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Il buio delle Puglie

by Germano on 10/04/2018

Ogni luogo, alla tua nascita, ti benedice. O maledice.
O un misto tra le due cose.
Sono nato in Puglia, ci sono rimasto fino a 37 anni suonati, ci torno due o tre volte l’anno.
Il luogo di nascita ti trasmette una visione del mondo unica, e condivisa da tutti coloro che, per ragioni geografiche, ti sono accanto.
Ogni pugliese ha la sua visione della Puglia, ogni provincia crede di essere meglio di tutte le altre, c’è una sana rivalità tra capoluoghi (e relativi abitanti), qualcosa di testardo e beffardo, che si esplica in tifoseria a tempo perduto.
Tutti si diranno d’accordo sul fatto, non si sa quanto verificato, che in Puglia c’è il cibo migliore del mondo.
E il mare.
E il clima.
E tutto il resto.

Una veduta di Polignano a Mare

Siamo pur sempre discendenti da chi ha istituito la “vittoria di Pirro”.
Ogni pugliese ha la sua visione di grandezza e malinconia.
Grandezza perché è vero, difficile trovare terra più bella, scorci più incredibili. Malinconia perché i problemi in Puglia ci sono, e sono tanti, e sanno di arretratezza atavica mista a malaffare. Qualcosa che ci portiamo dietro dal retaggio borbonico.
Borbonico… già il nome riecheggia di pomeriggi medievali sonnacchiosi, intervallati dal frinire delle cicale e dallo scampanare della chiesa del paese, col parroco che chiama a raccolta i paesani, trasmette loro equilibrio nella ripetitività, suggerisce l’idea di un luogo incantato che non solo non può, ma non vuole cambiare.

Terra di demoni e leggende, di santuari, la terra della Controra, dove i demoni più fieri e terribili vanno in giro a sfidare le anime dei mortali in pieno giorno, non come diavoletti qualunque.

Ecco, il mio amico Alessandro mi ha invitato a dire la mia sulla mia regione d’origine, che già ho avuto l’ardire di tratteggiare in una coppia di storie oscure (qui e qui). Per donare a Italia Doppelganger, il suo gioco di ruolo, una Puglia magica, in quella che sarà un’espansione ufficiale del gdr.
Ho accettato, già rievocando nella mia mente quella sensazione di stordimento, tipica della Controra, che è difficile provare altrove, e che farà la parte del leone, nella caratterizzazione buia che voglio dare della Puglia.

Siamo pur sempre in uno scenario di tenebra.
Ma non è una tenebra qualunque, perché, come detto, quaggiù le cose, “tante cose non proprio giuste”, avvengono in pieno giorno. Esattamente tra mezzogiorno e mezzo e le tre del pomeriggio.

L’idea è creare un’atmosfera, riuscire a far sì che i giocatori e il narratore, che si troveranno a varcare quei duecento chilometri di nulla che è il tratto dell’A14 che dal Molise entra in Puglia, intuiscano subito di aver varcato le soglie di un posto singolare e inquietante.
Un posto di mostri antichissimi e dimenticati dagli stessi abitanti, di luoghi nefasti e semplicemente suggestivi, di torpore, soprattutto, di accidia infinita e altrettanta bellezza.

Vi lascio, come spunto evocativo, questo passo dell’Iconologia di Cesare Ripa, del XVI secolo. V’è raffigurata la Puglia, come una danzatrice, un’ossessa. Per alcuni versi, di fatto, una strega.

Noi, ci risentiamo presto.

Donna di carnagione adusta, ch’essendo vestita d’un sottil velo, habbia sopra d’esso alcune tarantole, simili a’ ragni grossi rigati di diversi colori, starà detta figura in atto di ballare, havrà in capo una bella ghirlanda di olivo, con il suo frutto et con la destra mano terrà con bella gratia un mazzo di spighe di grano e un ramo di mandole con le foglie e frutto, haverà da una parte una cicogna che habbia un serpe in bocca et da l’altra diversi instromenti da sonare et in particolare un tamburino et un pifaro. […] Dipingesi di carnagione adusta et vestita di sottil velo, per dimostrare il gran calore et siccità che nella Puglia per lo più si trova […]. Le tarantole sopra il vestimento e macchiate di diversi colori vi si rappresentano come animali notissimi e unichi in questa Provincia, come anco per dimostrare (secondo che riferisce il Mattiolo sopra Dioscoride) la diversità del loro veneno, percioché mordendo esse alcuno ne succedono diversi et strani accidenti: alcuni cantano, alcuni ridono, alcuni piangono, chi grida, chi dorme, chi veglia, chi salta, chi trema, chi suda, et chi patisce altri diversi accidenti et fanno pazzie come se fossero spiritati et ciò da altro non procede se non dalle diverse nature sì di questi animali come ancora di quelli che sono da essi morsicati et anco secondo i giorni e l’hore.

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