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We Can Remember It for You Wholesale

by Germano on 03/09/2012
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Ho visto Total Recall (2012), remake di Atto di Forza (1990), e poco dopo m’è venuta voglia di confrontare i due film e il racconto di Philip K. Dick, We Can Remember It for You Wholesale, pubblicato nel 1966 su The Magazine of Fantasy & Science Fiction, dal quale entrambi i lungometraggi sono tratti.
Di solito non lo faccio mai, considero film e romanzi a sé stanti, i primi sottoposti a scelte che ne determinano variazioni inevitabili, perché non possono certo durare quanto la loro controparte scritta. In questo caso accade il contrario.
Il racconto di Dick, tradotto in Italia coi titoli più svariati Ricordi per tutti, Ricordi in vendita, Ricordiamo per voi, Chi se lo ricorda, è breve, una ventina di pagine: innesta uno spunto su una storia che sa, fondamentalmente, di fuga dalla noia e routine quotidiana e che finisce per interessare la sopravvivenza dell’intero pianeta Terra.
Stiamo parlando di Dick, non di uno qualunque.
Gli bastavano venti pagine, per capovolgere la prospettiva da un cubicolo di appartamento, diviso con una moglie fredda e altera, Kirsten (al cinema prima Sharon Stone, poi Kate Beckinsale) al destino della specie umana, legato indissolubilmente a un solo uomo: Douglas Quail (poi diventato Quaid).
Poche frasi, e Dick ci mostra la megalopoli e il disagio che da esserne parte deriva.
Sappiamo che la razza umana è giunta sulla Luna e su Marte (Dick l’ha scritto nel 1966), e che è riuscita a colonizzare anche il fondo degli oceani, molto più interessanti che il deserto rosso marziano.

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Ma Douglas Quail ha un sogno, un’ossessione, vuole visitare Marte. Ma siccome non ha soldi a sufficienza, decide di farlo nell’altro, unico modo possibile, la Rekal (da pronunciarsi recall), un’azienda che garantisce impianti di ricordi reali, meno deteriorabili rispetto alla vera memoria. In pratica vende vita vissuta, senza che si sia costretti a esserne protagonisti, con tutti i rischi.
Il pacchetto prevede essere un agente segreto su Marte; la Rekal provvederà a fornire a Quail una serie di souvenir, cartoline, gadget, memento del soggiorno marziano, persino ricevute del conto dell’albergo, che andranno a solidificare l’impianto mnemonico. Il cliente verrà riaccompagnato a casa in taxi (fa piacere notare che  Verhoeven, nel suo Atto di Forza, s’è mantenuto fedele al testo introducendo i Robo-taxi, androidi di servizio non proprio efficienti, come appaiono nel racconto) e non ricorderà mai di essere stato alla Rekal.
E già questa prospettiva, del tutto assente dalle versioni cinematografiche, implica un’ampiezza di temi, e implicite conseguenze, non proprio banale.
Tutto il testo è incentrato, infatti, sui falsi ricordi che la tecnologia applicata dalla Rekal (ma che evidentemente è a disposizione di chiunque riesca a usarla) contribuisce a elaborare. Ne consegue che chiunque, nella realtà tracciata da Dick, non possa essere sicuro di ciò che è reale, non possa distinguere in alcun modo, supportato com’è dalle prove fisiche che gli vengono fornite, i ricordi artificiali da quelli vissuti davvero.
I ricordi non sono altro che impulsi elettro-magnetici di parte del nostro cervello. Qualitativamente, poco importa se li abbiamo generati in seguito alle nostre azioni, o se sono stati scritti da terzi.

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L’idea di Dick è lineare, espone il significato di reale, lo analizza, ne mostra l’incoerenza e lo critica, per ben due volte, anche se a netta preferenza di quest’ultimo rispetto alla finzione. La realtà, in questo racconto, è più forte, prende il sopravvento. Douglas Quail è stato davvero su Marte, e il suo desiderio di andarci altro non è che l’esigenza del suo subconscio di ristabilire il giusto ordine (e importanza) dei ricordi.
Ma il viaggio su Marte è solo un miraggio, non accadrà mai, perché è già avvenuto.
La mente di Quail è dunque la vera protagonista. Non ci addentriamo mai in una realtà fittizia, o nei suoi ricordi, se non dalla sua voce. Quail è un vero agente segreto, ci sa fare con le armi, nasconde tanti panni sporchi, mascherati da ricordi d’infanzia. Alla fine, quello che sembra un giochino innocuo, sul quale innestare l’ennesima variante di vita che gli permetterà di dimenticare tutti questi contrattempi e ricominciare una nuova esistenza, non è infatti un eroe disposto a morire per un ideale, ha ammazzato un uomo (facente parte di un movimento politico su Marte) e vuole solo cancellarlo, si rivela essere ricordo tragico, le cui implicazioni sono, forse, fatali per l’intera razza umana.
E questo è quanto. Vi linko l’analisi di Atto di Forza e domani sviscereremo il remake, Total Recall, tentando di capire il perché un tema così affascinante come il concetto di reale sia stato svilito in una giostra di sciocchi inseguimenti, addotti da motivazioni risibili, che vanno a infrangersi sul sorriso di Jessica Biel (bellissimo).

Recensione di Atto di Forza

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