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Deformazioni e metamorfosi: Sarah Sitkin

by Germano on 22/01/2016
Book and Negative
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Da qualche parte lessi che l’arte deve colpire l’immaginazione – non soltanto stimolarla – e, di conseguenza, indurre cambiamenti sociali.
E che l’artista offre la sua personale visione delle cose, filtrata dal suo io interiore.

sarahsitkin1Personalmente, trovo che siano un mucchio di parole vuote, il contentino che si dà alla gente che l’arte è costretta a guardarla da fuori, lasciandosi ispirare, nei casi più fortunati.

Nessuno, a cominciare dall’artista stesso, sa cosa gli passa per la mente, o perché lo fa. Quelle che si raccontano sono solo storie, le famose storie del cesso

Quegli stimoli che lo inducono a ritrarre determinate suggestioni sono già impressi nelle suggestioni stesse, non necessitano ulteriori interpretazioni.

Di Sarah Sitkin sappiamo soltanto che:

[…] is a Los Angeles based artist. Her sculptural works are made in wide variety of media including but not limited to silicone, clay, plaster, resin,and latex.

sarahsitkin2Plasma, quindi, il silicone, la creta, resine e persino latex. Latex…
Le sue sono deformazioni e metamorfosi.
Ci sono dei video, in rete: mostrano una bella ragazza dedita alla sua arte, nel suo studio sporco, come ogni studio d’artista dev’essere: una bottega.
C’è chi sceglie di passare una vita così, tra i tormenti, aspettando acquirenti di opere che, magari, l’artista stesso ha già dimenticato.

Tutte le sue creazioni sono incentrate nel presente deteriore. La società coeva è estremamente ricca di ossessioni, perché mai nella storia umana siamo stati tanto concentrati su noi stessi, sulla comunicazione, sottoposti a un bombardamento costante di informazioni, che spesso produce, come unico risultato, una crisi di rigetto, isolandoci in un pianeta sovraffollato.

sarahsitkin1-884x1024Non sono semplici mostri, le creature di Sarah Sitkin: è l’essere umano trasfigurato dalle ansie, dal consumo e, in definitiva, dal fattore eteronomo.
Ovvero, tutto quel complesso di sovrastrutture, che siano sociali, mentali, ambientali, che condiziona, farei meglio a dire plasma – proprio come Sitkin plasma le sue opere – noi stessi.

Abbiamo creato la nostra società, ma siamo, allo stesso tempo, prodotti da essa. Proprio così, un uroboro.
O, se vogliamo, un eterno ritorno.

Prendiamo in considerazione alcune sculture che, dati i materiali impiegati, risultano estremamente realistiche, quasi stessimo guardando dei freak risultati da una distopia della Carne, tanto cara a David Cronenberg:

– una figura che ha una vagina al posto della bocca e un capezzolo al centro della fronte, colta nell’atto di leccare. C’è una contorsione d’intenti, in questa creatura, un essere che vive di sesso e di piacere, che sono anche la sua essenza.

Sarah-Sitkin-Photography-111– un uomo ridotto a un mucchio di pezzi. S’intravedono occhi, organi genitali, una mano. Direi quasi l’essere umano svuotato e ridotto all’essenza.
Pensateci, immaginate di privare un uomo (o una donna) di tutto il superfluo, che non è solo mentale, ma fisico, e di lasciare soltanto quelle caratteristiche che egli usa davvero. Non rimarrebbe altro che un mucchietto di fibre.
Oppure ancora…

– un’ombra che nasce dal cranio di un uomo, lo avvolge, lo compenetra, un fantasma di ciò che avrebbe potuto essere, una rappresentazione della sua angoscia.
E, per concludere,

– un individuo che si strappa di dosso la pelle, davanti a una tavola imbandita che è l’ammasso dei nostri tempi: cibo, droga, medicinali, prodotti per l’igiene.

È il nostro benessere, che finirà con l’ammazzarci.

LINK UTILI:
Sito personale
un articolo-video su LA-ARTIST.COM

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