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L’esperienza del mito: Chie Yoshii

by Germano on 26/03/2021

Iniziamo con la Rosa di Damasco.
Chie Yoshii, classe 1974, nata in Giappone ma residente negli States, dove ha completato la sua formazione artistica.
Dipinge come faceva Leonardo: olio su tavola.
E ciò che dipinge è meraviglioso.
Il suo lavoro, considerando acclarate le influenze classiche preraffaellite, ma soprattutto rinascimentali, contaminate da elementi legati alle sue origini, è incentrato sulla figura femminile e sul simbolismo dei ricordi, che assumono l’aspetto di oggetti, monili, animali, spiriti nel vento.


Eccola, Yoshii, accanto a due suoi lavori. È importante per intuire, dato che siamo diventati in tutto e per tutto usufruttuari virtuali d’arte e stupore, le dimensioni di queste tavole, e il loro potentissimo effetto cromatico.
Lei stessa ha dichiarato:

“Quando diciamo ‘questo è un mito’ ci riferiamo a qualcosa che non è vero. Tuttavia il mito sottende a una verità psicologica. Ogni volta che viviamo un’esperienza, ciò che di essa resta nella psiche è la fantasia che sorge attorno alle emozioni che quell’esperienza ci ha suscitato”.

Ed ecco il tema dei suoi quadri, esplicitato in tutto ciò che circonda il centro dei suoi dipinti, la figura femminile: il fiabesco, i dettagli onirici, le creature, come le volpi, messaggeri di segreti divini. O le tigri, che incarnano forza quieta ma pronta a esplodere.



Tutto ciò che viviamo lascia delle tracce, lo subiamo e lo assorbiamo per farlo nostro: è il nostro meccanismo di difesa.
Spesso ci lascia delle cicatrici, ma altre volte ci forma.



Yoshii fa emergere le sue figure dal buio, come i ricordi emergono dalla memoria, in esplosioni di colore impostate con straordinario rigore.



Interessante notare, seguendo l’interpretazione che lei stessa ci ha fornito di questi dipinti, il ribaltamento di prospettiva.
Noi conosciamo i suoi dipinti con gli occhi, proprio come quelle figure conoscono noi.



Lo sguardo di queste dame è infatti puntato su di noi, serafico.
Non un accenno di turbamento.
Noi siamo, a nostra volta, il residuo dell’esperienza, la fantasia che ne resta, il mito. Inutile averne paura.



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* il sito dell’artista

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