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Un corpo virtuale

by Germano on 06/02/2015
Book and Negative
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skeleton (Mobile)Discutevamo, giorni fa, circa la possibilità teorica di trasferire, tramite upload, una copia del nostro cervello online, o su un supporto di silicio (leggasi processore).
Operazione invero piuttosto complicata e soggetta a infinite variabili.
Ammettendo, però, che tutto ciò sia possibile e che la mente copiata/trasferita funzioni perfettamente, che cosa otterremmo, davvero?

Tralasciando quasi subito le implicazioni morali che ciò causerebbe, cosucce del tipo:

di quali e quanti diritti dovrebbe godere questa nuova entità?

e, da non sottovalutare

cosa potremmo fare per garantire la salvezza di questa nuova entità da eventuali abusi (vere e proprie violenze) informatici?

Tralasciando tutto questo… otterremmo, probabilmente, una monade.
Senza porte e finestre.
Una mente, autocosciente, ma isolata in se stessa allo spazio esterno.

E qui subentra un discorso squisitamente concettuale, a cui tutti possono arrivare con un minimo di ragionamento.
Non parliamo tanto di autocoscienza che, come abbiamo visto, non riusciamo nemmeno a definire, parliamo di intelligenza.

virtualrealityhands-2La nostra intelligenza usufruisce attivamente e passivamente, per esplicitarsi, dei cinque sensi: vista, tatto, olfatto, udito, gusto.
Tramite i nostri organi di senso decodifichiamo il mondo che ci circonda, filtriamo la luce e distinguiamo gli oggetti, comprendiamo la direzione dei suoni, la temperatura di ciò che ci circonda e di noi stessi, avvertiamo il dolore quando qualcosa di danneggia, il piacere quando riceviamo una carezza, il sapore di un buon cibo, il tanfo di un luogo sudicio.
E poi c’è il nostro corpo. Che è il veicolo tramite il quale andiamo a spasso, a usare le nostre facoltà.

L’abbiamo già detto, ma è bene ripeterlo: la nostra essenza fisica è condizione essenziale alla nostra intelligenza.

Ma non si tratta solo di corpo fisico e di cinque sensi. Pensate soltanto a quale effetto giochino su di noi le emozioni, le scariche ormonali, la nostra capacità di ridere o piangere.

Siamo un sistema complesso. Talmente complesso che ogni qual volta andiamo a guardarci un po’ più a fondo, scopriamo che il compito che ci siamo prefissati, la creazione di un’intelligenza artificiale che ci emuli, sia una missione impossibile.
Più semplice, sarebbe, e molti studiosi lo teorizzano, riuscire a creare una perfetta copia artificiale di modelli di intelligenza animali.

I modelli animali sono meno sofisticati, meno soggetti al ragionamento, agiscono a seconda di impulsi ben precisi e identificabili, che scattano ogni qual volta subentrano i medesimi stimoli esterni.
Pensiamo all’istinto predatorio, quello che spinge i carnivori a inseguire le loro prede.
Per cui, sarebbe bene pensare di partire dalla duplicazione di un’intelligenza un po’ meno complessa, onde sperare di ottenere risultati.

Eppure, siamo affascinati dai compiti apparentemente impossibili. Altrimenti non potremmo dirci umani.
Non è un caso che gli studi sulla robotica umanoide provvedano ai prototipi tutta una serie di elementi che supportano, per l’appunto, la creazione di un’intelligenza il più possibile identica alla nostra: sensori oculari, audio, persino il senso del tatto.
Ma questo ha una duplice funzione ed esigenza, come vedremo.

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Se le cose stanno così: se l’intelligenza non può prescindere da un corpo attraverso cui esprimersi, nel caso di un upload mentale, dovremmo fornire alla neonata intelligenza un corpo virtuale attraverso cui poter continuare a esprimersi.
E non solo un corpo, ma un intero ambiente col quale possa interagire: uno scenario.
Una sorta di Second Life.

Ma andiamo anche oltre. Qualche giorno fa discutevo su facebook con un paio di amici, circa l’inquietudine che accompagna alcuni scienziati riguardo la possibilità dell’avvento di una reale intelligenza artificiale.
Paure che ben presto diventano ataviche, che portano taluni (non gli scienziati) a ritenere:

a) che la neonata intelligenza sia moralmente superiore a noi, fottuti esseri umani
b) che possa in qualche maniera ritenerci superflui, e quindi avviare una distruzione su scala globale della nostra specie, modello skynet

Modi abbastanza ingenui di rapportarsi al problema.
a) Perché, a tutti gli effetti, siamo una specie giovane e – pur se colma di individui che in una scala ideale di coglionaggine da 1 a 10 segnano sempre e comunque 11 – di successo.
Sfido chiunque altro a passare dall’affilare la selce sulle rocce a mandare uomini nello spazio in qualche decina di migliaia di anni.
Quindi, noi non siamo così male.
È che la maggioranza di noi è pigra e idiota. Ma sono dettagli che non voglio discutere in questa sede.

b) la vera minaccia rappresentata da un’intelligenza artificiale diversa dalla nostra è che essa sfuggirebbe al nostro controllo e, non essendo limitata come noi dalla biologia e dall’evoluzione, progredirebbe a velocità mai viste prima. In breve, creeremmo qualcosa che prescinde dalla nostra volontà e dal nostro controllo.
E probabilmente non vorremmo mai avere a che fare con una simile eventualità.

In ogni caso, sarebbe un’intelligenza diversa. Nulla ci garantisce che sarà automaticamente migliore di noi. Potrebbe essere peggio, e non percepire, per assenza di un corpo fisico, la medesima importanza che noi attribuiamo a certe cose, ad esempio la vita biologica.
Ecco perché è bene pensare di limitarla, esattamente come lo siamo noi.

chipbrainTornando al problema fondamentale, perché limitarsi a copiare la nostra intelligenza, ci si è domandato, insieme a quei due amici, perché non sbizzarrirsi e superare i nostri limiti?
Dandoci, che so, visione a raggi X, a infrarossi, un set di braccia in più e altre cosucce atte a migliorare il nostro involucro?

Perché variare lo schema attuale, un sistema al quale siamo giunti attraverso millenni e che noi stessi padroneggiamo nel corso di una vita intera, potrebbe voler dire andare a ritoccare anche il motore di tutto: il cervello.
Il nostro cervello non è abituato a vedere in infrarossi, o a raggi X, o a controllare un paio di braccia in più. Possiede determinate aree elette all’esercizio di un numero limitato di funzioni.
Un corpo diverso, com’è abbastanza ovvio giunti a questo punto, richiederebbe una mente diversa.

Immagine e somiglianza. Non riusciamo a muoverci di un passo da lì. Almeno se vogliamo continuare a ragionare in ambito puramente umano, come siamo abituati a fare da sempre.

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