In the City

In the City

postoC’è quel momento, verso la fine de I Guerrieri della Notte.
Il gruppo di Guerrieri sopravvissuti alla lunga nottata esce dal vagone della metropolitana: fermata Coney Island; c’è una panoramica sulla città.
E Swan, il capo-guerra, commenta:

Guarda che posto di merda! E abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci.

Musica…

È l’alba, e la luce azzurrina accompagna una visione ancora sfocata, infernale, una distesa di edifici ruvidi e anonimi, costruiti in fretta per stiparvi il maggior numero di persone possibili, che lottano ogni giorno per la vita, esattamente come è capitato a loro, ai Guerrieri, per tornare a casa.

La lotta di una intera notte del piccolo drappello di Guerrieri è la lotta di tutte quelle persone che combattono per pagare quello stesso posto di merda in cui vivono.
Un girone dantesco, probabilmente.
L’inferno a cielo aperto. O la fogna.
E Coney Island, il territorio dei Guerrieri, è ovunque, assimilabile a qualunque altro territorio, persino quelli della mente.

Così, su due piedi mi vengono in mente:

1587_4a) la famiglia
Un postaccio, viscoso come pochi altri, dal quale tuttavia dipendiamo, perché ci ha generato, e dal quale fatichiamo a staccarci pur a volte odiandola. Un conflitto di interessi e di sentimenti che dura, appunto, una vita.

b) un qualunque rapporto di coppia che non va
Eppure si sta insieme, fino alle estreme conseguenze. L’orrore.

c) internet
Eh già, internet.
Ed è su questo punto c) che voglio soffermarmi, essendo fortunatamente soddisfatto di a) e b).

Guardate che posto di merda.
Eppure, combattiamo tutti i giorni, tra mille impegni, per ritornarci.
Colmo di vampiri psichici, gente invidiosa, idioti, depressi o semplicemente folli. Gente che si collega unicamente per avere appigli per discutere e litigare, per opporsi, per correggerti, per farti la predica, per meglio indirizzare la tua morale, quale essa sia, perché loro la sanno meglio di te; sia che si tratti di un commento sull’ultima idiozia del politico di turno, sia che si parli di un piatto di spaghetti mangiato ieri, o di una bistecca. O di un libro letto, di un film; se un telefilm è meglio di un altro. Si materializza il sapientino di turno che ti dice dove e come sbagli. Sempre.

Pochi, pochissimi sono ancora in grado di intavolare una discussione construttiva che non coltivi in sé il germe della distruzione e del conflitto.

Sì, internet, dal 2012, appare sempre più una distesa a perdita d’occhio di sogni infranti. Di gente che, dietro un avatar fascinoso e un nickname arguto credeva che avrebbe cambiato le cose. E allo stesso tempo i conti diventavano rossi, la gente non condivideva nulla, non si collaborava a un progetto altrui, se non inserito nella squallida simmetria del do ut des. La stitichezza dell’animo umano.

Io ti dico che sei bravo solo se me lo dici tu per primo.

Perché è un fattore culturale (?).
Intere generazioni di uomini abituati a pensare al ritorno in termini economici, o peggio ancora, trattandosi della rete, di mera popolarità. Che non significa un cazzo, una volta appurato che mille like vengono dimenticati nel giro di una settimana.

2250174-warriorsUn posto di merda, eppure ci torniamo sempre.
Perché sì, ci sono angoli nascosti in cui incontrare anime interessanti, tra la massa di esseri assetati di sangue ed ebbri di nulla.
C’è qualcuno che, silenzioso, legge i nostri pezzi, ci sostiene, fa quello che può.

Ci torniamo perché abbiamo l’anima dei Guerrieri.
Perché, cazzo, preferiamo continuare a combattere, pur sapendo di soccombere. Rimandiamo la fine di un altro giorno, un altro ancora, ancora uno.
Facciamo esperienza.
Scriviamo delle nostre avventure in siti remoti, gestiti da pazzi tiranni, di troll sabotatori, di sedicenti autori di capolavori della cacca, di critici dai cui deretani non si vede manco più il manico, di quella scopa infilata anni addietro.

E poi ci sono gli spiriti affini, quelli con cui condividere tutti questi momenti di piccola gloria quotidiana.

Io m’incazzo a vedere le cose sprecate

Gli spiriti affini, quelli che ci fanno tornare. Ancora una volta, un’altra volta. Solo un altro giorno.
Probabilmente ci incazziamo tutti, a vedere le cose sprecate. Proprio come Swan.

*

Quest’articolo è stato ispirato da uno scambio di battute con Alessandro. Ed è a lui dedicato, oltre che a tutti i Guerrieri.

mcnab
Member

Che poi The Warriors finiva nell’unico modo applicabile alla vita reale: in agrodolce.
I Guerrieri tornano nel loro “posto di merda”, circondati da emeriti stronzi (non per ultimi quelli della stessa comunità di Coney), eppure lo fanno con dignità, orgoglio, rivendicando di non essere dei bastardi figli di put*ana.
Che poi è ciò a cui oramai ambisco anch’io sul Web: tutelare il mio nome, il mio lavoro, pur conscio che esso viene apprezzato da una nicchia ristretta di persone, alcune delle quali hanno probabilmente dei tornaconti di varia natura.
Per questo adoro i Guerrieri 😉

Grazie mille della dedica!

Bruno_bac
Member

Mi sa che nella versione in inglese non c’è. Inquadrano le case ed è tutto implicito. In Italiano devono dirlo perché come periferie siamo messi male, mi sa.

Bruno_bac
Member

Mi correggo… ce n’è mezza, di frase. Manca la città di m…

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