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L’interpretazione dei Molti Mondi

by Germano on 13/02/2018

Tempo fa parlammo di universi paralleli.
Ovvero di un sogno perfettamente plausibile su una realtà parallela in cui ero sempre me stesso, ma al tempo stesso qualcun altro.
E quella realtà era tanto simile alla nostra, ma in qualche maniera diversa.
Quell’articolo lo potete trovare qui.
E potreste decidere di liquidare la questione come feci io a suo tempo: è stato solo un sogno.

Eppure, le teorie degli universi paralleli fanno parte della ricerca scientifica, per tentare di spiegare il nostro universo e anche qualcos’altro che magari riusciamo solo a intuire, ma non ancora a dimostrare.
In particolare, il mio scenario – che a distanza di mesi da quando l’ho sognato continuo a percepire come molto reale e molto familiare al tempo stesso – si sposa con uno dei tipi di universi paralleli teorizzati.
Quello dei Molti Mondi.

Il tipo dei Molti Mondi è quel tipo di universo parallelo a cui siamo tutti, più o meno inconsciamente, affezionati. È la realtà dell’universo dello specchio, è la realtà del possibile, è quella preferita dagli scrittori di fantascienza.
Nasce da quella che può essere tradotta come Interpretazione dei Molti Mondi (Many-World Interpretation of Quantum Mechanics) o Teoria dei Molti Mondi.
E, come suggerito dal titolo, scaturisce dalla Meccanica Quantistica. O meglio, per giustificare alcuni aspetti postulati dalla Teoria della Meccanica Quantistica.

Non è questa la sede per un approfondimento scientifico degno di tale nome, qui al contrario si discute di narrativa e fantascienza.
Quindi se dovessimo adattare l’Interpretazione dei Molti Mondi per un racconto di narrativa, potremmo esporla in questa maniera:

– per ogni scelta possibile c’è un universo in cui quella scelta si è compiuta.

Ora, già messa così, questa frase è in grado di far esplodere il cervello di chi ne intuisce la portata. E le conseguenze.
Allo stesso tempo dà nuova sostanza alla nostra capacità di scelta. O ce la sottrae del tutto, rinvigorendo quello che, nei tempi antichi, era chiamato Fato. Il destino, una forza superiore anche agli dei.

Ma torniamo alla scelta.
Noi, ogni giorno, ogni secondo, compiamo scelte che determinano il nostro futuro.
Possiamo considerare un futuro breve, brevissimo, una previsione di un solo secondo. Più o meno la scelta e la portata di tale scelta che posso compiere schiacciando un tasto sulla tastiera, mentre sto scrivendo questo articolo.

Se scelgo di digitare una “o” al posto di una “e” posso mutare sia il senso della frase che sto scrivendo, che il senso ultimo dell’intero articolo, oltre che la percezione di coloro che lo leggeranno.
La mia volontà, così come quella di chiunque altro, in ogni istante, determina tutta una serie di effetti.

Eppure… se, come sarebbe vero ammettendo il postulato dell’Interpretazione, ogni scelta, ogni opzione si verifica in qualche realtà parallela, questo vuol dire che, nella totalità delle dimensioni parallele, che noi scegliamo o meno il risultato finale non cambia, si verifica, o non si verifica, allo stesso tempo. Sempre e comunque.
Perché se io scelgo di scrivere una “o”, da qualche parte un altro me stesso ha deciso per la “e”. Entrambi gli scenari si sono verificati, e tutte le conseguenze possibili di tali scenari ne seguiranno, secondo un effetto a cascata.

Ragion per cui, potremmo ammettere che la nostra volontà, la nostra capacità di determinare la nostra vita è realizzabile solo nella nostra limitata realtà quadrimensionale, oppure che non ne abbiamo affatto, che siamo solo una manifestazione di un singolo evento nell’assoluto degli eventi possibili.
Siamo niente.

Come dicevo, da mal di testa.
Adesso andrò a bere un bicchiere d’acqua, in cui avrò sciolto un analgesico, per farmi passare l’emicrania.
Da un’altra parte, un altro me stesso starà ricorrendo all’agopuntura, perché il suo mondo ha bandito la medicina tradizionale, mentre un terzo sarà già morto anni prima, perché ha deciso di non salire su un aereo, dando ascolto a un presentimento. Sbagliato.

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