Libria. Dopo aver sgominato l’ennesima banda di ribelli e aver personalmente ordinato la distruzione della Gioconda di Leonardo da Vinci (lo so, lo so, questa se la potevano risparmiare… ma tant’è,  se non avete il pelo sullo stomaco, alla fine, ci può anche stare. La cosa davvero inaccettabile è che questa Gioconda è dipinta su tela, mentre la vera Gioconda è su tavola di legno di pioppo, ndr),  Preston scopre che anche il suo collega, il cleric Partridge, prova emozioni e, di fatto, sta ignorando la direttiva fondamentale che proibisce qualsiasi fruizione personale dei beni artistici sequestrati per essere distrutti. E’ la seconda volta che Preston fallisce nell’individuare un possibile colpevole, anni prima, infatti aveva fallito nel capire che anche sua moglie era colpevole di reato di emozione e non si era opposto quando ella era stata condannata a morte. L’esperienza comunque non sembrava aver toccato Preston più di tanto, ma per qualche motivo dopo essersi confrontato con il suo collega, colto in flagranza di reato a leggere una raccolta di poesie di William Butler Yates, Il Vento tra i Roseti, ed averlo giustiziato sul posto, il cleric inizia a meditare sul possibile errore alla base di questa società perfetta, libera sì dalle guerre, ma priva di qualsiasi altra ragione di vita. In un ritmo forsennato e amabile, assistiamo alla progressiva riscoperta delle emozioni da parte di John Preston, al suo crescente odio per il TetraGrammaton e alla sua lotta, infine, per abbattere quest’ultimo e ridare all’umanità le gioie perdute. Spassose, per quanto inverosimili, le scene d’azione e i combattimenti. Grigia e fredda la fotografia. Girato in gran parte all’Olympiastadion di Berlino che si presta perfettamente alla rappresentazione di scenografie lugubri e maestose, il film è una perla del genere, ingiustamente ignorato dalla critica, dove le parti meno efficaci sono  piacevolmente accantonate in favore dell’insieme, incosciente e ambizioso. Riesce godibile ai non-ipercritici.

Equilibrium – Partridge

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