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La storia (falsa) della vostra vita

by Germano on 27/02/2018

Immaginatevi ancora bambini. Siete appena riusciti a costruirvi una “vita”. Quale può essere quella di un bambino.
Scuola, amichetti, giochi.
I vostri genitori hanno divorziato. Vostra madre accusa l’ex marito di essere un violento ubriacone. Un giorno, la mamma decide di portarvi in vacanza, a più di mille chilometri dalla vostra casa.
Una volta arrivati scoprite che quella vacanza è la sede della vostra nuova vita.
Nuova scuola, nuovi amichetti. Dovete ricominciare tutto.

Sembra di essere finiti in una puntata di Ozark. Solo che questo non è un telefilm, è la realtà.
Ma, anche se siete bambini, qualcosa non vi quadra.
Vostra madre però vi dice che siete ancora piccoli, troppo piccoli per capire. Quando sarete grandi vi spiegherà.
Avete una vita tutto sommato normale, anche se la cosa della “vacanza” che poi diventa la vostra nuova casa si ripete, più o meno ogni quattro anni.
Cambiate casa, lavoro, esistenza.
Una volta, avete sorpreso vostra madre a svuotare il frigo e a buttare via ogni cosa. “Cibo andato a male” è stata la spiegazione.

Nel frattempo, vostra madre ha ritrovato l’amore. Si chiama Stan, è un brav’uomo, lavoratore, rispettato dalla comunità e dai colleghi, vi vuole bene.
Solo che anche lui, per qualche ragione, è stato tirato dentro questa vostra strana vita. Stan non ci trova nulla di bizzarro nel cambiare casa di tanto in tanto, o nel costringervi a indossare per giorni interi buste di plastica sopra le vostre scarpe, mentre siete a casa.

Voi siete Pauline e Ted, siete fratelli. E state vivendo una esistenza singolare. Pensate che, col tempo, la cosa sfumerà. Dopotutto, a parte queste stramberie, non vi è capitato niente di male.
Poi, un giorno, scoprite di avere 23 anni. Vi siete appena laureati. Andate a trovare Ruth, vostra madre.
Ma al suo posto c’è un biglietto, scritto di suo pugno.
Vi aspetta nella camera di un motel, vi prega, prima di raggiungerla, di togliervi tutti i gioielli e la bigiotteria che indossate, per la sicurezza di entrambe.

Ci risiamo, pensate. Solo che, stavolta, non vi costringerà a partire con lei, a cambiare vita ancora una volta.
Con un brivido, la raggiungete in quel motel.
Vostra madre vi sorride, vi dice che finalmente siete abbastanza grandi per capire, per conoscere la verità.
Vostro padre era colluso con la Mafia, ha tradito e, da allora, i sicari sono alla costante ricerca di lui e della vostra famiglia, per uccidervi tutti.
Quella volta che l’avete sorpresa a gettare via il cibo dal frigo, era perché Ruth era stata avvertita: qualcuno aveva avvelenato le scorte.

Tornate a casa dal vostro fidanzato, frastornati. Che succede? Può essere tutto vero? Eppure, dopo il racconto, decine e decine di stranezze passate hanno istantaneamente acquistato un senso…
C’è di più.
Stan conosceva vostra madre da molto, molto tempo prima che vi venisse presentato come il suo compagno. Lui è dentro l’organizzazione, in contatto costante coi “buoni”, con quelli che, in tutti questi anni, vi hanno sempre avvertito in tempo, prima che foste assassinati.

È troppo, decidete di prendere Stan di petto, di fargli sputare la verità.
E la verità che lui vi racconta è anche più incredibile di quella che avete osato immaginare.
Ci sono dei luoghi, sparsi per tutto il paese, hanno l’aspetto di tipiche cittadine canadesi, sobborghi residenziali, sono chiamati Weird Places (posti strani), vi ci abitano quelli come voi, quelli costretti a fuggire, presi di mira da qualcuno, per una ragione o per l’altra.
È difficile da credere, ma senza queste precauzioni, la mafia vi avrebbe già trovati, e uccisi.

Pauline insieme a Stan, il giorno del suo matrimonio.

E gli altri? I familiari che non sono mai stati protetti? Zii, cugini… e vostro padre? Vostro padre è pure lui nel programma?
State per sposarvi, siete riusciti a rintracciarlo, nel frattempo è diventato uno stimato uomo d’affari. Eravate felici di averlo invitato. Di avere invitato tutti.
E ora pensate che tutti quelli che vi stanno intorno siano in pericolo. A causa vostra. Qualcuno potrebbe avvelenare tutti al mastrimonio.

Eppure il vostro futuro marito non molla. Nonostante i dubbi e le perplessità, vuole che la cerimonia si faccia lo stesso. Ci sarà anche vostro padre.
Solo che non è lui.
Stan vi si avvicina, durante il rinfresco, e vi sussurra: “Visto? È stato sostituito da un doppio. A volte succede. Prendono l’identità e l’aspetto dei familiari, per avvicinarsi, per conquistare la vostra fiducia…”

Non viene ucciso mai nessuno.
Gli anni passano più o meno tranquilli, a parte qualche “normale” eccesso di paranoia. Stan sostiene sempre le sue ragioni: siete sempre, tutti, sotto protezione. E in costante pericolo. Vostra madre gli crede ciecamente. A volte dovete controllare che non ci siano microfoni per casa, che non vi stiano spiando, che quelle persone che credete parenti non siano state imitate e rimpiazzate, dovete fare attenzione ai dettagli, un neo, una sfumatura nell’occhio, qualcosa che possa tradirli. Dovete sempre guardarvi alle spalle.

Fino al giorno in cui vi rendete conto che avete avuto due bambini, e che vivere nella paranoia di essere seguiti e uccisi non è più ammissibile.
Inventate uno scenario, quindi, qualcosa che costringa il castello di carte creato da Stan a venire giù. Qualcuno ha fatto irruzione in casa vostra, gli raccontate, ha rovistato nei cassetti, in gergo dite che “siete bruciati”.
Come da regolamento, non avete avvertito la polizia.
E Stan vi racconta che il problema è già stato risolto dai “buoni”. Quelli che hanno fatto irruzione abitavano a cinque case dalla vostra, sono stati già arrestati nottetempo. Non c’è niente di cui preoccuparsi.

Avete la prova. Stan ha mentito. Non c’è mai stata un’effrazione a casa vostra, tantomeno una serie di arresti nel vostro quartiere.
Lo affrontate, e lui vi risponde sereno che “dev’esserci stato un errore nel rapporto che ha ricevuto”.
Siete allibiti.
Cercate di parlare con vostra madre. Di spiegarle ciò che avete difficoltà a raccontare voi per primi. Che per vent’anni, ormai, avete vissuto tutti al servizio di una storia inventata da un uomo.

Stan e Ruth

Ciò che proprio non vi riesce di capire, nonostante lo psichiatra al quale vi siete rivolti vi abbia spiegato, sono le ragioni della menzogna. Lo scopo.
Probabilmente non c’è.
Si tratta di un disturbo psichico. Nient’altro. Una personalità dominante, Stan, ha dominato quella soggiacente di vostra madre, le ha imposto la sua visione della vita.
Una vita avventurosa, paranoica, ossessiva.
L’ha imposta anche a voi, facendovi vivere come foste in un infinito film di spionaggio.
Vi sentite stupidi, o forse no, perché come si può mettere in dubbio la parola di chi vi ha messo al mondo?

Vostro padre è morto. Ha trascorso i suoi ultimi anni insieme a una brutta malattia. Vi siete riavvicinati per il tempo che gli è rimasto. A lui non avete mai raccontato nulla di tutta questa storia. Avete creduto, forse a ragione, di risparmiargli ulteriore, incomprensibile dolore.

Stan è morto. Con la sua morte sono cessate le lettere, i rapporti, i segnali di pericolo, i Posti strani. Ma vostra madre non ha mai smesso di crederci, fino alla fine.
A suo modo, in quella realtà cui ha scelto di credere, è stata una brava madre. Vi ha protetto costantemente da minacce mortali.
Il fatto che non siano mai esistite non cancella la dedizione.
E voi no, proprio non riuscite a odiarla.

*

La storia di Pauline Dakin (Run, Hide, Repeat)

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