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Sul boicottaggio

by Germano on 22/09/2014
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Oggi ospito Davide Mana.
Il testo che segue, virgolettato, l’ha scritto lui.
Le mie considerazioni le troverete solo alla fine.
Buona lettura.

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È successo di nuovo.
Un’amica ha pubblicato un nuovo ebook*.
Prima pubblicazione su Amazon, arrivano le prime recensioni molto positive.
E poi, in un’ora, un pomeriggio, passa qualcuno e sistematicamente segnala tutte quelle recensioni come inutili.
E quindi come inaffidabili, false, immeritate.

Questo non solo danneggia l’autrice, ed il suo libro – un libro che riceve recensioni fasulle e inaffidabili – ma naturalmente declassa anche il valore del recensore.
Amazon ha la memoria lunga, per queste cose.

Non si tratta di un fenomeno isolato.
Succede abbastanza regolarmente – nuovo ebook, una manciata di recensioni positive, e bang!, tutte marchiate come inutili.

E ieri, quando è successo, a me ha dato da pensare.
Sappiamo naturalmente chi fa queste cose – no, ok, non il nome, chi fa queste cose non ha un nome, non ha una faccia, non ha una spina dorsale.
Ma sappiamo in generale di chi si tratta – è “la concorrenza”.

Ora, questo è curioso, perché io non ho mai immaginato di avere una concorrenza, a scrivere.
Ho dei colleghi, ho delle persone con le quali condivido un certo pubblico.
Di alcuni mi piace ciò che scrivono, di altri no – è normale.
Ma io faccio la mia corsa, loro fanno la loro.
Alla fine c’è la storia e i lettori giudicano quella.
O no?

Ecco, ciò a cui ho pensato, vedendo quell’infilata di segnalazioni è – ma come ci si sente?
Come si sentono queste persone che quando hanno iniziato si sono guaradte allo specchio e si sono dette “farò lo scrittore!”, e che ora si trovano ridotte a pratiche da teppista – vetri rotti, gomme tagliate, un pestaggio di tanto in tanto…
Come si sentono?
Come integrano questa attività nella propria routine quotidiana di scrittura?
“Lunedì: delineato un racconto, postato sul blog, scritte 8 pagine e boicottati cinque concorrenti.”
Come lo giustificano – non con gli altri, ma con se stessi?
Perché con gli altri è facile – ci si atteggia a strafighi, si dice “gli ho dato una lezione!” e gli amici ridono, e dicono “hai fatto bene!”
Ma con se stessi, quando si guardano allo specchio, come giustificano questo comportamento?
“Devo farlo perché…”
Perché?
L’unico motivo per danneggiare – o cercare di danneggiare – in questo modo un “rivale” è

Perché io non sono abbastanza in gamba.

Dev’essere terribile, essere così tragicamente consapevoli della propria mediocrità da sentire la necessità di ricorrere a mezzucci da teppista per contrastare il successo di chi, molto semplicemente, scrive meglio.

E la cosa veramente terribile è che si possono segnalare come inutili tutte le recensioni di Amazon, si può giocare ai Guerrieri della Notte con gli amici di Facebook, ma una scrittura mediocre resterà comunque tale.
E loro ne sono consapevoli – e questo peggiora solamente la qualità della loro vita.

Non credo che smetteranno.
Ma in fondo, sono persone di nessuna importanza.

——————————
L’amica è Lucia Patrizi, il libro è My Little Moray Eel, è un buon romanzo, dovreste dargli un’occhiata.

***

Per dovere di cronaca:

a) questa cosa delle recensioni segnalate l’ho scoperta io. Una va bene, ma tutte inutili no, non sono più coincidenze. Anche perché l’ebook in questione piace. Un sacco.
b) Davide ha chiuso il suo blog, lo sanno tutti. Sono lieto di ospitarlo, quindi.
c) la foto l’ho scelta io. Perché me lo immagino così, Davide, in questi giorni.
d) sì, ho tanto da dire, sulla chiusura del suo blog e soprattutto sulle risposte/piagnistei/lacrime di coccodrillo che l’hanno seguita. Ché qua non abbiamo la pancetta sugli occhi.
e) dulce bellum inexpertis, expertus metuit.

Ad maiora.

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