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Una Storia di Supereroi

by Germano on 21/05/2012
Book and Negative
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Riflettevo sul nuovo Spider-Man, film che odio a prescindere, per la sua essenza di inutile reboot, ma dal quale mi aspetto grandi cose. Di conseguenza, anche su tutti i film di supereroi visti nel corso dei decenni. Da quelli ridicoli degli anni ’80/’90, per la mancanza assoluta di effetti. CGI e supereroi, o almeno certi supereroi, è binomio indissolubile. Fino al recentissimo The Avengers, figo finché volete, ma sul quale si sorvola (volentieri, ve lo concedo) sulla voragine logica che vuole Hulk selvaggio all’inizio del film e docile e intelligente alla fine. Così, in un puf.
Ho letto migliaia, credo, di albi a fumetti della Marvel, anche se ne parlo raramente. Lo sapete, in questo periodo mi sto concedendo anche escursioni narrative in ambito supereroistico, e così è nata l’idea di sezionare chirurgicamente gli elementi chiave che compongono una storia di supereroi e proporveli.
Non vuol essere una guida, la mia. Più che altro uno schema di base che, spero, si avvarrà della vostra collaborazione per rendere più organico il contenuto.
Qui, mi limito a proporre una serie di stereotipi/personaggi che, io per primo, tendo a non usare, ma che non possono essere ignorati, dato che alcuni dei fumetti più celebri si basano proprio sui seguenti.
E così, col senso di ragno attivato, andiamo a cominciare:

***

Il protagonista

Può essere giovane o adulto. Maschio o femmina (di solito maschio).

Se giovane, è preferibile che abbia poco successo sociale, che parta avendo già una limitazione. Il potere che svilupperà, in questo caso, servirà anche per riscattarlo.

Se invece ha già una vita soddisfacente, si tende ad attribuirgli un potere che lo emarginerà. (occhio, potrebbe diventare un villain)

Se adulto di successo, dovrebbe già avere un problema (alcolismo, qualche dramma familiare alle spalle, una malattia in progressione), il potere lo redimerà agli occhi di se stesso e di chi lo ama. Magari l’aiuterà persino a sopravvivere. Ma controllarlo sarà cosa complicatissima.

Se adulto frustrato, il potere migliorerà la sua esistenza rendendogli le cose più facili. Anche qui, il rischio di diventare villain è altissimo. Ma fa parte del gioco.

Fidanzata/o del Protagonista (di solito fidanzata)

Anche la Fidanzata può essere giovane o adulta.

La fidanzata giovane, bellissima, implica un work in progress. Raramente il protagonista parte essendo già fidanzato. Lei è bella e inarrivabile, oppure è l’amica d’infanzia. E lui è troppo timido per fare il grande passo. Il potere li farà avvicinare, ma renderà lei obiettivo dell’antagonista. Perché sì.

La fidanzata adulta. C’è amore/odio in questo legame. La donna matura capisce che fidanzarsi con un tizio mascherato che rischia la vita non è proprio il sistema per farsi una vita tranquilla. Quindi, sì, lei lo ama, tiene il segreto al sicuro, ma… si distrae con uomini normali. Cosa anche giusta.

Il fidanzato giovane di solito dura il tempo di tre inquadrature, una pomiciata, il manifestarsi del potere, dopo di ché fugge via atterrito. Troppo complicato, per un maschio adolescente, avere a che fare con una ragazza che può sollevarlo col mignolo.

Il fidanzato adulto ha lo stesso problema della fidanzata, solo che in nome dell’amore, tenterà a ogni piè sospinto di redimere l’eroina, per convertirla a una vita domestica. Oppure si molleranno e lui farà tanti bambini con un’altra donna.

L’Amico del Protagonista (sempre maschio)

È l’amico fin dai tempi della scuola, colui che, nonostante il protagonista fosse uno strambo sfigato, gli dava corda, rendendogli la vita scolastica meno schifosa.

Di solito è un high tech, esperto ossessionato di un qualche campo dello scibile, che so fisica, chimica, fotografia, giornalismo, cosa che lo renderà un professionista in età adulta e una preziosa risorsa per il supereroe.

È anche colui che, quando il rapporto sentimentale del nostro eroe andrà in pezzi, si porterà a letto la Fidanzata, per consolarla e darle uno scorcio di vita normale. Fighissimo. Ma anche no.

Il Rivale/La Rivale

Il Rivale è colui che mirava alla Fidanzata, che gli è stata scippata dal Protagonista. È il figo della scuola, magari gioca a football.

Può essere/è un nerd peggiore del Protagonista che mira alla stessa ragazza, e cova rancore visto il fallimento che lo vuole solo con le sue inutili conoscenze scientifiche.

Potrebbe anche essere il figlio dell’Antagonista.

La Rivale è colei che si vuol fare il Protagonista, per varie ragioni: i soldi, la fama e… ancora i soldi. Magari alla fine della storia si ritroverà al fianco dell’Antagonista, per vendetta. A meno che, la Fidanzata non muoia…

L’inutile Comandante delle Forze dell’Ordine (o dell’Esercito)

Insomma, questo mondo deve avere una parvenza di normalità. La normalità si esplica attraverso un tutore delle Forze dell’Ordine che, anziché punire i criminali, si accanisce contro il giustiziere mascherato di turno, che sì, aiuta le vecchiette a attraversare la strada, salva i gattini sugli alberi e le ragazze dagli stupri nei vicoli, ma che… non può farlo, perché non è lui la legge.
E così, forte di schiere di poliziotti macchiette o soldati dalle armi fantascientifiche, distrugge la città nel tentativo di bloccare il Protagonista.

L’Antagonista

E infine lui, il personaggio che rende possibile tutto, colui che dovrebbe essere immagine del male.
Può essere giovane, amico d’infanzia del Protagonista, oppure adulto, vicino o lontano al Protagonista.

L’Antagonista dovrebbe essere il personaggio dallo spessore maggiore, sfaccettato e complesso: l’esempio migliore che adesso mi viene in mente è il Joker di Nolan.

È colui che, nonostante disponga di poteri e talenti fuori dal comune, non riesce a veicolarli per migliorare la propria vita, se non a danno di quella altrui. Oppure li usa per semplice gusto distruttivo.
Rapisce la Fidanzata non perché sia davvero interessato a lei, ma solo per distruggere il Protagonista, magari invulnerabile.

È, o dovrebbe essere, privo della possibilità di redenzione. Una figura classica che non solo rappresenta il male, ma lo lascia in eredità ai figli, come dote. Visione classica che più classica non si può: il male come tara genetica.
Impossibile scendere a patti con lui, impossibile convertirlo. E, se alla fine il Protagonista ci riesce, vuol dire che lui non è mai stato un vero cattivo.

Ecco, questi sono i miei stereotipi. Voi che ne dite?

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