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Scorci d’apocalisse – Ismail Inceoglu

by Germano on 08/03/2018

Apocalisse e cultura pop sono i temi principali, i leit motiv di questo blog. Da sempre.
L’idea personale è che, in futuro, dovesse la nostra civiltà sparire, ciò che resterebbe di noi, per mera questione di numero, sarebbe la pop art, e la cultura che da essa deriva.
Un po’ come una delle mie scene preferite di uno dei miei guilty pleasure, Il Regno del Fuoco. Dove ai bambini di racconta di Luke Skywalker e Darth Vader. Nuova mitologia, probabilmente non spravvissuta per meriti, ma per quantità.
Più facile che sopravviva una lattina di Coca-Cola che l’Ultima Cena.

Una volta accettato l’inevitabile, si tratta di continuare a fare arte.
Un po’ come ci suggerisce George Miller in Fury Road. La ricerca del bello da parte degli esseri umani è una costanta, è innata in ciascuno di noi.
Pare esserne convinto anche l’artista bulgaro Ismail Inceoglu, artista concettuale, che gran parte dei suoi sforzi creativi li ha dedicati a una serie di scorci da un futuro remoto.

Futuro di devastazione.
Però, l’apocalisse non è solo distopia, è soprattutto occasione, l’occasione di fare tabula rasa, di rinascita. C’è sempre una sorta di poesia decadente nel contemplare antiche vestigia, carcasse di veicoli sventrati, case abbandonate, rimasugli.

Ciò che ci siamo lasciati alle spalle, non per scelta. O per scelta di altri.

Al di là della ben nota poetica dell’apocalisse, laddove l’assenza dell’uomo, o un suo drastico ridimensionamento è assoluta protagonista, in ciò richiamando l’utilizzo degli spazi negativi, addentrandosi nel dettagli è possibile ammirare l’estrema cura del tratto di Inceoglu.

Che esplode di dinamismo. Non sono paesaggi statici, i suoi, ma percorsi dagli elementi sferzanti. Il clima di una natura che si riprende tutto non è clemente, ma è a suo modo un segno che la vita continua.

E che il passato appartiene alla memoria, a stento ancora capace di determinare il presente.

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