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La leggenda nera della Befana

by Germano on 04/01/2014
Book and Negative
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- Stampa francese cinquecentesca da "Dialogues touchant le pouvoir des sorcières" di Thomas Erastus, 1570. Le streghe partono dal camino cavalcando la scopa dopo essersi unte. Un uomo, all'esterno, è intento a spiarle. -

– Stampa francese cinquecentesca da “Dialogues touchant le pouvoir des sorcières” di Thomas Erastus, 1570. Le streghe partono dal camino cavalcando la scopa dopo essersi unte. Un uomo, all’esterno, è intento a spiarle. –

La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte. A cavallo di una scopa.

Scopa che viene usata come arma contundente, sulle teste di quei bambini sorpresi a spiarla mentre lei sta riempiendo le calze appese al camino di dolciumi o di carbone, a seconda che siano stati buoni o cattivi.

E già l’idea di una vecchia rugosa, dal volto grifagno e bitorzoluto, che s’aggira nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio, volando su una scopa e calandosi dai camini, prendendo a scopettate i bambini curiosi, ha la sua bella carica inquietante.

Non bastassero le analogie con la strega.

E sì, ricordiamo, le streghe, come dicevano in Suspiria, fanno solo una cosa: il male.

Strana origine, poi, quella della Befana.

Lasciando da parte le feste pagane dell’antica Roma, quando s’immaginava che di notte, per propiziare i raccolti donne a cavallo di scope volassero sopra i campi, come aerei spargi-fertilizzante, l’ipotesi che ritengo più accreditata e filologicamente corretta, per quanto riguarda il nome della creatura, credo sia la derivazione da Epifania, ovvero la Manifestazione (della Divinità), mal pronunciata e poi sopravvissuta in questa nuova forma, da Pefanìa a Befanìa a Befània e via dicendo. Non deve sorprendere. Moltissime parole in uso attualmente sono nate da cattiva pronuncia, poi consolidatasi col tempo e la consuetudine.

Più singolare invece che a questa manifestazione della divinità sia stato associato l’aspetto tradizionale della stregoneria.

Ovvero, la vecchia a cavallo della scopa. Scopa che, anticamente, era usata al contrario, quindi con le setole di saggina davanti, in barba a qualsiasi aerodinamica.

strega_scopa

Questo perché non era la scopa a permettere alla strega di volare, ma il suo potere satanico. La scopa probabilmente aveva altri usi ben precisi: era un catalizzatore di malvagità.

Nella tradizione popolare si usava spazzare il pavimento, dopo che si fosse ricevuta una visita sgradita, da parte di una persona di dubbia reputazione. Oppure si spazzava in coincidenza con il cambio dell’anno o della stagione, per cacciar via di casa i malanni e la sfortuna.

scopa

Ebbene, la Befana, oltre che usare la scopa per volare e per colpire i bambini disubbidienti, in alcune parti d’Italia si dice che la usi in modo tradizionale per spazzare il pavimento e togliere così le tracce del proprio passaggio (ricordate che, entrando dal camino, in teoria dovrebbe portare con sé fuliggine), e se proprio è soddisfatta della famiglia e della casa, levare anche i malanni, quindi far del bene.

In teoria, sempre in teoria, il non impiego della scopa, da parte della Befana, che porta con sé fuliggine, dovrebbe sortire l’effetto opposto: sfortuna e malattie.

Quindi la Befana, che con la strega condivide non solo l’aspetto, ma anche la via d’ingresso e uscita preferita, il camino, è figura folkloristica ambigua che, come al solito, è stata addolcita dal modernismo, per vendere più cioccolatini.

In ultima analisi, fa specie un altro dettaglio. Prima ci chiedevamo come, dalla manifestazione della divinità, si sia passati a una vecchia rugosa. Ebbene, la spiegazione è semplice e inquietante:

nel medesimo periodo dell’anno in cui, nelle terre cristiane, si celebrava la scoperta di Gesù bambino da parte dei Magi, in alcuni paesi italiani, dove le millenarie tradizioni pagane erano sopravvissute fondendosi con la nuova religione, si era soliti appendere ai palazzi principali o nelle piazze dei fantocci raffiguranti donne anziane vestite di stracci.

Il fantoccio della vecchia era la rappresentazione dell’anno finito, con tutte le sue sfortune e i suoi dolori. Al grido di “brucia la vecia!” o “brucia la strega!”, si esorcizzava la sventura e si cancellavano i brutti ricordi bruciando i fantocci, che diventavano così figure sacrificali. Attraverso le fiamme e il sacrificio, sia pure di un’entità astratta, si celebrava un auspicio in nome di un avvenire migliore.

Divinità, rappresentazione dei poteri.

Bruttezza e vecchiaia, raffigurazione delle malattie.

Doni, che possono essere sia buoni che brutti, raffigurazioni di buona o cattiva sorte.

Fiamme, il sacrificio a un’entità superiore.

Buona Befana a tutti, allora.

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