Cinema

Robin Hood (2010)

Vedo le vostre facce disgustate. Perché è lunedì e perché il titolo di quest’articolo vi fa venire in mente brutti ricordi. Tipo, non so, l’uomo in calzamaglia o qualcosa sui generis.
Rifare per l’ennesima volta Robin Hood equivale da noi a rifare I Promessi Sposi. E, state pur certi, accadrà.
Quello che meraviglia, in questa storia che avrà pure un suo fascino, ma non conquista mai del tutto, è che invece il mondo anglosassone, o meglio anglofono, ne sembra irrimediabilmente stregato. Tanto che, pur di riuscire a produrre questo adattamento, non bastassero i grandissimi nomi che figurano nei titoli, s’è scatenata, a suo tempo, credo fosse il 2009, una gara tra una mezza dozzina di case di produzione cinematografiche, che neanche per l’appalto dell’Expo 2015.
Insomma, questa leggenda la volevano produrre tutti, come se da questo film dipendesse qualcosa di più importante di un semplice incasso al botteghino.
Ricordo che era estate, quando seppi la notizia, ed avevo appena aperto questo blog, sempre verde, proprio come allora. Lessi che la regia era di Ridley Scott e conclusi che, dopo Le Crociate, al quale non si perdonano tante cose, ma soprattutto il vergognoso riciclo della colonna sonora di Hannibal, ce ne eravamo perso un altro, di regista. Per metterla come direbbe il Joker: “Be’, che c’è? Ti sono cascate le palle?”

***

Poi arrivano le recensioni strabilianti. E non parlo di quelle che devono esserlo per forza, quelle scritte dagli stipendiati, ma quelle di altri blogger morti di fame, proprio come me. Recensioni positive che dicono: “Ok, è Robin Hood, ma allo stesso tempo non lo è.”
S’è insinuato il dubbio. Dovevo vederlo questo Robin Hood interpretato da Decimo Massimo Meridio. Stesso viso, stesso taglio di capelli, un po’ come usava fare Vincent Price che, dove lo mettevi lo mettevi, era sempre uguale, persino i vestiti.
Qui, anziché l’armatura del legionario, abbiamo il vestitino dell’arciere inglese del XIII secolo, verde col girocollo di cuoio che io, da buon disfattista del XXI secolo trovo ridicolo. Roba che, li incontrassi per strada, questi arcieri in tal guisa mascherati, li prenderei a calci in culo per principio.
Comunque, il film inizia.
Poi Russell Crowe mi deve spiegare che gusto c’è a fare sempre lo stesso personaggio. Ma vabbé, è un altro discorso.
Riccardo Cuor di Leone, cazzuto, per carità, sul campo di battaglia, e anche criminale di guerra, nonché uno dei sovrani più inconcludenti dell’intero medioevo, ma non privo di un fascino arcano, se ne sta tornando in Inghilterra dopo la disfatta della sua Crociata. Già che c’è, lungo la strada, si ferma a riempirsi il portafogli assediando e depredando tutte le fortezze europee che “capitano” sul suo cammino. Della sua armata fa parte Robin Longstride. Riccardo viene ucciso da una freccia scagliata da un cuoco e Robin è libero di seguire il suo destino non dovendo più la sua fedeltà a un re morto.

***

Ora, Robin Longstride non è cattivo, ma per fortuna non è neanche l’eroe cioccolatoso alla Kevin Costner che ci si aspettava. È, piuttosto, un uomo pratico, medievale ma non troppo, che si frega le vesti e le armi, e già che c’è, il titolo di cavaliere e si fa dare un passaggio per tornare a casa.
Grande messinscena ai limiti della commedia degli equivoci durante la sequenza del ritorno, con Robin, ora divenuto di Loxley (grazie al titolo che ha usurpato) che informa la Regina Madre dell’avvenuto trapasso del sovrano, lungo la via del ritorno dalla Terra Santa.
Un uomo pratico, dunque, questo Robin, fiaccato ma non tanto dalle fatiche della guerra, che si fa accompagnare da tre gentiluomini di pari rango, ossia arcieri divenuti cavalieri.
Marion (Cate Blanchett) è la vedova di Loxley, quello vero. William Hurt è Guglielmo il Maresciallo, Max Von Sydow sono secoli che fa il vecchio nobile che viene ammazzato, dove lo metti lo metti, e che altro? Ah sì, frate Tuck che non beve birra, ma fa l’apicultore e si stordisce di idromele. Ok, cominciate a intuire la storia?
Lo sceriffo di Nottingham è un coglione patentato e Giovanni Senzaterra, nuovo Re, lo segue a ruota e spesso lo anticipa pure.

***

Magari state pensando che questo film faccia schifo. Be’, no. Riesce anche a divertire, credetemi.
Non è il capolavoro al quale molti hanno gridato. Non è neanche un film duro e spietato, disincantato e disilluso sul medioevo, no. È una reinterpretazione, in chiave pratica, come ho detto, di una leggenda inglese, girata con moltissimi soldi e con quel tanto di gusto necessario a non farla affondare prima della fine.
Perché alla fine affonda. Sicuro.
Il problema fondamentale di questo film e di tutti i film del medioevo è, indovinate un po’, il medioevo.
Nessuno riesce a rappresentarlo come si deve.
Le fortezze: o sono decrepite o sono troppo nuove, mai vecchie il giusto.
I dialoghi: sono ridicoli e patinati, forse perché desunti dai documenti coevi, scritti per lo più da monaci che di donne e di religione e di valori cristiani non ne capivano un’emerita ceppa.
Le ambizioni: guardate che a combattere si durava poco, eh? Voglio dire, ok, meglio cavaliere che contadino, ma il cavaliere moriva infilzato dalle lance mussulmane, il contadino metteva al mondo 27 figli. Chi se la godeva di più? Ma qui invece sono tutti ansiosi! Non vedono l’ora di andare a crepare. Mah…
La donna: ma vi pare possibile che una donna minuta (Marion) possa indossare l’armatura (che nella realtà pesava talmente tanto che non ci si sarebbe potuta neanche alzare a fare due passi), salga a cavallo e si metta alla testa di un ridicolo manipolo di marmocchi inselvatichiti e mascherati di Sherwood e vada a contrastare e impedire (insieme all’esercito, ovvio) lo sbarco di Filippo di Francia in Inghilterra?
Lo sbarco: ci ha pensato Spielberg a fare lo sbarco in Normandia. Non è il caso di rifarlo in chiave medievale. Non regge il confronto con Omaha Beach, nun ce so cazzi.
L’agnizione: ma è mai possibile che, dopo che si è presentato il nuovo Robin Hood come un simpatico (e pratico) cialtrone, me lo fai discendere dal solito uomo virtuoso e rispettato da tutti per le sue idee rivoluzionarie? Non può discendere da uno stronzo qualunque? Ancora co ‘sta storia che i meriti derivano dal sangue e non dalle azioni? Cos’è, si vuole ancora giustificare il fatto che chi governa e chi eccelle lo fa per Volontà di Dio? Ma non ne avete abbastanza di queste stronzate?
Se la risposta è no, allora guardatevelo, questo Robin Hood. Vi piacerà.

Altre recensioni QUI

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  • Diciamoci al verità: abbiamo visto anche di peggio. 😉
    Io, il Russel Crowe dalla doppia identità l’avrei visto.

  • Certo, doppio ruolo! Me lo vedo quasi… Che poi: come si maschererebbe un vendicatore medievale? O_o Un cappuccio, giusto per stare in tema “hood”? Magari con un bel “robin” ricamato sul petto? Lol!
    Sarebbe stata una tavanata galattica e sì, avremmo riso come dei matti! 😀
    Ma probabilmente la major avrebbe tagliato le gambe a Scott ben prima dell’inizio delle riprese, conscia dell’eccessivo livello di trashume e della potenziale avversità del pubblico allo scempio totale di cotanta leggenda… 🙂

  • A me non era dispiaciuto del tutto, ma solo come “cosa” da intrattenimento. Perché di fronte allo sbarco in Normandia alla rovescia mi è venuto da ridere (per non piangere), di fronte a lei che arriva in armatura coi marmocchi il sopracciglio si è impennato.

    Piccolo dietro le quinte della pre-produzione.
    In origine, il signor Scott, preso da non si sa bene cosa (fumi alcolici, ispirazione divina, indigestione?), aveva pensato a una trama alternativa: il film si sarebbe intitolato “Nottingham” e avrebbe raccontato la storia dello sceriffo di Nottingham, che di giorno era lo sceriffo bastardo e nel tempo libero in realtà metteva il costumino da Robin Hood e riparava agli orrori fatti sul lavoro, perché lui c’aveva il cuore tenero e seguiva gli ordini solo perché costretto.
    Poi Scott si è guardato intorno e si è detto: “Ma che cazzo, nessuno si ricorda cosa o chi sia Nottingham, sarà un disastro per promozione e merchandising! E io che ho il brand già fatto e stra-noto! No, si torna a Robin Hood e basta.”
    O_O

    • I marmocchi mascherati sono il massimo…

      L’avevo sentito dire anche io quel pettegolezzo. Se non sbaglio Russell Crowe avrebbe dovuto interpretare il doppio ruolo di Sceriffo e Vendicatore Mascarato.
      Di un trash epocale. Almeno avremmo riso un po’…
      😀

  • Boh, a sto punto Scott m’ha tirato più pacchi che cose fighe, anche l’ultimo che ho visto, Il gladiatore, mica m’è piaciuto.
    Vediamo che combina con i prequel di Alien, se me lo rovina lo vado ad aspettare sotto casa.

    • Sì, però… voglio dire… un prequel? Mah…
      Cioè, è una storia di cui si conosce già l’esito. Sai che gusto…

      Ah, Il Gladiatore non ha fatto impazzire neanche me, a parte la battaglia iniziale… per il resto, retorica anti-imperialista, quando ormai l’Impero era Roma e un ritorno della Repubblica era pura follia.

    • 11 anni ago

    “Elizabeth” a me piace un sacco!!
    Ora è più chiaro, grazie! 🙂
    Non li sopporto neanche io quel tipo di personaggi bidimensionali. Secondo me sono falsi.

    ♡♡♡u (43)

    • 11 anni ago

    Avevo una mezza tentazione di guardarmerlo,ma la tua recensione mi spinge a fare marcia indietro.
    Un bel film su Robin Hood è “Robin e Marian” di Richard Lester che invece mostra la vecchiaia e la fine di Robin di Loxley.

    • Be’, almeno quella è una versione alternativa.
      Questo invece tocca un po’ di argomenti che me le fanno girare a elica. Penso si veda.
      Il punto è, d’accordo, è una laggenda medievale, ma quanto cazzo ci vuole a renderla credibile o verosimile? Perché non si riesce a rinunciare a certi cliché odiosi?
      Da un regista come Scott, poi!

      🙄

    • 11 anni ago

    Ti spiace spiegare la parte relativa alla donna, Hell??

    🙂

    • Non mi dispiace affatto.

      Il problema relativo a questa donna (Marion) è che la scena, così com’è stata concepita è una minchiata colossale. Per non parlare della scarsità di aderenza al contesto storico, il medioevo, dove l’uomo non le tollerava proprio ‘ste prese di posizione da donna cazzuta, tipo kick-ass.
      Tra questa Marion e quella del Robin Hood di Costner, la Mastrantonio che era tutta Damsel in Distress, non saprei chi scegliere, in tutta onestà.
      Detesto entrambi i tipi.
      Sono due personaggi fumettosi e piatti come tavole.
      Quindi questo personaggio è inutile, come ahimé tanti altri di specie identica.

      Poi, non per fare il precisino, ma se mi si vuol creare una donna guerriera, allora lo devi mettere in chiaro fin da subito. Ok, Questa Marion sa usare l’arco, ma non mi hai mai mostrato che si sia allenata con spada e armatura. Per farlo, tra parentesi, avrebbe dovuto sviluppare una muscolatura degna di un gladiatore romano e non restare col fisico asciutto come quello di Cate Blanchett.

      Tra parentesi, sempre Cate Blanchett, in Elizabeth, ha dato vita a un personaggio forte, senza usare neanche uno stiletto. E allora? Dove sta la differenza?