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Spiegazione Finale

by Germano on 01/03/2012
Book and Negative
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Sarà che sono depresso, che sentire certe canzoni non mi aiuta, che, come qualcuno mi disse anni fa, arrivando alle cose prima, ho perso il gusto della suspense, perché anzitempo vedo la fine, eppure, certe chiavi di ricerca hanno il potere di schiantarmi.
Ebbene sì, un misto di disillusione e una solenne incazzatura. Lucia e Marina lo sanno bene, dato che anche i loro blog ne sono afflitti.
L’afflizione è la gente (o l’elevatissimo numero della gente) che ci raggiunge cercando la spiegazione finale. Che non è l’ultima spiegazione prima del nulla cosmico, ma un chiarimento sul finale di questo o di quel film. Finali incomprensibili e oscuri, o almeno così devono apparire a coloro che disperatamente ne cercano la chiave interpretativa, ma che, a conti fatti, sono tra i finali più fessi della storia del cinema.
Prospettiva allarmante, tratte le debite proporzioni. Ancor di più se si pensa che oggi, 1 Marzo, è il Future Day, il giorno dedicato al futuro, a immaginare il mondo che vivremo fra venti, trent’anni, per cercare di costruirlo come vogliamo. E dove mai potremo arrivare, se l’unica cosa che siamo stati capaci di creare è una generazione di rincoglioniti?
Gente che a) non crede più, o forse non ci ha mai creduto, di poter ragionare con la propria testa e b) ormai incapace di fare 2 + 2, meravigliandosi, quando capita, del contrario.
Riuscite a vederlo anche voi, questo panorama di spettrale desolazione? E no, stavolta siamo ben lontani dalla poetica dell’apocalisse. Qui la poetica non c’entra un cazzo. Qui c’è solo il deserto e il silenzio della mente.

***

Lo so, quando scrivo questi articoli mi amate. Ma la differenza tra una testata giornalistica registrata e un blog è anche questa, non sto qui a dirvi quello che volete sentirvi dire. Me ne frego delle visite, se aumentano o decrescono. Qui dico quello che mi pare, nei modi che mi piacciono. Per cui, oggi vi beccate il mio io incazzato. Nero.
Andiamo a esaminare gli straordinari e spaventevoli finali che tanto dannano l’intelligenza italica in questi mesi.
Per cui, vi avviso, da qui in poi l’articolo conterrà spoiler. Vi saranno spiattellati i finali dei film.

Cominciamo:

Drive (2011) regia di Nicolas Winding Refn, recensione QUI

frase tipica: “Drive non l’ho capito”

Ora, a parte il fatto che non riesco proprio a capire cosa ci sia da capire in questo film, cosa possa risultare oscuro, in questa storia di torti raddrizzati, vendetta e morte, posso, con molta buona volontà, immaginare che i dubbi sorgano circa il comportamento del protagonista, non proprio lineare e circa il finale non propriamente “canonico”. Perché, si sa, se poco poco un autore si azzarda a deviare dalla linearità, dove tutto deve essere spiegato per filo e per segno, le giovani menti esplodono per il troppo ragionare (non ragioniam di lor, ma guarda e passa, diceva uno che la sapeva lunga, molto più di voi e di me).
Comunque, Drive è la storia del “Ragazzo”, il protagonista infatti non ha un nome, o meglio ce l’ha ma non occorre che venga pronunciato (Ooohh! di profonda meraviglia) che si innamora della vicina di casa e, sulla scia degli eroi classici greci e latini, decide di immolare la sua vita per quella dell’amata, fino alle estreme conseguenze, ovvero il duello finale col boss mafioso che la minaccia.
Il Ragazzo prima di far fuori il boss si becca una coltellata all’addome. Dovrebbe morire, ma anche no. E vi spiego perché: se la lama non ha reciso arterie o organi vitali, il ferito può andare avanti per ore, prima di crepare. Ecco perché il Ragazzo si riprende, nell’ultima inquadratura, e inizia a guidare. Magari sta andandosi a cercare un medico, perché, in ogni caso, se non riceverà cure mediche, ci lascerà le penne.
Difficile? Non mi pare…

Contagion (2011) regia di Steven Soderbergh, recensione QUI

frase tipica: “Contagion non ho capito il finale”

Ma, mi state prendendo per il culo?
Alla fine viene trovata la cura all’epidemia che sta falcidiando la popolazione mondiale. La razza umana, per questa volta, s’è salvata.
Cos’è che non avete capito?
Qua getto la spugna. Impossibile continuare.

La Cosa (2011) regia di Matthijs van Heijningen Jr., recensione QUI

frase tipica: “La Cosa non capisco il finale”

Daje. La stazione scientifica norvegese al Polo Sud viene distrutta dall’alieno che riposava nei ghiacci, che riesce ad assumere le sembianze delle vittime imitandone forma e struttura molecolare. Si salva solo Mary Elizabeth Winstead, a bordo del suo veicolo, dopo aver cotto flambè il suo amichetto con l’ausilio di un prezioso lanciafiamme. E vi faccio uno spoiler nello spoiler, è probabile che sia destinata a morire, quando finirà la benzina.
E allora?

The Innkeepers (2011), regia di Ti West, recensione QUI

frase tipica: “The Innkeepers, non ho capito il finale”

Eh, già. Questo film è un’arma a doppio taglio. Chi ne parla bene e dice, come ho fatto io, che Ti West sa il fatto suo, diventa un coglione, lo sappiamo. Però… a quanto pare riesce anche a sconvolgere le sinapsi degli spettatori! Che vorrà mai significare quello a cui assistiamo negli ultimi minuti? La ragazza che scende in cantina e viene perseguitata dagli spettri? Mah… chi lo sa? È probabile, ma non ci metterei la mano sul fuoco, che l’albergo dove lei lavora sia infestato. È probabile, eh. Cioè, Ti West non ci ha dato la certificazione a riguardo, ma ci sono buone probabilità che, essendo un horror, possa trattarsi davvero di fantasmi. Oppure lei è pazza. E in entrambi i casi, è più che plausibile che certi fenomeni li veda soltanto lei. Ma ciò viene smentito da una piccola scena precedente, in cui l’amico occhialuto sente la stessa presenza, ma potrebbe trattarsi di suggestione. E quindi, si tratta di fantasmi o no? Mah… non lo sapremo mai. E voi perderete il sonno cercando in internet una risposta che dovreste già avere.

Ma veniamo alla parte alta della classifica, le prime tre posizioni, cliccatissime!

Il Cigno Nero (2010), regia di Darren Aronofsky, recensione QUI

frase tipica: “Cigno Nero spiegazione finale”

Eeehh, qui sprofondiamo nel reame della follia. Come mai Mila Kunis è buona e cattiva contemporaneamente? Come mai Natalie Portman fa a botte con Mila Kunis, ma poi si vede che fa a botte solo con lo specchio? Come mai Natalie Portman slinguazza Mila Kunis, ma in realtà si sta solo masturbando? Riposta che vale per tutte le domande: perché è PAZZA. Punto.
Uno dei sintomi della schizofrenia è lo stato allucinatorio, vedere, sentire, annusare, in definitiva vivere situazioni che non esistono, e non riuscire a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. Non c’è altro da aggiungere.
Natalie Portman s’è inventata tutto, mutuando la sua realtà dal proprio vissuto.
Come fa a continuare a ballare nonostante la ferita all’addome? La risposta è contenuta in Drive, qui sopra. Ma ve la ripeto: la ferita all’addome può non essere immediatamente mortale. Se però, con uno squarcio di dieci centimetri sulla panza, ci si ostina a voler completare un balletto classico ostico quanto il Lago dei Cigni, c’è la realistica possibilità di schiattare.

Valhalla Rising (2009), regia di Nicola Winding Refn, recensione QUI

frase tipica: “Valhalla Rising spiegazione”

E ok, qui vi capisco. Sempre il maledetto Refn alla regia (ma io lo adoro comunque). Secondo me, questo film vi attira per le ragioni sbagliate: voi cercate un film sui vichinghi tipo il Tredicesimo Guerriero e vi trovate una gigantesca pippa mentale su religione e Cristianesimo. E non ci capite più nulla. È normale.
In questo caso, nemmeno la mia interpretazione è certa. È semplicemente un film che non vuole spiegare nulla, perché nasce sull’interrogativo e sull’interrogativo muore. Io ci vedo una riflessione profonda, un film sulla fede. Voi il nulla. E credo sia persino giusto così.
Andate in pace.

The Ward (2010) regia di John Carpenter, recensione QUI

frase tipica: “The Ward Carpenter spiegazione finale”

Oh, qui siamo ancora in territorio Cigno Nero, ovvero pazzia. E la pazzia, a quanto pare, è così aliena, perché in televisione non fanno altro che dirci che non esiste, che non viene più capita. Amber Heard, o meglio il personaggio che interpreta è pazza. Punto.
Come fare a rappresentare la pazzia, in particolar modo lo stato allucinatorio? Mostrando cose che non esistono. E così realtà e fantasia si accavallano. Ma non basta, perché oltre alle allucinazioni, i pazzi possono soffrire anche del cosiddetto disturbo da personalità multipla. Ovvero, la loro mente (non chiamiamola psiche, sennò correte subito a cercare la spiegazione) si scinde in tante personalità diverse, che spesso assumono identità e aspetti ben precisi. Tutte le ragazze sono proiezioni della mente dell’assassina, persino Amber.
E perché alla fine Amber esce dallo specchio? Allora è reale, non è una finzione! No, la teoria della pazzia è sempre valida. Si tratta del giochetto tipico di Carpenter, buon vecchio marpione, che lascia il tremendo interrogativo finale: essere o non essere? E voi ci siete cascati con tutte le scarpe, perdendo interi pomeriggi a tentare di capire, o meglio a rivolgervi all’oracolo gugle, l’unico che ha la giusta risposta per ogni domanda.

Eccoci giunti alla fine di questo articolo spero esaustivo, sebbene compicatissimo e rivelatore di segreti divini.
Delle due l’una, o nel 2011 (con le lodevoli eccezioni del 2009, Valhalla Rising e 2010, Cigno Nero) hanno prodotto i film più complicati di tutti i tempi, o dovete dare davvero un’avvitata al cranio e iniziare di nuovo a provare a pensare con la vostra testa.
Da domani, si parla di horror.

Quest’articolo è dedicato a Lucia e Marina, che insieme a me combattono.

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