Le Vendite di Joe Konrath

18 Comments


  1. C’è veramente poco da aggiungere. E’ l’ennesima conferma di una profonda crisi del sistema editoriale… e del fatto che il ruolo degli autori all’interno del “ciclo produttivo” va rivalutato. Anche dagli autori stessi.
    Le cifre riportate parlano chiarissimo, no? 😉

  2. Il punto che più mi ha colpita:

    Ci hanno dato contratti prendere-o-lasciare, a senso unico e irragionevoli.
    Hanno fallito nel vendere adeguatamente lavori che avevano acquisito.
    Hanno aumentato artificialmente il prezzo degli ebook.
    Hanno rifiutato di negoziare migliori diritti d’autore per gli autori di ebook.
    Hanno imposto agli autori cambiamenti al testo non necessari.
    Hanno imposto agli autori cambiamenti di titolo non necessari.
    Hanno imposto agli autori delle copertine schifose.
    Hanno rifiutato di sfruttare a pieno dei diritti di cui erano in possesso.
    Hanno rifiutato di restituire diritti che non stavano pienamente sfruttando.
    Impiegano fin troppo tempo per portare sul mercato i lavori che hanno acquisito.
    Impiegano fin troppo tempo per pagare agli autori gli anticipi e i diritti d’autore.
    I loro rendiconto sui diritti d’autore sono vaghi, non aggiornati e non accurati.
    Lasciano orfani gli autori.
    Lasciano orfani i libri.
    Rifiutano di trattare gli autori come uguali, men che meno di usare una giusta misura di onestà.
    Fanno errori e non si prendono alcuna responsabilità per tali sbagli.
    Per ogni speranza che nutrono, ne distruggono o ignorano senza bisogno un numero incalcolabile di altre.
    Hanno reso accessorie l’organizzazione rappresentativa degli autori, la finta Authors Guild, e sono serviti, anche dall’organizzazione ingannevolmente chiamata Association of Authors’ Representatives.
    Hanno fallito nell’onorare le promesse fatte.
    Hanno fallito nell’onorare i termini dei loro stessi onerosi contratti.
    Hanno fallito nei confronti della grande maggioranza degli autori, punto.

    E’ interessante vedere come il sistema editoriale americano non si discosti di una virgola dal nostro. E la cosa non è PER NIENTE confortante.

    Resta il fatto che sì, sulla fortuna ha ragione, ma simili dati di vendita per un singolo autore autopubblicato qui da noi non si vedranno mai.

  3. Non aggiungo altro. A parte che non sapevo che l’editoria americana in fondo si comportasse in modo simile a quella italiana. Se il contesto appare così vicino al nostro allora è lecito sperare che si possa intraprendere anche da noi una strada come questa. C’è da dire che l’Italia rielabora, spesso al ribasso, tutte le infulenze angloamericane e che quindi ci potrebbero essere fattori (come le tasse più alte, per esempio) che forse abbasserebbero i riusultati di vendita dell’articolo. Ma anche se minori, sarebbero risultati comunque lusinghieri, di quelli che ti fanno mandare affanculo il lavoro dipendentente per dedicarti fulltime allo scrivere!

  4. Articolo interessante, non fosse che il caso di Konrath a mio avviso in Italia è poco applicabile. Persistono un sacco di pregiudizi da noi, e ci vuole ancora un po’ di tempo perché le cose cambino. Inoltre, il bacino di potenziali lettori è miserrimo rispetto a quello in cui sguazza lui :p

    Di certo in Italia pubblicare un ebook attraverso un editore (pure con contratto regolare, percentuale discreta e editing) può giusto servire per fare curriculum. Per il resto credo sia un epic fail, ma ti saprò dire meglio in futuro, quando vedrò i numeri che mi spettano.

    1. Sarò scema io, ma il punto dell’articolo di Konrath e del tradurlo in italiano non credo sia “in Italia si può, negli USA sì, in Bangladesh forse, in Togo solo a giorni alterni”. Il punto è che la possibilità ESISTE, far finta che non esista è da fessi e non fare proprio nulla per aumentarne la fattibilità in Italia è da disfattisti.
      E credo che non dire al resto d’Italia che non se la cava bene con l’inglese che questa possibilità esiste, beh, è da maleducati. Poi uno può decidere di far finta di niente e di aspettare che le cose cambino da sole, magicamente, ma che almeno si sappia che le alternative esistono. Che uno ha i mezzi per dichiararsi indipendente da un sistema o sua parte che non sa farne i veri interessi.

      1. Uhm, veramente qui nessuno ti ha dato della scema. Ho espresso il parere contestualizzando, tutto lì. Mi spiace se hai frainteso.

  5. Author

    Grazie a tutti per i commenti.
    Io in fondo sono sempre stato e rimango un sognatore. Ritenendo che il motto ” In Italia non si può” debba essere superato, in un modo o nell’altro.
    In fondo, ho un’unica vita e voglio passarla tentando di fare ciò che è giusto. Se questo vuol dire scontro frontale con gli iceberg che esistono da noi, mi trasformerò in nave rompighiaccio.

    E in ogni caso…
    Ho deciso di scrivere in inglese, per il mercato estero. Per la serie, se l’iceberg è troppo grande, che si sciolga col caldo, da solo. Io veleggio verso mari più tranquilli.
    Chi l’ha detto che devo restare in Italia? C’è la rete.

  6. Dopo che ne avevi parlato, me lo sono letto in inglese. Adesso me lo sono pure letto in italiano :-) Davanti a questi esempi, davvero, c’è da iniziare a pensare in maniera differente…

    1. Author

      Guarda, come ogni cambiamento, la cosa non è difficile, è quasi impossibile: lo insegna la storia.
      Ma la storia insegna anche che il cambiamento è inevitabile.
      Sono un po’ profetico, oggi. Chissà come mai. 😀

      1. Author

        Fai bene a esserlo.
        Non che io mi illuda di vendere 300.000 copie come Konrath, ma è una possibilità. La possibilità è tutto, è vita.

  7. Aggiungere?
    Non credo ci sia nulla da aggiungere. O obiettare…
    In fin dei conti è un processo che, anche senza dati e numeri alla mano, si palesa da solo come ottimale e assolutamente concorrenziale rispetto all’editoria classica.
    Quindi no, non aggiungo altro e anzi, inizio a documentarmi seriamente su come sfruttare questo nuovo mondo.
    Mi sembra ora…

  8. L’avevo letto in Inglese, ma siccome non sono molto ferrato, avevo carpito l’essenziale.
    Leggerlo, comprenderlo meglio…sono senza parole, non c’è nulla da aggiungere più di quanto abbia detto.

    L’ultima parte, la dichiarazione, non so…mi ha suscitato qualcosa.
    Voglia di iniziare a impegnarmi sul serio, voglia di approfondire la conoscenza dell’inglese per poter “entrare” nel mondo, voglia, anche, di impegnarmi anche dall’interno, nel Bel Paese (Bel…mha)
    Sarò giovane, sarò un sognatore, forse mi sbaglio… ma c’è speranza insomma (L’esempio del mio amico che feci ieri, mi pare)
    Certo, la strada è difficile e ardua…ma cosa non lo è nella vita?



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