Antologia del Cinema

The Incredible Shrinking Man (1957)

Uno dei temi caratterizzanti la fantascienza degli anni ’50 fu il size-changing, ovvero il mutamento della taglia del protagonista, sia maschile che femminile. Tale cambiamento poteva avvenire in senso gigantesco o microscopico, quasi sempre per fattori esterni quali l’assunzione involontaria di una sostanza chimica che, nel giro di poche settimane o pochi giorni, avrebbe alterato irrimediabilmente la statura della vittima, dando il via a una sequenza di eventi catastrofici sempre, però, in proporzione alla nuova forma del soggetto: devastanti per il mondo esterno in caso di gigantismo, con autobus sollevati, autovetture schiacciate o pali della luce divelti; viceversa, pericolosi per il soggetto rimpicciolito che avrebbe dovuto vederserla con oggetti quotidiani dalle dimensioni strabilianti e creature, dapprima innocue, trasformate repentinamente in mostri giganteschi.
Stupisce, tanto per cominciare, l’idea, o forse è meglio dire l’ambizione dei cineasti, per nulla spaventati alla prospettiva di inscenare tali invenzioni narrative, nonostante la limitata disponibilità di trucchi scenici e di effetti speciali artigianali.
Spesso si ricorreva alla sovrapposizione di immagine, o doppia esposizione, in modo da far apparire la statura del soggetto alterata, in positivo o in negativo, rispetto al quadro di insieme. Oppure, altro trucco [che trucco non è], si alteravano letteralmente, con l’ausilio di maestri carpentieri e delle loro squadre, le dimensioni del mondo reale, ricostruendolo per farlo apparire più grande rispetto al protagonista che, come in questo caso, è condannato a restringersi.
Altrettanto spesso, la doppia esposizione generava risultati deludenti a dir poco. Tali che la richiesta di sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore diventava più che necessaria; e ci si doveva contentare dell’idea che si era tentato di rappresentare, più che dello spettacolo in sé.
Nel caso di The Incredible Shrinking Man, però, questo non succede. A distanza di cinquantatré anni, infatti, il girato, finanche nelle scene più incredibili e dalla fantasia più sfrenata, risulta eccellente. Non è esagerato dire che lascia stupefatti.

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[può contenere anticipazioni]

Il Piccolo Uomo e i mass-media

Dal racconto di Richard Matheson, “The Shrinking Man”, diretto da Jack Arnold e sceneggiato dallo stesso Matheson, il film, conosciuto in Italia col titolo Radiazioni BX: distruzione uomo, e non chiedetemi perché, narra le gesta di Scott Carey (Grant Williams), un uomo come tanti, sposato a una moglie affettuosa, con un buon lavoro e un simpatico gatto domestico, che, esposto accidentalmente ad una nube tossica mentre è in barca insieme alla consorte a godersi una meritata vacanza, inizia a rimpicciolire.
Lentamente, ma inesorabilmente, giorno dopo giorno, i suoi vestiti appaiono essere più larghi e più lunghi ed egli si accorge di stare perdendo peso.
Scott si rivolge subito al suo dottore che, dapprima incredulo, è costretto ad ammettere la verità su quanto sta accadendo al suo paziente quando, confrontando e sovrapponendo due lastre ai polmoni scattate in due periodi diversi nell’arco di tempo di qualche settimana, si accorge che le dimensioni, a parità di macchina e di soggetto esaminato, sono variate.
Il singolare caso di Scott Carey, nel frattempo finito alla ribalta nazionale, viene seguito sia dalla tv, con appostamenti dei media fuori della villetta dei coniugi Carey, con tanto di giornalisti impiccioni e speciali televisivi sensazionalistici, sia da un’equipe di medici specializzati che tentano il tutto per tutto per arrestare la malattia che ha colpito Scott.

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Riduzione

Louise (Randy Stuart) è la mogliettina della famiglia nucleare. Quella che prepara l’american pie, la torta di mele, devota e affettuosa. Quella che rimane accanto al marito in difficoltà. Quella che guarda la televisione, mentre qualche anno prima avrebbe ascoltato la radio come puro e ricercato intrattenimento della upper-middle class. Ammetto che la prima parte del film non è così avvincente. Discutere della malattia che affligge Scott sulle basi di un paio di lastre sovrapposte o di una camicia oversize fatta indossare all’attore non è esaltante. Discutibile anche la scelta di rendere pubblica l’intera vicenda, cosa che dà gioco facile al regista per sparare bordate che, all’epoca, dovevano senz’altro apparire dure, contro la stampa assillante e curiosa, dedita allo sciacallaggio mediatico ante litteram, e contro la discriminazione ai danni del diverso, dal momento che il sempre più piccolo Scott trova momentanea consolazione da un mondo che lo esclude in un accenno di relazione adulterina con una donna minuscola che tira a campare esibendosi in spettacoli da circo, un freak.
Poi lo stacco improvviso, cosa che mi fa invidiare i film del periodo, sempre ed esclusivamente concentrati sull’intreccio, si concedono pochissime e controllatissime digressioni. Lo stesso stacco che, da qui in poi, dispensa meraviglia. Scott comincia a diventare davvero piccolo. Le poltrone sulle quali si siede, il telefono di casa, le matite che usa per scrivere e persino il quaderno appaiono enormi, mentre la sua voce e la sua presenza nel mondo si fa sempre più sottile. Oramai egli è soprannominato The Incredible Shrinking Man, l’uomo che rimpicciolisce.

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Il Mostro della Cantina

Il decorso è inarrestabile. Ben presto Scott descresce sempre più, tanto da essere confortevolmente ospitato in una casa per le bambole. Allo stesso modo, più egli diventa piccolo, minore è l’interesse del mondo verso di lui, quasi a suggerire l’idea che, terminata la sensazione e la curiosità della novità, svanisca anche l’attenzione morbosa, insieme alla luce dei riflettori. Ma il film, anziché ripiegare mestamente, si esalta e da qui in poi Jack Arnold mette in scena l’incredibile.
Il gatto domestico, Orangey, entrato inavvertitamente in casa per una disattenzione delle moglie Louise, si scatena in una caccia senza tregua ai danni di Scott fino a costringerlo a una rocambolesca fuga in cantina.
Louise, credendolo divorato dal gatto, abbandona la casa e Scott, oramai grande abbastanza da trovare riparo in una scatola di fiammiferi da cucina, è alle prese col suo nuovo mondo, la cantina della sua casa, dove ogni oggetto, dai barattoli della vernice, agli spilloni, ai gomitoli di spago, alla trappola per topi è di dimensioni ciclopiche.
In questo nuovo microcosmo, egli deve iniziare una nuova lotta per la sopravvivenza, cercare del cibo, affrontare il suo mortale nemico che altro non è che un semplice ragno divenuto per lui ineffabile e imbattibile quanto un drago delle fiabe.

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Solo preservativi, legno e fantascienza

Le gocce d’acqua che cadono in cantina grandi, in proporzione, quanto la testa di Scott, furono ricreate riempiendo dei preservativi lasciati cadere dall’alto. E le gocce sono solo una tra le tante meraviglie che si possono ammirare in questa avventura domestica.
Ogni tentativo, ogni passo compiuto da Scott per adattarsi alla sempre mutevole situazione è una gioia per gli occhi. Davvero maniacale la ricostruzione di dettagli infinitesimali, di scatole per il cucito, di pennelli, di molliche di pane e di formaggio, di spilloni e di chiodi che verranno usati come armi. Persino un fiammifero gigante che verrà acceso da Scott strofinandolo contro il pavimento. Divertimento allo stato puro e vera incredulità, questa volta. Quella che nasce vedendo l’impossibile fatto realtà in un’epoca in cui assistere a tali spettacoli era impensabile.
I trucchi, in questo caso, come detto all’inizio, se analizzati nel dettaglio sono più che elementari, ma mai come in questa pellicola sono stati usati con tale maestria.
La resa finale, a parte qualche inevitabile sbavatura dei contorni del protagonista quando è stato sovrapposto a un paesaggio a dimensioni normali, è eccellente.
“The Incredible Shrinking Man” è stato incluso nel 2009 nel National Film Registry dalla Libreria del Congresso degli Stati Uniti, l’elenco dei film da preservare.
Il film evita, come tanti altri casi in quel periodo, il lieto fine  scontato che avrebbe voluto, ad esempio, Scott tornare alla normalità. E lo fa tramite un ragionamento affidato alla voce narrante del protagonista che, accortosi della natura inarrestabile della sua mutazione, che lo ridurrà a dimensioni infinitesimali, da scomparire persino alla vista, riflette sull’illusorietà del mondo, costruito e realizzato a dimensione d’uomo e invisibile rispetto all’immensa maestà del cosmo. Struttura atomica e sistemi stellari, di fatto, condividono il medesimo aspetto.
Nuove paure, l’atomo, nuovi mezzi, la televisione, che avrebbero rivoluzionato la diffusione delle notizie e cambiato per sempre la nostra esistenza e la percezione di una nuova, ricercata dignità della persona da non individuarsi nella dimensione, vera o figurata dell’individuo, ma nei meriti o demeriti personali di ciascuno di noi. E insistono nel volerla chiamare solo fantascienza.

Altre recensioni QUI

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Kick-ass writer, terrific editor, short-tempered human being. Please, DO hesitate to contact me by phone.
  • […] filosofiche del romanzo di Matheson, e del relativo film (implicazioni spiegate in questo post da Hell), e presenta una trasformazione reversibile. Si tratta di una storia d’avventura […]

  • […] incidentale, nociva per il protagonista. Dal romanzo è stato tratto anche un film molto valido, Radiazioni BX: distruzione uomo, prodotto dalla […]

  • […] veri e propri, con tanto di lastre metalliche penetrate da false dita umane. Ottima resa, anche se The Incredible Shrinking Man resta insuperabile. Realistica e coinvolgente la progressione del personaggio di Scott, da questo […]

    • 12 anni ago

    Il film, questo qua, è ganzissimo. Uno è sempre un pò trattenuto dal fatto che è n bianco e nero e invece è spettacolare. Basta guardà le foto.
    Sui ritorni – rekame – reboot o diceva pure Stephen King che a vorte ritornano.
    E’ tornato Gordon Gekko che a stento se regge in piedi, che volete che sia lo Shrinking Man Eddie Murphy?
    Come dicono da quelle parti, SERIOUSLY?

    E poi a faccetta più ganza è la mia, tiè 😎

    • @ Lapsus
      Eh, Gordon Gekko… ma non era finito in galera nel primo film? E che ci fa insieme al figlio di Indiana Jones?
      E per forza è la faccina più ganza, sai fare solo quella! 😆

  • EDDIE MURPHY?????
    Cristo Santo…
    Allora, ci tenevamo Rick Morains…

  • La faccina sorridente non era voluta. La mia era una linguaccia triste…

    • Se volete la lista dei remake, ecco QUI.

      Zitto che le emoticon scatenano flame in altri lidi… sta diventando una cosa pericolosa. 😀

      Vediamo un po’: i due punti [:] + la lettera [P] danno sempre quella faccetta tipo maniaco, è vero. Chissà perché. Queste sono emoticon ereditate dal phpBB del nostro forum.
      Forse questa può andare meglio 😕 = [:]+[?]

      oppure questa 😐 = [:]+[|]

      le mie preferite sono 👿 😈 e :mrgreen:

  • Un caposaldo.
    Dopo aver letto questa bella recensione mi sono rovinato la salute scoprendo che anche di questo film, perfetto così com’è, stanno girando il remake.
    Verrà senz’altro una cosa tipo Arak Attack (o come diavolo si chiama… ci siamo capiti, no?)
    Come se oramai per trattare certi temi (il gigantismo, gli insetti enormi o la miniaturizzazione) si debba per forza ricorrere ai film per ragazzi, o marcatamente pacchiani 😛
    Il bello di film come The Incredible Shrinking Man è che erano seri e prendevano lo spettatore sul serio, rispettandolo.

  • L’ho rivisto proprio poco tempo fa.
    E hai ragione, il finale, intenso e struggente nella sua ineluttabilità, con riflessione annessa, è il giusto compimento di un arco narrativo completo e mai banale.
    Restando in tema, ricordo anche l’ottimo Viaggio Allucinante di Richard Fleischer (1966) dove un piccolo manipolo di scienziati veniva miniaturizzato e iniettato in un corpo umano per distruggere un tumore dal suo interno… notevole.
    In era “moderna”, mi sembra che possiamo contare solo il (IMHO, mediocre) Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi e seguiti.
    Peccato, perché è un tema sempre attuale e si presterebbe non dico a pedissequi remake, ma a nuovi soggetti.
    Chissà.

    • Lupus in fabula.
      Il remake.
      “The Incredible Shrinking Man” è previsto per il 2012, giusto giusto per la fine del mondo. Ho letto che dovrebbe esserci Eddie Murphy, il ché fa presagire il tipo di film che si stanno accingendo a fare.
      Al di là di Eddie, io dico, bella forza a rifare certe cose in tempi di CGI.
      Il bello di questo film del ’57 è che è tutto vero.

    • 12 anni ago

    Jack Arnold di tanto in tanto subisce delle rivalutazioni postume;ma abbastanza secondo me considerando che la metà dei registi americani attualmente in circolazione si dichiarano suoi debitori a cominciare da Mr.Spielberg.Non scordiamoci poi che lo scrittore era un signore chiamato Richard Matheson uno dei maggiori scrittori fantascientifici di sempre,uno dei pochi che con tre paginette ti descriveva un intero universo,i suoi lavori sono ancora coinvolgenti e sopratutto credibili ancora oggi a distanza di decenni.Del resto la Hollywood di quegli anni poteva permettesi scrittori come Matheson o la Leigh Brackett,che per arrotondare scrivevano sceneggiature convincenti e coinvolgenti.
    Cosa voler dire poi della prima parte che in certo senso anticipa molti dei nostri odierni reality?Mi vengono i brividi al pensiero di quanto la previsione fosse facile .Di quanto il destino di un certo modo di fare giornalismo e delle deriva dell’appena nata televisione fosse così prevedibile.

    • Sì, in effetti ho voluto evitare riferimenti attuali, ma il caso esemplare è sotto i nostri occhi proprio in questi giorni. E poi anche la difficoltà d’integrazione sociale e la lotta per la sopravvivenza.
      C’è molto di più della trappola per topi.
      In ogni caso, questo film è un luna park. Divertentissimo.