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La Bestia di Averoigne

by Germano on 25/01/2017

Il mio vicino di cella Davide, qualche giorno fa, ha pensato bene di coprire una lacuna del mercato editoriale italiano, e di tradurre una serie di racconti di Clark Ashton Smith.
Terza punta del tridente di Weird Tales, di Klaskash-Ton ho letto meno che degli altri due, e tuttavia proprio di lui mi colpì un aneddoto, tra i tanti, più che degli altri: quello che voleva che CAS, per arricchire il suo lessico, si fosse studiato, voce per voce, l’intero vocabolario.
La raffinatezza della sua prosa, del resto, è tangibile.

beast-of-averoigneMa torniamo al motivo di questo articolo. Come tanti, anche io avvertivo la mancanza di CAS nella nostra lingua. Così ho acquistato la Bestia di Averoigne, di CAS, tradotta da Davide Mana.

Agile volumetto, interessante soprattutto perché in esso sono contenute le due versioni della Bestia, quella del 1932, rifiutata dall’editore, e quella del ’33, ridimensionata (cosiddetta “versione breve”) e in quello stesso anno pubblicata sulle pagine di Weird Tales.
Per chi, come me, oltre alla piacevolezza della storia in sé, è interessato anche ai casi editoriali, è avvincente conoscere quali siano state, in effetti, le intenzioni originarie dell’autore, e quali i rimaneggiamenti voluti dall’editore, atti, in teoria, a rendere la fruizione del racconto più appetibile al pubblico coevo.

La Bestia di Averoigne ci giunge, nella volontà dell’autore, attraverso tre voci/testimonianze di tre personaggi diversi: Gerome, monaco dell’abbazia benedettina di Perigon, che ci illustra la propria deposizione sugli eventi in atto nella regione; Theophile, abate di Perigon, attraverso una lettera; e infine Luc le Chaudronnier, astrologo e stregone, che viene incaricato dallo sceriffo, col tacito beneplacito delle autorità ecclesiastiche, di porre fine alle scorrerie della bestia nella regione, tramite metodi “poco ortodossi”.

La versione manipolata da Weird Tales narra identica storia, ma riduce a uno solo il punto di vista narrante, ovvero quello di Luc le Chaudronnier, che riassume le precedenti testimonianze, di fratello Gerome e dell’abate in un discorso indiretto che introduce e spiega le vicende legate all’apparizione della Bestia in quelle terre.

clark-ashton-smithA tanti anni di distanza, la versione che preferisco di gran lunga è quella originale, così come è stata scritta dall’autore.
Più efficace, quasi un mockumentary ante litteram, che espone freddamente, attraverso testimonianze scritte da personalità differenti, la storia della Bestia nei suoi tre momenti: la comparsa, in concomitanza dell’apparizione, nei cieli dell’Averoigne, di una cometa rossa, le stragi e la paura che a essa si sono susseguite e infine la caccia e la morte del mostro.

Una costruzione innovativa, moderna, geniale.
Da un lato, per logica, non mi meravigliano le modifiche proposte (e imposte) da Weird Tales. La seconda versione (più breve) offre più compattezza e anche una variazione essenziale, in teoria, secondo i gusti dell’epoca e pensando a ciò che la rivista prometteva, e che garantiva maggior fascinazione esotica: uno scontro finale non già tra uomini e mostro, ma tra mostro e un antico demone, al servizio dello stregone Le Chaudronnier.
La versione del ’33 è più semplice, probabilmente più “orecchiabile” a un pubblico poco avvezzo a costruzioni complesse.
Niente di nuovo sul fronte occidentale, verrebbe da concludere.

Però, una cosa la posso aggiungere: non è solo questione di complessità, o modernità di costruzione.
A risentirne, a mio avviso, è la potenza della prosa.
Ciò che essa riesce a evocare, nel mio immaginario, nella stesura originale, si perde nella seconda, rimaneggiata.

hjv-14In particolare, mi riferisco alla Bestia stessa, questo mostro sfuggevole che si aggira nottetempo tra l’abbazia e le cittadine o i boschi della regione, attorniata da esalazioni fumose e luminescenti, ma soprattutto alla regione stessa dell’Averoigne, che non posso fare a meno di immaginare come costantemente sotto una luce pallida, malata.
Quest’ultima è una suggestione personale, che mi coglie ogni qual volta mi avvicino all’Averoigne: l’idea che dai prati, dai boschi, dalla palude promani un’impronta maligna, morbosa, soprattutto durante il giorno, coi colori sbiaditi, che la presenza della cometa rossa, in cielo, non fa che accentuare.

Si nota subito, leggendo CAS, che ci mancava qualcosa, un sottile disincanto, un’eleganza che non già compete, ma fa da compendio all’opera degli altri due suoi compari.

LINK per l’ACQUISTO

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(oggi in uscita un nuovo racconto, il Fabbricante di Gargoyle)

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