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La simbologia in The Neon Demon

by Germano on 13/06/2016
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Nicolas Winding Refn è, e si conferma dopo la visione di The Neon Demon, il mio autore preferito.
Sì, veicola cinema, ma soprattutto narrativa e cultura pop.
Maneggia classici topoi del simbolismo e li arricchisce di personalità e visioni.

Pare quasi sussurrare la poetica del fanciullino, allorché dichiara, in un’intervista, che nelle sue intenzioni era narrare la storia della sua ragazza interiore.
Una sedicenne incarnata da Elle Fanning che, com’è ovvio laddove si accetta la componente fiabesca di qualsiasi storia, s’addentra nel bosco.

Credo che l’età della protagonista sia cruciale, insieme a molti altri dettagli, per un’interpretazione che risulti il meno possibile viziata dai dettami dell’intrattenimento becero, che vuole ogni contenuto appiattito per essere alla portata di tutti.

La giovane età della protagonista Jesse giustifica una visione del mondo superficiale, ma non per questo meno vissuta. La realtà presentataci è, come per tutti i film di Refn, filtrata dal Punto di Vista del personaggio.

***seguono spoiler***

Jesse ci viene mostrata, alla prima inquadratura, già "cadavere"

Jesse ci viene mostrata, alla prima inquadratura, già “cadavere”

Jesse pare essere, strano a dirsi, figura cristologica. Vergine, innocente, a stento consapevole di se stessa, latrice, suo malgrado, di un messaggio.
Questo messaggio di cui è portatrice si scopre col passare del tempo, e viene scoperto da lei stessa.
Si parla di una logica ultraterrena, perché Jesse ha tutta l’aria (e i numeri) per essere incarnazione del divino.
Si assiste alla doppia agnizione:

1) Jesse riconosciuta in quanto creatura speciale, sovrumana, dagli altri esseri umani

2) Jesse che riconosce se stessa come portatrice di una natura altra, “pericolosa”.

Poco ha a che vedere col Cristianesimo in sé, ovviamente, questo percorso, ma qui non si discute di religione, ma di fondamenti culturali, direi quasi di archetipi del racconto, che s’addentrano nella più remota tradizione affabulatoria.

Elle Fanning scherza sul set con Nicolas Winding Refn

Elle Fanning scherza sul set con Nicolas Winding Refn

Il percorso di Jesse, quasi una sorta di predicazione indotta, degna di un messia, riproduce o segue, pedissequamente, la classica epopea:

a) la creatura innocente, bellissima, irresistibile, che quasi plagia la mente degli esseri umani con la sua sola presenza, viene al mondo. Si lascia scoprire.

b) è senza passato, senza famiglia. A quanto pare i genitori sono morti e/o scomparsi. “What are you?”, Cosa sei tu? è la domanda che le viene rivolta. Incarna la Bellezza, intesa come condicio sine qua non.
La bellezza non è tutto, è ogni cosa. Un principio univoco di creazione. Poco importa, a questo punto, che Jesse abbia o meno genitori umani. Potrebbe essere, come nella mitologia classica, un’eroina, una semidea, il cui sangue è stato contaminato da quello dei numi.

Elle-Fanning-The-Neon-Demonc) il 212 è il numero della camera di Jesse. È un numero angelico. Il 2 rappresenta la dualità, ma anche il fine ultimo dell’esistenza, l’1 è l’obiettivo, la forza, la tenacia, l’assertività, il secondo 2 raddoppia gli effetti del primo.

d) il 214 è il numero della camera accanto a quella di Jesse.
E qui occorre addentrarsi un poco, perché credo che questo sia un dettaglio fondamentale che spiega, meglio delle parti restanti, la presente chiave interpretativa.
C’è Keanu Reeves, che interpreta il proprietario del motel in cui la sconosciuta e angelica Jesse alloggia. Capita che in camera di Jesse entri un grosso felino. Può essere un evento casuale. Si è in quel di Los Angeles, e lì intorno, sulle montagne, vivono in libertà puma e altri animali selvaggi.
Eppure, il felino è simbolo di sentimenti primordiali, selvaggi, di violenza e aggressività inespressa.
L’albergatore incolpa Jesse dell’accaduto, in quanto, a suo dire, ha lasciato la porta aperta; le chiede i danni. Danni che saranno pagati da un amico di Jesse. Durante l’incontro tra questo amico e l’albergatore, quest’ultimo fa riferimento a una seconda creatura angelica, tale e quale a Jesse: una ragazza di tredici anni che vive lì da sola, e che aspira a fare la modella. Una “Lolita”. Alloggia alla 214.
2 e 1 hanno medesimo significato. Il 4 non fa che intensificare ciò che 1 e 2 già hanno tracciato.
Questa misteriosa ragazza è ancora più potente di Jesse e incontra, prima di lei, il suo destino di sangue, infatti viene aggredita, sacrificata alla bramosia dell’uomo.
Jesse ne ascolta la morte attraverso le pareti della sua stanza.

Jesse (a destra) è riflessa sullo specchio infranto

Jesse (a destra) è riflessa sullo specchio infranto

e) triangoli e specchi. Qui si sfocia in altro simbolismo, specifico del nuovo millennio. Il triangolo è simbolo di Dio, in quanto Trinità, e dell’occhio di Dio, soprattutto, che è raffigurato persino sulla banconota del Dollaro, evocativo anche di certa Massoneria… Ma non voglio addentrarmi nel territorio degli Illuminati. Perché questo simbolismo non appartiene soltanto a loro.
L’anima… l’anima a cui si fa riferimento è, oltre al sangue, negli specchi. Di frequente, Jesse, ma anche le altre protagoniste, si specchiano o vengono ritratte attraverso lo specchio.
Sicché noi non vediamo Jesse, non sempre, ma il suo opposto, o persino la sua vera natura, celata agli occhi dei mortali.
Nella simbologia dello specchio, oltre a rappresentare il contrario, l’essenza malvagia o buona, a seconda, lo specchio rappresenta anche l’anima, la vera anima di colui la cui immagine viene riflessa. Se lo specchio è infranto, solitamente questo vuol significare la scissione della psiche. Una difficoltà intrinseca del personaggio a riconoscere se stesso e il suo ruolo, la propria natura.

f) il sangue. Il sangue è la vita, urlava Vlad in Bram Stoker’s Dracula. E, in un certo senso, è vero. Soprattutto è vero dal punto di vista antropologico. Gli antichi avevano dato uno ruolo ben preciso a quella sostanza rossa che scorreva nelle nostre vene e in quelle delle altre creature viventi, e che, all’apparenza, non aveva uno scopo specifico, un fine pratico. Il sangue piaceva molto agli dei, era la linfa vitale, il loro dono. Bere da Jesse equivale al duplice fine di possederne la maestà e votarsi a lei.

The-Neon-Demon-2

g) la presa di coscienza o agnizione. Jesse, durante il film, prende coscienza del proprio ruolo, processo che sa di iniziazione e che spesso conduce a un evento infausto, o esiziale. Jesse si definisce “pericolosa”. Pericolosa perché porta a desiderare i comuni mortali di essere come lei, li conduce all’ossessione, e pericolosa soprattutto per sé stessa, che comprende di essere, ormai consapevole della propria natura, veicolo del sacrificio. Tramite la sua carne e il suo sangue si adopererà il sacrificio necessario che consente alla creatura celeste di condividere la sua essenza divina con gli esseri umani, creature imperfette che anelano a un obiettivo, quella perfezione che non riusciranno mai a cogliere del tutto, se non con piccoli, effimeri artifici.

Molto interessante, da questo punto di vista, è la sequenza finale, con annesso il tradimento da parte di uno dei discepoli, Ruby (Jena Malone) che offre asilo a Jesse, ma in realtà la conduce al sacrificio violento.
Jesse sarà poi divorata. Il cannibalismo è pratica atta a carpire le virtù dell’individuo divorato.
Se non è condivisione volontaria o sacrificio ineluttabile, col dio che offre spontaneamente le proprie carni e il proprio sangue, allora si procede all’atto di violenza, al possedere con la forza l’oggetto divino, in ultimo recalcitrante perché non completamente conscio del proprio destino.
Jesse, pochi minuti prima della fine, è colta allo specchio nell’atto di truccarsi le gote con colori e brillantina. Il risultato ottenuto è simile a una farfalla spalmata sul volto.

La farfalla, nella antica Grecia, era chiamata psiche, ovvero anima.

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L’articolo di Lucia

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