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La Bilancia del Natale

by Germano on 23/12/2014
Book and Negative
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La verità storica è che il Natale ti mette di fronte al passato.
Ecco, quel fare i conti, o il bilancio della fine dell’anno, in realtà sono cose che si fanno al giorno di Natale, meglio ancora alla vigilia, il 24, quando, mentre ascoltiamo il legno scoppiettare nel camino e assaporiamo un sorso di cioccolata calda dalla nostra tazza, sobbalziamo a ogni minimo rumore, perché sappiamo che Babbo Natale sta arrivando.

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È l’atmosfera magistralmente rappresentata in Rare Exports (titolo italiano: Trasporto Eccezionale – Un Racconto di Natale) film del 2010 diretto da Jalmari Helander, finlandese.
L’attesa e l’orrore della notte di Natale sono incarnate in un’unica sequenza altamente simbolica: quando Pietari, il bambino protagonista, spilla la casella numero 25 sul calendario dell’avvento, che nel suo è rappresentata da una porta.
Il 25 arriva Babbo Natale. Recando con sé il giudizio.
E non deve entrare.
Assolutamente.

Babbo Natale, come già scrissi in un articolo sul Natale piuttosto noto nella blogosfera, è un essere malvagio, poi dipinto di rosso da una nota marca di bevande gassate, per vendere di più.
Babbo Natale non è solo, la sua natura di uomo capra s’è sdoppiata, nei paesi germanici, fino a diventare due entità distinte: San Nicola e il Krampus, quest’ultimo ha guisa satanica, essendo un caprone nero bipede e dalla lunga e guizzante lingua rossa.
Ed è appunto il Krampus, o il suo antenato, lo Joulupukki, a metterci al cospetto del nostro passato, neanche Dickens, col suo inquietantissimo Canto di Natale.
Funziona così da sempre:

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lo Joulupukki, il cui aspetto varia a seconda della latitudine, da gigante barbuto avente per bastone il tronco d’un albero, alle cui enormi corna sono impiccati degli uomini, a uomo-capra di dimensioni umane, viene a trovare i bambini, la notte della vigilia, casa per casa e… li pesa.
Pesa il loro passato, la loro indole, la loro anima (lo faceva anche Anubi, se masticate un po’ di mitologia egizia, il dio dalla testa di cane custodiva la bilancia sulla quale venivano pesati i cuori dei viandanti per l’oltretomba, pesati contro una piuma, della quale dovevano eguagliare e superare la leggerezza, per essere ammessi ai piaceri ultraterreni).
Quindi lo Joulupukki, in forma di capra umana nera e cornuta recava un sacco, non già pieno di doni (quelli appartengono a San Nicola o Niccolò), ma… di altri bambini. Quelli cattivi.
Lui annusava i piccoli candidati, sentiva odore di bugie e innata cattiveria, e li sferzava a sangue, infilandoli poi nel sacco, insieme agli altri, e lasciando nel lettino, al loro posto, dei pupazzi di legno.

È una fiaba horror, ammettiamolo.
Quell’orrore fatato, che da bambini ci dava i brividi, e che fa tanto bene. È giusto avere paura di una strega, perché la strega è creatura malvagia. È giusto avere paura del giudizio dello Joulupukki o del krampus, perché ci deve essere la giusta aspettativa della punizione, quando ci si comporta male.
Si deve intendere che le cattive azioni hanno un costo. Sempre.

E colui che dispensa giustizia deve avere un aspetto mostruoso, inumano, perché in teoria è il male stesso a essere inumano, quindi a alterare l’aspetto sia del giudice che dell’imputato.

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Ecco così quei vecchi splendidi nella loro bruttezza di Rare Exports, magri e famelici (cit.), dalle lunghe barbe sporche e soprattutto dai nasi adunchi, dallo sguardo fremente.
La genuina paura del bambino Pieteri di fronte all’ignoto, la curiosità nell’andare a scoprire la menzogna che copre la leggenda di Babbo Natale, e persino l’orrore degli adulti, che hanno a che fare con paure risalenti all’infanzia, mai sopite, solo nascoste.
E nemmeno così lontane nel tempo. Una volta il Natale era davvero visto così, come in questa immagine:

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Notate il terrore sul volto dei bambini e di contro l’allegria degli adulti. C’è un che di surreale, in quell’atmosfera.
Ci si domanda come e perché determinate tradizioni abbiano avuto tale influenza culturale, ma non c’è da sorprendersi, probabilmente siamo una specie che ama spaventarsi e affidare il giudizio sul proprio comportamento a entità superiori, non essendo abbastanza evoluti da farlo da noi stessi.

Il bilancio di fine anno è in realtà il bilancio della vigilia di Natale: una notte di attesa e speranza, di possibili castighi e felicità.
Possiamo accoglierlo e metterci in discussione, come ogni anno.
Oppure possiamo fare come Pieteri, sbarrare la porta a Babbo Natale, impedirgli di entrare, imbottirlo di tritolo e farlo saltare in aria, fregandocene di ciò che è stato, delle bilance, delle piume. Guardando sempre avanti.

A voi la scelta.

Come ogni anno, buon Natale a tutti da Book and Negative.

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