L'Attico

Voi lettori

Nuovo appuntamento con la categoria Narrativa & Dintorni, oppure Scrittura-Non Scrittura, come preferisco chiamarla io. Ancora una volta nel week-end. Chissà che non diventi una cosa settimanale a cadenza fissa.
Sto lavorando a un Secondo Progetto legato al Survival Blog. Solo in pochi sono a conoscenza dei contenuti. E sono persone fidate.
A loro mi rivolgo ogni tanto per ottenere pareri, consigli, suggerimenti e, perché no, anche giudizi.
Alcune volte (la maggior parte) è utile, altre (poche) frustrante. Specie quando un’idea in cui tu (autore) credi fermamente e sulla quale hai scommesso viene liquidata nel giro di due parole come una ***.
Ma non mi lamento, fa parte del gioco.
Ogni volta che si pone una domanda ci si rimette al giudizio altrui, con annessi e connessi. E non sempre sono rose e fiori. Guai se fosse così.

***

Quel che al lettore manca, e non può essere altrimenti, è la visione d’insieme del progetto. La stessa che spinge l’autore a scrivere. Ora che ci penso, questo ragionamento è applicabile anche al binomio spettatore-regista, in campo cinematografico.
Ragion per cui, un singolo tassello quale può essere il titolo dell’opera, può avere per l’autore mille significati reconditi e per il lettore/spettatore su di esso interpellato neanche uno.
Stesso dicasi per la prima lettura di un’opera.
L’abilità, o la sfida se volete, dello scrittore è riuscire ad arricchire il testo tanto da far arrivare al lettore, almeno in parte, il suo personale significato.
Il lettore, dal suo canto, potrebbe percepire questo significato o, addirittura, scoprirne di nuovi e inattesi.
Non ricordo chi sosteneva che leggere un testo equivale a dargli nuova forma, in pratica a riscriverlo.
Ragion per cui, sono portato a credere che la lettura sia atto ancor più egoista della scrittura. Non in senso deteriore, per carità.
Be’, a volte sì, anche in senso deteriore.
Il lettore si appropria di un testo, lo spolpa, lo critica, non vede collegamenti più o meno evidenti e/o previsti e ne crea di nuovi. E, sulla base di questo, critica o promuove.
Perché da un certo autore e da una certa storia, magari, si aspettava conferme che non sono arrivate e che lui avrebbe desiderato.
La domanda è: si legge sempre sulla base di una forma mentis?
Questo, ovviamente, vale quando si è alle prese con un autore familiare e con diversi suoi libri.
Ma si può applicare anche a un perfetto sconosciuto, un esordiente. Ovvero, potete dire di avvicinarvi a un libro senza preconcetti? Magari basati sulla casa editrice che lo pubblica, su qualche articolo/recensione letta in rete, sui commenti degli amici, sul disegno che campeggia in copertina, persino sui caratteri impiegati per la titolatura!

***

E, ponendo il caso che voi lettori siate in contatto con l’autore, e che questo vi domandi un parere. Quanto siete in grado di tenere conto dei suoi gusti e delle sue esigenze (che pure esistono!) nelle opinioni che esprimete, piuttosto che assecondare le vostre?
Questa è una domanda che mi sono posto spesso durante la stesura, settimana dopo settimana, del SB.
In parte è stato scritto per me, in parte per soddisfare le esigenze di tanti. Ho dato qualcosa a ciascuno di voi: il romance, l’azione, la società decadente, i gialli, il misticismo, la riflessione. E ho dato, molto, a me stesso.
In conclusione, siete così egoisti, voi lettori, da arrivare a consigliare allo scrittore un libro come voi lo vorreste, o fate un discorso più ampio e pensate anche agli altri e a lui, soprattutto?

Kick-ass writer, terrific editor, short-tempered human being. Please, DO hesitate to contact me by phone.
  • Non posso che dire che l’equivoco mi fa piacere, ma non sono un editor di professione: sono semplicemente uno che per passione approfondisce la linguistica italiana e che per questo a volte si trova a revisionare dei testi.
    Mauro.

  • In linea di massima quando revisiono un testo cerco di mantenerlo quanto piú vicino possibile all’idea dell’autore, se possibile interfacciandomi con lui per trovare la soluzione migliore.
    Dipende poi anche dal tipo di testo: se è un articolo, per esempio, non trovarlo chiaro implica (ovviamente) che almeno un lettore ha difficoltà a capirlo, quindi propongo tutte le modifiche che ritengo necessarie a renderlo piú comprensibile; sta poi all’autore decidere se accettarle o no.
    In un testo di narrativa, per esempio, cerco di fare attenzione allo stile, per cambiarlo il meno possibile.
    Sicuramente poi i miei gusti, le mie conoscenze, ecc., influenzano, ma cerco di evitare quanto possibile di rendere l’opera mia, piuttosto che sua.
    Mauro.

    • Ciao, Mauro. 😉

      Da quello che scrivi mi sembra di capire che tu sia un editor di professione. Io, da scribacchino o aspirante tale, non posso che approvare il tuo punto di vista e la tua gestione del testo. Lasciare la scelta finale all’autore e aderire al suo stile trovo che sia giusto oltre che rispettoso del lavoro altrui.

      L’articolo era riferito più che altro alla narrativa, ma non agli editor, quanto piuttosto ai lettori occasionali che spesso sono quelli che criticano con più acrimonia. Naturalmente sto generalizzando…

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    • 11 anni ago

    Immagine inviata Hell!! E’ nella mail ad aspettarti! 😀

    • @ Zeros
      Di impegnarmi mi sto impegnando. L’atmosfera e lo stile sono gli stessi.
      Il risultato finale? Incrociamo le dita.
      Ma sono fiducioso.
      😉

      @ KM
      Ti adoro.
      😛

  • Il problema di Twilight & co. non è tanto lo sbrilluccicume (oddio, anche quello fa ribrezzo!) quanto l’irrealtà del carnivoro affamato innamorato della preda perfetta!
    Niente contro il romantico, anzi, ma che sia dotato di realismo e giudizio.
    Sì, forse sulla scorciatoia hai ragione. La moda stessa del paranormal romance è una scorciatoia come le altre, l’hai già letta, cambiano solo due o tre dettagli qua e là. E ritorna la questione del kitsch come categoria estetica del prevedibile e della soddisfazione con poco sforzo delle aspettative diffuse.

    Hai mollato la RR? Peccato per la RR, buon per il Progetto 🙂
    Non vedo l’ora di leggere i frutti dell’impegno indefesso 🙂

  • Interessante il concetto di “lettore egoista che cerca solo sé stesso”. Direi che c’è anche la variante “lettore egoista(o pigro?) che cerca solo quello che ha già letto”. E, sempre per tornare allo snobbismo, sono i tipi di lettori che io schifo, anche se è più facile identificare quello pigro che quello egocentrico. Fanno parte del mercato, decretano il successo di sacchi di immondizia o piccoli gioiellini, ma restano pigri o egocentrici.

    Essere (o sentirsi) scrittore e chiedersi cosa faccia di un testo un testo “perfetto” non è farsi seghe mentali (non del tutto, almeno): è porsi questioni di metodo, è riflettere sul proprio lavoro (o hobby) con consapevolezza. In generale ho più fiducia in chi si pone il problema e ci ragiona, piuttosto che in chi getta parole su carta senza porsi alcuna domanda e procede diritto per la propria strada come uno schiacciasassi.

    Il gusto? E’ parte della forma mentis che uno si porta dietro, poche palle, c’è ed è uno sforzo cosciente (e non sempre riuscito) farne a meno. E’ proprio il gusto il problema, alla fin fine.
    Non so se siamo più illusi noi, che speriamo che i lettori migliorino (per gusti, per apertura mentale, per fame di creatività, per capacità critica), o quelli che credono che i vampiri innamorati del loro Happy Meal siano dei capolavori di letteratura immortale, o quelli che pretendono che i libri siano scritti attorno a loro e alle loro aspettative.

    Tornando alle spiegazioni: anche questa è una questione di equilibrio. Spiattellare tutto il Worldbuilding in un lungo paragrafo espositivo appagherebbe certe voglie di spiegazione a tutti i costi, ma fa cagare, quanto dare tutto per scontato e non dire assolutamente nulla al lettore, perché è pur sempre lavoro dell’autore creare un mondo e porgermelo, come lettore non voglio dover immaginare le cose fino a questo punto. L’equilibrio è difficile da raggiungere, su cui non credo si possano dare facili lezioni pratiche. Io per prima mi sento traballante quando lo cerco, quest’equilibrio.
    Ma spiegare tutto… Dio ci salvi dall’ennesimo infodump! Sulla bilancia pesa fin troppo! 😉

    • Be’, sì, per il momento è ancora un hobby, la scrittura. Ma è con me da tanti anni, per cui spero si trasformi in qualcosa di più.
      Sull’infodump siamo sempre d’accordo, mi pare.
      Sull’enigmaticità del testo, diciamo che col tempo mi sono ammorbidito. Prima ero intransigente. Del tipo, scrivo come voglio io e me ne frego!
      Il guaio è che poi si finisce col capirsi da solo. Non è un’esperienza esaltante… LOL Quindi mi sono moderato.

      I lettori… uhm, annoso problema. Non credo possano cambiare. Troppi sono i fattori che condizionano il gusto comune. Uno fra tutti la ricerca della scorciatoia, sia essa fisica o linguistica. In pratica il testo che ha più successo è quello che viene compreso con più facilità.

      Diciamo che non è quella la strada che mi va di seguire. Il romanticismo mi piace, anzi ne vado pazzo, ma deve avere una certa sobrietà e deve essere realistico più che sbrilluccicoso.
      Ancora una volta, il gusto…

      😉

      P.S.: ho mollato la RR, perché sono alle prese con il Progetto. Mi distoglieva.
      😉

  • Si legge sempre sulla base di una forma mentis? Io credo di sì. Siamo esseri pensanti, ma ognuno lo fa a modo proprio e partendo dal proprio bagaglio di esperienze e idee, quindi è ben raro che ci approcciamo a un oggetto culturale (libro, film, musica che sia) senza che tutto ciò ci influenzi. Anche cercare di non farsi influenzare dalle proprie esperienze al fine di essere neutri è una forma mentis 😉
    Posto questo, sono d’accordo sul fatto che la lettura non sia mera passività e che il lettore “ricrei” il testo. A volte recepisce qualcosa di quello che l’autore voleva trasmettere, altre volte vede cose tutte sue. E’ un bene? E’ un male? Mah, la critica letteraria vive, potremmo dire, di “seghe mentali” a posteriori 😉

    Potete dire di avvicinarvi a un libro senza preconcetti? Io non ne sono capace. Come ho scritto sul blog di Alex, sono una persona snob e ho preconcetti letterari. A volte sono “piccoli”, altre sono grossi, ma tendo ad essere molto parziale e cattiva nei confronti di alcune delle cose che leggo.

    Quanto siete in grado di tenere conto dei suoi gusti e delle sue esigenze (che pure esistono!) nelle opinioni che esprimete, piuttosto che assecondare le vostre?
    Ho a che fare con mooolti pochi autori. Quando e se do pareri lo faccio come viene. Cerco di mediare tra quello che piace a me, quello che sento come “oggettivamente” inceppato e quello che lo scrittore sembrava voler fare. Se ci riesco non lo so…

    Poi, in un commento, dici che ti chiedono spesso spiegazioni. Ora, la cosa può essere un segno positivo o negativo (ma quello devi saperlo tu a seconda dei casi). Può essere sintomo di poca esplicazione, e allora è un male; ma può anche essere segno di curiosità, e allora può essere un bene (soprattutto se nasce da un racconto breve in cui la sintesi ha obbligato la stringatezza).
    Per dire: il racconto per il primo round della Royal Rumble era, per forza di cose, breve, ma i pochi tratti che delineavano l’ambientazione la rendevano molto interessante e stimolavano molte, troppe domande perché potessero trovare risposta nel breve racconto. Ma va bene così, meglio poche pennellate stimolanti che un pistolotto da spararsi nelle palle 😛

    Sorry per la logorrea =_=’

    • Che la critica letteraria, ma anche cinematografica, viva di seghe mentali è assodato. In parole povere sono tutti castelli in aria che vengono messi sotto assedio a seconda delle mode.
      E c’è sempre il fantasma del gusto… che alcuni non vogliono proprio sentir nominare. Però c’è.
      Il problema, se ce n’è uno, è quello dei lettori egoisti che vedono e cercano solo sé stessi nelle pagine. Allora è un po’ frustrante perdere tante ore per essere bollati come noiosi o non-scorrevoli o enigmatici per il semplice fatto che non si è fatto neanche il minimo sforzo di penetrare il testo.
      Non sto dicendo che mi stia capitando adesso, ma qualche volta sì.
      Il problema, come dicevo sopra, è che anche questi lettori, sulla base di giudizi direi superficiali, decretano il successo o meno del racconto.
      Da scrittore mi domando sempre cosa faccia il testo perfetto. Altra sega mentale.
      Il giusto equilibrio, credo. Che trova terreno fertile in lettori come te che dicono almeno di tentare di immedesimarsi nell’autore.
      Ma con tutti gli altri? È guerra aperta. O dialogo tra sordi, a quanto pare.
      Per tornare al discorso spiegazioni, c’è gente che pretende davvero che gli si spieghi tutto ciò che di accennato c’è nel testo. Cosa che, lo so già, non farò mai. Quelli sono e saranno sempre lettori persi. Il bello è che mi rendo conto che non sono neanche pochi.

      Discorso simile vale per i lettori di roba commerciale. Leggono cose che, me compreso, molti definiscono spazzatura, ma il loro numero è smisurato. E allora, chi è l’illuso? Forse io che resto nella mia nicchia e che non scriverò mai di emo-vampiri.

      Prima mi facevo influenzare molto, dalle opinioni altrui. Ora tendo a pesarle. Ho una buona bilancia per il mio piccolo esercizio commerciale…

  • @ KM
    Devi mandarmi via mail l’immagine che hai usato per il tuo nuovo avatar. Subito.
    Oltre che spettacolare è introvabile.
    😉

  • I miei lettori sono pretenziosi, e va bene così. Io stesso sono un lettore pretenzioso.
    Sono totalmente aperto a consigli e richieste, anche se poi tendo a fare di testa mia, per quanto certi suggerimenti mi si appiccichino addosso in modo subconscio.

    Una cosa che a volte mi perplime un po’ riguarda i commenti sui pochi numeri di pagine. Esempio: scrivo un racconto di 10 pagine e c’è chi immancabilmente chi mi chiede di farla diventare un’esalogia.
    Però capisco che il lettore-non scrittore difficilmente è in grado di comprendere le meccaniche e i tempi che scandiscono il lavoro di uno scribacchino.

    Riassumendo: sì, io tengo conto dei consigli e dei suggerimenti, ma di certo non lavoro sulla sponta emotiva dei lettori (avessi ascoltato i miei, avrei già dovuto scrivere una dozzina di romanzi sugli zombie). Le “richieste” mi servono per sondare il palato di chi mi segue, ma poi mi piace fare di testa mia, e anche proporre cose che nessuno si aspetta.

    Comunque credo che la miglior scrittura è quella che raggiunge una sublimazione nella famosa “via di mezzo” tra le esigenze dell’autore e le richieste dei lettori.
    Difficile, ma per niente impossibile.

    • La richiesta che a me viene fatta più spesso è quella di spiegare… 😀
      Però, quella è una cosa che mi riesce davvero difficile. Mi sembra di abbruttire il testo, assecondando le spiegazioni.
      C’è, naturalmente, chi esagera e chiede spiegazioni di qualunque cosa, anche del perché l’acqua è fredda o calda. Il guaio è che, anche sulla base di quello, c’è chi assolve o stronca.
      Per questo anche io, di norma tendo ad ascoltare i lettori, ma non mi faccio mai condizionare. Di conseguenza, quando leggo, tento di non impartire ordini dittatoriali, ma più di esprimere pareri non vincolanti. Diciamo suggerimenti, che è meglio.

      😉

    • 11 anni ago

    La coda di paglia?? 😀
    Forse è il potere improvviso. Il lettore all’improvviso deve giudicare, quindi diventa protagonista. No? 😉

    ♡♡♡ (29)

    • 11 anni ago

    Ehm…. sono io la colpevole? 🙁

    ♡♡♡ (28)

    • Ecco un altro esempio.
      Ho forse parlato di colpevoli e responsabilità?
      Anzi, mi sembra di essere stato più che tranquillo. È che mi interessa sapere come si legge, più che quando.
      Io cerco sempre di mantenere una posizione di netta neutralità quando leggo qualcun altro. Ovvero, un autore mi piace spesso neppure perché va incontro alle mie aspettative, ma per il modo in cui scrive. Posso addirittura non essere d’accordo o non capire bene quello che dice. Non so se risulta chiaro.
      È che a volte, così come lo scrittore, anche il lettore tende a salire in cattedra. E ciò è altrettanto sbagliato.

      Ma, in ogni caso, nessuna volontà polemica. Come la scorsa volta volevo solo uno scambio di vedute.

      😉