Antologia del Cinema

L’Ultimo Uomo della Terra (1964)

“Io sono leggenda” (“I am Legend”) di Richard Matheson è un testo molto conosciuto tra gli appassionati di horror e fantascienza distopica. Tutti gli altri, o almeno la maggior parte, lo rifuggono come i vampiri l’aglio. Le ragioni sono più che ovvie. Non a tutti può risultare gradevole una storia di questo tipo, quasi interamente costruita intorno a un uomo solo e ai suoi fantasmi del passato, prigioniero della propria casa, mentre fuori quel che resta del mondo vuole ucciderlo con tutti i [pochi] mezzi a disposizione.
Allo stesso tempo tutti dicono di conoscere le sue trasposizioni cinematografiche, compreso il film di Ubaldo Ragona, ovvero questo in esame. Ma quanti possono dire di averlo visto sul serio?
La potenza del nome di Will Smith, e solo quello, ha spinto il pubblico a recarsi a vedere una New York riconquistata dalla natura e da animali in cattiva CGI. Will Smith, solo lui e il cane, il pastore tedesco femmina, che l’accompagnava e che come ogni attore canino, supera, di gran lunga il suo partner umano, per donarci scene davvero intense.
Ma il libro e il suo significato restano luoghi oscuri ai quali, inspiegabilmente, non si riesce a dare forma.

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Dei tre adattamenti, il film di Ragona, L’Ultimo Uomo della Terra (“The Last Man on Earth”) resta il più fedele all’opera di Matheson, avendo quest’ultimo contribuito alla stesura della sceneggiatura. Pur non incontrando, il risultato finale, l’approvazione dello scrittore che, per questo motivo, rifiutò di essere accreditato col suo vero nome e risulta invece sotto lo pseudonimo di Logan Swanson.
A differenza di tanti altri casi presi in esame, “I am Legend”, il libro, lo conosco alla perfezione. L’ho letto e riletto e lo giudico uno dei testi più belli di sempre. Non tanto per il valore assoluto dell’opera, come sempre opinabile, quanto perché risponde a ogni mia esigenza di lettore: solitudine, disperazione, speranza, sogni infranti e, in chiusura, uno dei finali più inattesi di tutti i tempi.
La fine del mondo arriva a metà degli anni ’70. Più o meno quando sono nato io, ma la forza della scrittura di Matheson lo colloca al di fuori della dimensione temporale. L’apocalisse ivi rappresentata e descritta è magistrale. Lo scoramento di Robert Neville, il protagonista, difficilmente eguagliabile.
Così che neanche Vincent Price riesce a incarnarlo, a dare un volto al superstite, che appaia credibile e che sappia trasmettere, soprattutto, quel carico d’angoscia che trasuda da ogni singola pagina del libro.

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[CONTIENE ANTICIPAZIONI]

“L’Ultimo Uomo della Terra” doveva essere prodotto dalla Hammer Film e ambientato in Gran Bretagna. Per alcune beghe di produzione il progetto passò a Robert L. Lippert, un associato statunitense, che decise di filmare a Roma. Il risultato è straniante. Una realtà in cui i protagonisti conservano nomi inglesi, dove sapientemente si sono eliminate le tracce di italianità, dalle targhe dei veicoli ai segnali stradali, pur persistendo giganteschi i titoli dei giornali e dove la magnificenza di Los Angeles, con le sue arterie stradali immense, i suoi grattacieli, le colline scoscese ai piedi delle quali bruciano le pire dei morti, sono sostituite dalla placida campagna romana e da qualche strada provinciale tranquilla e sonnacchiosa.
L’EUR carico di romanità futura, si staglia sullo sfondo, cornice ai pochi, sparpagliati corpi dei morti, per suggerire l’idea che il mondo sia ormai finito.
Vincent Price (Robert Morgan) è un omone robusto che sembra essere nato in un’altra epoca e portarsi addosso il peso di un mondo, il suo questa volta, che non c’è più. In questo senso, agli occhi di un moderno spettatore, appare ottocentesco. Come se un uomo del secolo precedente fosse scampato chissà come al passare del tempo e fosse rimasto l’ultimo, il superstite, in un’epoca che gli è estranea persino negli abiti che indossa. Non so come la sua interpretazione sia stata percepita al quel tempo. Il film fu accolto tiepidamente, ma oggi, come accade spesso, confrontata questa pellicola in bianco e nero, con gli adattamenti del 1971 con Charlton Heston e del 2007 con Will Smith, appare essere opera compiuta, anche se non avvincente e, come ho già detto, fedelissima trasposizione dell’opera letteraria.

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Sono presenti, infatti, tutti o quasi gli elementi e i personaggi del racconto. A cominciare da Ben Cortman, qui interpretato da Giacomo Rossi-Stuart, vicino di casa e collega di Morgan/Neville, poi tramutatosi in vampiro, anzi in quel vampiro che, di sera in sera, è sempre il primo ad avvicinarsi alla villetta-bunker di Morgan, ossessionato dall’idea di uccidere il suo ex-amico. La moglie Virginia (Emma Danieli) che esplicita la stessa funzione dell’omonimo personaggio del romanzo, morire e ritornare per far accettare al protagonista tutta la follia e l’irrealtà in cui il mondo è precipitato. Il cane che Morgan incontra anni dopo lo scoppio dell’epidemia, fonte d’amore e di dolore, in quanto la bestiola è una creatura che, come lui, ha perso del tutto la propria natura affettiva perché costretto a esistere nella paura e in uno stato continuo di allerta. E, infine, Ruth (Carolyn de Fonseca), la donna, altra superstite, incontrata da Morgan/Neville verso la fine della storia, colei che lo porterà ad accettare il suo destino di creatura leggendaria, di leggenda per creature a loro modo leggendarie, i vampiri.

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E tuttavia, questa aderenza al testo non garantisce la stessa potenza espressiva. Le scene sono rappresentate con mestiere, ma senza particolare approfondimento che poteva essere dato dall’indugiare sui volti, sui particolari, sui momenti della storia. Non aiuta la colonna sonora, pesantissima, ingombrante e tipica del periodo e la voce fuori campo di Morgan che spiega ciò che è fin troppo evidente già dalle immagini.
I vampiri sono creature che sanno di leggenda e di scienza. Essi sono esseri umani tramutati da un virus che li spinge a fuggire dalla luce del sole, mandandoli in uno stato di incoscienza simile al torpore e a nutrirsi si sangue umano, virus che causa un ritardo nelle facoltà mentali, tale da impedire agli assedianti della villa di riuscire a penetrarvi per uccidere Morgan, ma sono più simili, nel loro barcollare, agli zombie romeriani, che avrebbero fatto la loro comparsa nel 1968. Questi vampiri sono ancora dominati dalle loro paure ancestrali e leggendarie, le croci, l’aglio, gli specchi. Ma tutto quello che in “I am Legend” era scoperta, analisi scientifica del fenomeno, ricerca sistematica di un passatempo, fosse anche solo dare la caccia a Ben Cortman, tentativo di comprendere quanto, nelle nebbie del mito, fosse reale delle superstizioni legate ai vampiri, quanto non fosse in realtà semplice condizionamento mentale, in cervelli ormai malati, la ricerca di una causa e una spiegazione all’apocalisse, nel film di Ragona diventano atti dovuti, leziosi, ripresi per arrivare alla fine e completare un compito ingrato e mal digerito.

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A cominciare da questo adattamento, e via via nei due successivi, risulta incomprensibile la scelta di far intravvedere la speranza di una cura, un vaccino derivato dal sangue del protagonista, dotato di una naturale immunità. Un lieto fine carico di prospettiva per l’avvenire che non fa altro che rovinare il senso di ineluttabilità del romanzo.
Quando il mondo finisce, finisce per davvero. Inutile insistere.
Anche se Ragona, o forse Matheson, mascherano il tutto facendo in modo che la vagheggiata cura giunga troppo tardi e non venga neanche vista dalla cecità dei rappresentanti della nuova società, violenta e cruda come tutti i nuovi ordini nati dal sangue di una rivoluzione.
La tecnica cinematografica progredisce sempre più, diventa sofisticata, è in grado, ad esempio, di far arrotolare la città di Parigi su sé stessa, come un foglio di carta, eppure non si riesce ancora a rappresentare degnamente la lotta di un uomo solo… in un mondo di mostri.

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  • “Vincent Price (Robert Morgan) è un omone robusto che sembra essere nato in un’altra epoca e portarsi addosso il peso di un mondo, il suo questa volta, che non c’è più. In questo senso, agli occhi di un moderno spettatore, appare ottocentesco. Come se un uomo del secolo precedente fosse scampato chissà come al passare del tempo e fosse rimasto l’ultimo, il superstite, in un’epoca che gli è estranea persino negli abiti che indossa. ”

    In meno di dieci righe hai raccontato perché amo questo film alla follia. Anche se sono d’accordo con te con tutta l’analisi comparativa, anche se il romanzo ha in sé molto di più, anche se il finale è ingiustificato (il peggior finale rimane quello con Will Smith, pur avendo apprezzato quella trasposizione di più di quella di The Omega man).
    L’ambientazione, questa volta, è troppo strana per lasciarmi indifferente.

  • […] essendo un altro film, tanti sono i punti di divergenza. Un altro film, altro ancora da quello di Ragona; figlio di una certa volontà, quella che, è evidente, portava e porta ancora oggi la paura di […]

    • 11 anni ago

    Un piccolo gioiellino,non perfetto ma comunque meritevole di essere considerato un piccolo classico.Da “Io sono leggenda” è stato tratto anche uno splendido e fedelissimo adattamento a fumetti scritto da Steve Niles e disegnato da Elman Brown.(In Italia l’ha edita la Magic Press)
    Eccovi un assaggio:http://it.zooomr.com/photos/carlobecchi/4111465/

    • 12 anni ago

    Il libro ce l’ho… è il tempo che manca!

  • @ Bruno
    Leggevo dal tuo post che non hai letto il libro. Per quanto mi riguarda è consigliatissimo.

    😉

    • 12 anni ago

    Questo tema che parla di un ultimo superstite, e di una tragedia o malattia che fa scomparire l’umanità, è assai gettonato (anche io avevo affrontato questi film in un post: http://mondifantastici.blogspot.com/2008/06/io-sono-leggenda.html …dove aggiungevo altre pellicole al trio di film ispirati al libro di Matheson) ma in effetti a nessuno piace portare la storia fino alle sue estreme conseguenza, ci deve essere sempre un rimedio, una cura che ponga rimedio al grande spavento iniziale.

    Il vecchio film con Vincent Price, che in effetti va visto nel suo contesto (traduzione = oggi come oggi fa un po’ pena a rivedersi) aveva se non altro il vantaggio di un finale che non faceva sconti. Devo dire che ho trovato divertente anche questa ambientazione romana, solo leggermente mascherata.
    Non mi è dispiaciuto il protagonista, ma in effetti il voice-over, il commento frequente e fastidioso, rovina ulteriormente le cose.
    I due successivi film li metterei in seconda posizione a pari merito.

  • E qui ti quoto, caro Stregatto. 😉

    • 12 anni ago

    Sarà il fatto di essere un retrogrado ma “L’ ultimo uomo sulla Terra” rimane un film che adoro rivedere, oltre ad essere l’ unica trasposizione di Matheson per me realmente riuscita.
    Il suo difetto nell’ interpretazione di Price ? Beh qui sono moolto d’ accordo; d’ altronde avendo Rossi Stuart nel cast Ragona avrebbe dovuto spingere per dare a lui il posto di protagonista essendo fisicamente e recitativamente più adatto( e qui sulla preminenza americana sulla produzione e sulla falsa regia di Ragona Nocturno potrebbe avere ragione…)

  • Ecco, questa me la devi spiegare. Essere anacronistico nel caso di Price è un pregio?
    Nel senso di simbolo di un modo “classico” di fare cinema?

    In ogni caso, grazie mille! 😉

    • @ Agony
      Ah, mi devi fare un ultimo favore. Devi inserire assolutamente nel tuo profilo utente, qui su B&N, l’URL del tuo blog, così il nickname diventa il tuo link.
      😉

      Per il momento lo metto io…
      http://www.strongbloodyviolence.com/

      😀

    • 12 anni ago

    Confermo CyberLuke: c’è un secondo finale incluso in un’edizione italiana di I Am Legend. Io lo trovo altrettanto ottimistico, ma sicuramente non fa polpette, come l’altro, dell’idea dell’estinzione umana.

    Su Ragona concordo con McNab, proprio in tutto quello che ha detto, sia sul film che su La Notte dei Morti Viventi. Forse El Graeco ha ragione quando dice l’immagine di Price suona pesantemente anacronistica, ma anche se non ci avevo riflettuto su autonomamente, adesso che ci penso mi pare un pregio più che un difetto.

    Comunque è una bella analisi, as usual!

  • Uhmmm… vado un po’ controcorrente.
    Non ho visto Occhi bianchi sul pianeta Terra, ma The last man on Earth>/i> e Io sono leggenda sì, e in entrambi riesco a ravvisare pregi e difetti.
    Il romanzo me lo regalarono quando fu rieditato un paio d’anni fa per l’uscita del remake, e lo divorai in due o tre giorni: in una parola, un classico.
    Ma il film con Price lo trovai incompleto, freddo, finto. Non mi trasmise un granché.
    Sorprendentemente, Io sono leggenda mi paicque, e neanche poco.
    Will Smith mi è sempre stato sulle palle: sempre. Ma non posso dire, con onestà, che qui reciti male. Anzi. È la sua prova migliore, IMHO, e recitare da soli, con al massimo un cane addestrato come partner, non è facile come possa sembrare.
    E il risultato direi che lo portò a casa.
    Anche l’ambientazione la trovai convincente, e della cattiva CGI, mah, non mi sono mai reso conto. Anche gli stacchi di montaggio mi sono sembrati ottimi e davano coerenza alla storia, pur destrutturandola temporalmente.
    Quanto al lieto fine, nel DVD è incluso un secondo finale, assai meno “happy”: recuperalo, se puoi. 😉
    Per finire (detesto difendere un film con Nicholas Cage, però…), ultimamente abbiamo avuto un discreto film privo di happy end, quel Segnali dal Futuro dove tutta l’umanità finisce arrostita senza il Bruce Willis di turno che salva la pellaccia al pianeta.
    (ok, hai ragione, due ragazzini si salvano, ma è già una scelta coraggiosa)

    • Controcorrente rispetto a chi o a cosa? 🙂
      Mi sembra, anzi, che siamo d’accordo su molte cose, eccetto che sulla CGI di “I am Legend”, ma attenzione io la detesto sia in quanto pessima, sia per il fatto che snatura gli antagonisti che divengono mostri asettici. Per il resto concordo, anche se non l’ho detto perché l’articolo era sul film del 1964, non del 2007, sul giudizio positivo riguardo alla prova di Will Smith.
      Io “I am Legend” ce l’ho in dvd, ma è privo di quel contenuto. Forse è uscita una special edition? O forse è la mia edizione da edicola che non ce l’ha…

      “Segnali dal Futuro” finora l’ho scansato come la peste. Però il fatto che si salvino due ragazzini mi riporta alla mente questo libro QUI.
      Come puoi vedere ci ha scritto la casa editrice dicendo che lo stanno per pubblicare in italiano…

      😉

  • Percepisco un po’ di diffidenza in quello per me resta comunque un capolavoro assoluto. Poco importa se non ha un’aderenza perfetta col romanzo di Matheson. C’è molto di inquietante e di moderno in una pelliccola che invece è vecchia e interpretata – come dici giustamente tu – da un attore che ha molto dell’ottocentesco.

    Io non sono un talebano della “perfetta” trasposizione da libro a film. Tant’è che mi è piaciuta anche la versione con Will Smith, tranne per i vampiri in CGI che fanno davvero schifo ai porci.

    Detto ciò, sempre in cortesissima amicizia, come ben sai, concordo con chi (credo Matheson stesso, ma non sono sicuro al 100%) dichiarò che il vero film basato su “I’m legend” è e sarà sempre “La notte dei morti viventi”.
    E’ evidente che si riferiva allo spirito del film, non alla fedeltà della trama.

    • Sì, ma neanch’io lo sono [un talebano della trasposizione]… 😀 Tant’è che in molti casi, King in primis, mi piace di più quando il film differisce tanto dal romanzo da cui è tratto.

      Resta il fatto che il film di Ragona è inferiore, come gli altri, al testo originale. E il motivo è che sono stati apportati dei cambiamenti inutili che hanno solo peggiorato le cose.
      Poi, è vero che ho una visione moderna. Penso l’abbiamo tutti quando guardiamo un film che è così vecchio. Ma non credo dipenda solo dalla veneranda età del film e dalla distanza che mi separa da lui, dal momento che film ancor più vecchi li trovo invece ancora splendidamente moderni e affascinanti.
      La colpa io la do a Vincent Price. Un dinosauro già a quel tempo. Poi, uccidetemi pure, però non si può vedere… Cioè, sembra una specie di Clark Gable in sovrappeso con quei baffetti. E poi era troppo teatrale e arcaico nella recitazione. E il fatto che fosse il 1964 non fa che pesare ancora di più su questi limiti. Non dimentichiamo che già nel 1968 c’era “2001: Odissea nello Spazio”. Voglio dire, il cinema era già diventato moderno, a quel tempo.

      La gran parte di queste critiche deriva anche dal fatto che la scrittura di Matheson, che pure ha i suoi difetti eh, ha il merito di riuscire a far vedere i personaggi. E tutto il resto.
      Ecco perché insisto in questo caso particolare con l’aderenza al libro. Perché lo reputo perfetto e da sempre sottovalutato.

  • Oltre ai ricordi, Virginia e Kathy, di grandissima qualità, non dimenticare che i vampiri che lo assediano non sono semplici mostri indistinti. C’è Cortman, che assomiglia a Oliver Hardy, ci sono le donne che lo tentano, ci sono i vampiri che lui cattura per fare esperimenti e capire se sono veri vampiri o semplicemente convinti di esserlo, c’è il cane…
    Diciamo che Neville non è mai completamente solo. Ne verrebbe fuori una prova d’attore da Oscar.
    Ci vuole un regista con le palle, questo sì.

    • 12 anni ago

    Credo che dipenda dal fatto che è un romanzo in cui per la maggior parte del tempo c’è in scena un unico personaggio(a parte i ricordi di Neville ed il fiale).Quindi è difficile per molti produttori metterlo in scena così com’è.Penso che abbiano paura di annoiare il pubblico.
    Poi ci sono le parti in cui Neville di notte assediato dai mostri invece di reagire come vorrebbero reagisca un “vero americano” fucile in mano afalciare tutti i vampiri,si rintana in casa,piange ,si ubriaca per non sentire le urla fuori.
    Credibilissimo.Però credo che ai produttori questo non piaccia.
    Poi c’è il finale,bellisimo per me,con Neville che prima di essere giustiziato, capisce di essere diventato lui il mostro nella nuova società.
    Ecco forse è questo il messaggio che è stato più facilmente tradito.
    negli anni sessanta-settanta c’erano comunque attori come Price ed Heston in grado di rendere quel ruolo,anche parzialmente,oggi ci sono produttori ed attori come Will Smith che cercano solo blockbuster per fare soldi.
    Parere personale ovvio.

  • Sì, ma perché è sbagliata?
    Purtroppo/per fortuna le mie osservazioni nascono dalla lettura del romanzo. Credo di poter affermare che chi lo ha letto e l’ha apprezzato, difficilmente possa digerire i suoi adattamenti cinematografici.
    Tra l’altro, correggetemi se sbaglio, ma “I am legend” nasce come una sceneggiatura. Allora, mi chiedo, perché a tutt’oggi non si riesce:

    1) a non alterare il testo originale. Così com’è è perfetto. Perché cazzo lo devono cambiare!?

    2) a rappresentare scene di tale spessore. Che come sono descritte nel libro sono addirittura commoventi.

    Di chi è la colpa?
    Dei soldoni?
    Della regia incompetente/schiava del marketing?
    Degli attori che non hanno capito il ruolo?
    Degli sceneggiatori mediocri?

    • 12 anni ago

    Questo film non l’ho visto, ho visto invece Occhi bianchi sul pianeta terra con C. Heston e l’ultimo di Will Smith. Non ho letto il libro però credo non sia difficile capire quali sono state le scelte della regia.
    Negli anni sessanta forse una speranza doveva essere mostrata. Nel film con Will Smith invece è del tutto sbagliata, come la computer grafica di pessima qualità.

  • Sidney Salkow è indicato su IMDb come aiuto regia, naturalmente sui siti americani figura il suo nome prima di quello di Ragona…
    A me risulta che il film fu effettivamente diretto da Ragona.

    Interessante quesito sul quale dibattere, addentrandosi anche nel libro sarebbe il perché di questo difficile adattamento.

    😉

    • 12 anni ago

    Ciao El,io il romanzo di Matheson lo possiedo in edizione Oscar Mondadori e lo considero uno dei più belli di sempre.La disperazione di Robert Neville è una delle più struggenti,umane e credibili che abbia mai letto.
    Sulle trasposizioni filmiche,beh sono d’accordo con te e dirò di più perfino la versione con Heston,che comunque era un vero appassionato di fantascienza,come da lui dichiarato più volte,mi sembra superiore alla pessima cgi del film con Smith.
    Sulla versione con Price,beh forse era l’unico attore in quegli anni che avrebbe potuto rendere perlomeno discretamente il personaggio.E gli scenari dell’Eur quando vidi per la prima volta il film contribuirono a creare un meraviglioso effetto straniamento.
    Ho una curiosità,non so se me la puoi confermare:mi sembra di aver letto che Ubaldo ragona fosse solo un prestanome,che in realtà il film fu girato da Sidney Salkow non completamente accreditato e poi registrato col nome di Ragona per motivi di tasse o di coproduzione.
    Mi sembra di averlo letto su uno dei dossier di Nocturno.
    Puoi confermare l’informazione o sono io che mi confondo?