Antologia del Cinema

Wolf Creek (2005)

Con sorpresa apprendo che questo film non è stato visto proprio da tutti. E che, anzi, sono stato uno dei primi a vederlo. Unusual, come dicevo in un altro tempo e in un altro luogo.
Film che mi piace. Film che non mi piace. Non sono mai stato il tipo che spasima per gli slasher, o per l’hovvov, non da quando mi sono reso conto dell’esistenza di un bacino di fruitori, degni degli otaku, coi quali è impossibile andare d’accordo. Più la gente si fissa, più la rifuggo.
E comunque Wolf Creek, al di là dell’hovvov, è un ottimo film. Non mi meraviglia affatto, dunque, che su IMDb vanti soltanto un 6.3. Significa che è più che buono, tradotto in termini razionali.
Film australiano, location australiane, pidgin english e un attore protagonista, John Jarratt, che ammiro molto, perché io il cinema lo guardo, sapete?
Settimana di disintossicazione dalla pellicola e dai suoi substrati insopportabili, gnegnegne del fandom annessi. Ho aspettato e mi sono rifatto gli occhi con Wolf Creek, che poi non è una baia, ma un cazzo di cratere enorme nell’ovest autraliano, in pieno outback.
Apprendo anche che appartiene al filone “Ozploitation”, ovvero exploitation australiana. Di solito sono sottigliezze che mi fanno sbadigliare, ma qui direi che ci sta tutto, per una volta trattasi di distinzione sensata e soprattutto sentita, perché è vera. Gli australiani hanno o stanno facendo un’arte del survival horror, o come lo chiamo io, dei turisti che si avventurano in luoghi selvaggi e ne vengono divorati. La natura del mostro che se li mangia è sempre la medesima, la forma no.

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Di Wolf Creek colpisce innanzitutto la fotografia, liquida. Non so se mi spiego. E la poetica, quella vera, quella che salta fuori dalle immagini e ti fa iniziare a sentire l’ambiente che è sul video, esce da una singola sequenza, il bagno mattutino di Liz nell’Oceano, all’alba. L’attrice, Cassandra Magrath, è convinta che quella scena dia l’impressione del caldo. Nulla di più errato. È una scena fredda, da farlo sentire addosso, col sole basso sull’orizzonte e poetica, quando Liz si volta ancora per qualche istante, prima di partire, per cogliere il momento, il cuore pulsante del paesaggio. Non è profetico dei fatti che verranno, soltanto profondo. Alcuni lo fanno, altri si fanno scorrere addosso tutto, e dei loro viaggi restano solo i souvenir e le calamite da attaccare al frigorifero. Questione di differenze di sensibilità.
Fotografia liquida anche perché, contro ogni previsione, è venuta giù la pioggia, in una zona del continente in cui, accertato, non pioveva da almeno dieci anni. Una benedizione per il film.
Wolf Creek si richiama a reali fatti di cronaca, perché lo sapete, l’outback australiano è una delle zone più letali della terra e in pochi vi si avventurano. E nel corso dei decenni, centinaia sono stati i casi di sparizioni misteriose ai danni di viaggiatori. Alcuni di questi casi si sono risolti in altrettanti processi a carico di sospetti serial killer.
L’idea vincente è prendere un attore dal volto amichevole, qual è Jarratt, e mettergli un coltello in mano. Fantastico, anche perché a questa combinazione corrisponde il senso di abbandono che deriva dai luoghi naturali scelti come set. Quando si è lì e, guardandosi intorno, si capisce che si è a centinaia di chilometri dalla civiltà e dalla salvezza, solo allora ci si rende conto di quanto grave possa essere la situazione.

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Jarratt, poi, è la versione sadica di Mick Dundee, Mr. Crocodile. Ne condivide persino il nome. Le battute/citazione al coltello non sono altro che omaggio e passaggio del testimone, dall’età scanzonata che erano gli anni ’80, dove ancora si poteva ridere del buon selvaggio, al nulla del dopo-duemila, che però incarna tutto il disagio accumulato (e mai riportato dalla cronache, se non in casi eccezionali) di un intero secolo di alienazione. Un abisso per l’anima.
Ruolo icona al quale Jarrett s’è preparato, lui della vecchia scuola, girovagando per qualche settimana nel deserto e non lavandosi. Questo è prendere il lavoro seriamente.
E d’altronde, i risultati pagano. La performance che egli concede insieme a Kestie Morassi (Kristy), risultò talmente convincente da ingannare lo stesso regista, Greg McLean, che irruppe sul set convinto che la Morassi stesse sul serio piangendo di dolore, per di più beccandosi la duplice occhiataccia da entrambi gli attori.
Cassandra Magrath, poi, è rimasta addirittura scossa dalla particolare risata di Jarratt, che a suo dire le ha causato incubi per diverso tempo.

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L’idea alla base del film è così potente e realistica che si materializza nella realtà. I membri della troupe addetti alle riprese del cratere, fermatisi nei paraggi nottetempo, furono davvero raggiunti da un locale, su un fuoristrada, che andò ad accertarsi su chi fossero gli intrusi. Come sempre, realtà e fantasia paiono andare a braccetto. Un episodio, in ogni caso, in grado di scuotere, se tentate d’immaginarvi la scena.
Ottimo, Wolf Creek, anche per tutti gli altri fattori, non ultimo il dipanarsi dell’intreccio, non banale, cinico e spietato quanto basta per non relegare questo film nel limbo del genere. È qualcosa di più.
Unico neo, il fatto che magari c’è troppa facilità, in certe sequenze, durante le quali chi dovrebbe essere impossibilitato ad agire se ne va invece a spasso. Peccato veniale, o forse fatto di cronaca, con citazione vera sul finale, i turisti col furgoncino.
Il director’s cut aggiunge due scene inedite, la presunta storia tra Kristy e Ben e Liz che si cala in un pozzo del nascondiglio di Mick per rinvenirlo colmo di corpi in decomposizione, richiami a altri ben noti film si sprecano, come il più evidente, a mio avviso, il girovagare di Kristy sulla statale abbandonata, in pieno stile massacro della motosega.
In una parola: ottimo.

Altre recensioni QUI

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  • […] un pezzo d’Australia. Musica… Ieri ero alle prese con Wolf Creek 2. Già nel primo Wolf Creek, non avevo potuto fare a meno di notare la battuta del coltello… Furbo, il nostro Greg McLean […]

  • Segue una vaga anticipazione; nulla di rilevantissimo o particolarmente rivelatore, ma comunque…
     
     
     
     
    Quello che mi è piaciuto parecchio è che le scene di prigionia/tortura – oltre a rendere bene la situazione – sono poche, un paio appena, invece che occupare i tre quarti del film come altre volte.
    Un paio di punti mi hanno lasciato un po’ perplesso, ma comunque un bel film.
    Ottima segnalazione, non lo conoscevo.

    • Probabilmente alludi alle sequenze cui accenno nel post, ovvero gente che “se ne va a spasso” con un po’ troppa facilità. ^^ Però sono peccati veniali, secondo me.
      Grazie a te del parere! E felice che ti sia piaciuto.
      😉

      • Aahahah 😀 Sì, la storia dell’auto è davvero strana, non impossibile ma senz’altro poco probabile, visto che ce n’erano diverse e Mick è già all’interno di una di quelle. Chissà perché poi. 😀
        Però, in questo caso, direi che sono piccolezze, sì sì. Strano anche per me, di solito non ci passo sopra, ma stavolta trovo si più importante la resa qualitativa generale rispetto al dettaglio pur errato.
        Gli attori sono davvero fantastici, c’è poco da fare.

      • Quello no, del resto in generale i feriti arrancano, più che correre; quindi non è che l’abbia notato.
        Più che altro, mi vengono in mente due momenti (seguono anticipazioni):
         
         
         
         
        • Quando le due sono dal burrone, Liz prova ad avviare l’auto del tizio, ma mancano le chiavi; poi dice all’amica che devono tornare indietro, perché ha le chiavi del tizio e quindi può provare ad avviare eventuali altre auto, ma non prova quelle chiavi sull’auto che hanno davanti.
        • Quando Liz è nell’auto, dopo essere tornata dal burrone, e cerca di avviarla, il tizio è seduto dietro di lei; considerando che non ci è salito dopo di lei (perché lo avrebbe sentito)… tra tutte le auto che c’erano ha scelto proprio quella? E perché salire su una a caso?

        Nulla di gravissimo (soprattutto il primo, che magari si potrebbe giustificare con la tensione della situazione), ma vedendo il film mi sono saltati all’occhio.
        E complimentoni agli attori.

  • Oooh, finalmente un film che ho visto! Poi sarei io quello che recensisce roba astrusa! XD

    Come Marco ricordo poco, perché l’ho visto due annetti buoni fa. E io con la memoria dei film e libri sono un pesce rosso (del resto faccio recensioni soprattutto per ricordarmi cosa ho visto e cosa ne pensavo!). Su “Wolf Creek” ho un ricordo tiepido: mi era piaciuta molto l’atmosfera di tutta la prima metà del film. Come dici tu, splendida fotografia. C’era atmosfera da vendere, luci e musiche giostrate bene.
    Quello che non mi è piaciuto – ma qui emerge la vaghezza della mia memoria – sono alcune sequenze nella seconda parte. Mi erano parse forzate e poco coerenti con i presupposti lasciati dalle scene precedenti. Però ecco, se dovessi cercare di dirti di più non saprei, perché non mi ricordo bene. Anzi, non mi ricordo proprio i dettagli. XD Non mi ha preso abbastanza nella seconda parte come poteva essere nella prima, sarebbe magari stato più facile sorvolare su cose del genere, se il coinvolgimento fosse rimasto. Per me si era un po’ sgretolato, purtroppo. Forse ha pesato il fatto che la prima parte mi ha creato aspettative alte, chissà. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    • Ah, interessante la questione che recensisci per ricordarti i film che vedi! 😀

      • Fantastico, quindi il blog è utile a te e non solo al tuo ego (come tutti gli altri blogger). Sei verde in tutto, non c’è che dire. 😀

      • Ma sì, rispondiamo a parte a questo! XD Ti dirò, è uno dei motivi principali per cui recensisco. Anche in Base avevo detto che recensivo primariamente per me uso e consumo mio: ecco, mi riferivo a questo aspetto! XD

    • Probabilmente ti riferisci a quello che anch’io ho accennato nell’articolo, ovvero la facilità con cui i protagonisti legati (addirittura crocifissi si liberano). Il che è in contrasto con la perizia diabolica del killer.
      Però, sono difetti che stranamente ho messo da parte. Boh… 😀

      • No, diciamo che bilanciato con tutto il resto, soprattutto col fatto che i personaggi non si salvano in modo scemo e il killer la fa franca, è un difetto su cui sono disposto a sorvolare, va. 😀

      • Ah sì, ecco probabile, mi si accende una vaga luce nella mente… XD Sicuramente segno che ti sei immedesimato di più, perché è capitato in altri film di notare buchi logici grossi allo stesso modo e sorvolare come hai fatto tu per WC. 😉

  • L’ho visto, l’ho visto! E adesso che ho visto questa recensione, mi rendo conto di non ricordarmi quasi niente. La sensazione però è a metà positiva, un po’ come la tua. Devo rivederlo. Altro film in lista 😉

    • Ah, perfetto! Be’, dipende anche se apprezzi il genere giovani turiste squartate. 😀

      • Questo mi sfugge… ^^’

      • Nulla batte The Zero Boys 🙂

  • Questo è uno di quei film che trasuda terrore vero. Un senso di solitudine e di impotenza difficilissimo da riscontrare in produzioni analoghe.
    “Fotografia liquida” ma quanto mi piace questa definizione?
    e la scena del bagno è di una bellezza assoluta. Non c’entra niente col film, ho letto da qualche parte, rallenta il ritmo, ho letto altrove. Saranno gli stessi che si chiedono come finisce contagion

    • Oppure quelli che “un horror non deve concedere un attimo di tregua e Insidious è er mejo”. 😉

      Fotografia liquida m’è venuto proprio guardando la scena del bagno. *O*

      • Ecco. Che mestizia.

      • vogliono i botti, gli sbalzi di volume e i mostri che fanno BOOO!

  • Uno dei pochi casi di un film visto nell’anno di uscita , invece di recuperarlo successivamente. Jarrat è un mostro di bravura. Ed interpreta uno dei migliori psicopatici dell decennio scorso ! L’outback australiano ,poi, è un panorama che adoro sin da Mad Max !

    • Verissimo, l’Australia ci regalerà moltissime perle cinematografiche in futuro, ne sono certo. 😉

    • 11 anni ago

    La leggendaria sincronicità dei blogger ! 😀

    • Mi sa. 😀

    • 11 anni ago

    Inutile dire che a me è piaciuto molto proprio per la sua diversità rispetto a tanti Slasher movie.
    Un piccolo capolavoro sottovalutao.

    • Sì, concordo, anche se io non l’ho trovato particolarmente difficile. Magari una seconda o terza visione aiuta ad apprezzare di più il paesaggio e la fotografia, che la prima volta non mi aveva colpito così tanto. 😉

      (e che facciamo, ci commentiamo contemporaneamente? :D)

    • 11 anni ago

    Jarrat lo ricordo in Picknick ad Hangin Rock, non è solo un gran comico ma uno dei migliori carateristi attualmente in circolazione.
    Wolf Creek è un film ipnotico, sicuramente non di facile fruizione…quasi un acquired taste; da vedere e rivedere più volte per poterlo apprezzare.

  • Lo adoro.
    In primis perché ho vissuto in quei posti e lì ho visto per la prima volta Wolf Creek.
    E la seconda volta che l’ho visto, in un hotel vicino ad Ayer’s Rock , ho avuto poi l’incubo peggiore della mia vita. Il che è quello che dovrebbe fare un horror che si rispetti.

    Seconda cosa: l’attore che interpreta il maniaco è il comico più famoso d’Australia, una persona deliziosa e divertentissima. E’ come se qui un ruolo simile lo facesse Bisio, per dire. Il fatto che il personaggio sia riuscito così bene indica che quest’uomo è davvero un attore con le palle, perché non lo vedo Bisio in queste vesti.

    Non credo di esagerare nel dire che ogni cultore di horror dovrebbe vedere almeno una volta Wolf Creek!

    Babol/Bollalmanacco

    • Oh, bellissimo sapere che hai vissuto in quei luoghi! Davvero, Lavoro o passione? Se ti va di dirmelo, ovvio. E poi, domanda irrinunciabile: com’è l’outback?

      Mi fa piacere anche sapere che non sono il solo ad apprezzare tanto Jarratt, davvero un attore spettacolare, che uno se lo vede che fa il cowboy mezzo scemo nelle Sorelle McLeod e non lo direbbe mai, e invece…

      😉