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I Vampiri al Tempo del Colera

by Germano on 27/08/2009
Book and Negative
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Non troppo tempo fa, dipende dalla percezione che uno ha del suo scorrere e se si è immortali o meno, si ricorreva al salasso quale rimedio magico e veloce per guarire da ogni male. Qualcosa di insidioso si era annidato nel sangue? Bisognava farlo uscire. Al medico bastava un taglio, al cuore e alla sua forza motrice il resto del lavoro.
Al tempo della crisi economica, il nostro colera, i vampiri conoscono la loro ennesima stagione aurea. C’è chi li considera, scusate, chi considera il loro genere, il vampire-movie, come un toccasana contro la debolezza del

Max Schreck nei panni del Conte Orlok in Nosferatu (1922)

Max Schreck nei panni del Conte Orlok in “Nosferatu” (1922)

box-office, insieme agli alieni (buoni o cattivi), aggiungerei io. Qualcosa di insidioso impedisce alla categoria cinema di fare buoni incassi? Niente di meglio di un “salasso” a base di succhiasangue. La Settima Arte in ciò è decisamente ottocentesca. E così abbiamo Twilight coi suoi vampiri emo-adolescenti, eterni Peter Pan, True Blood, dove essi sfoggiano sfumature di ben noti gdr, oltre che il mio mix preferito, l’SSV, e Vampire Diaries, anche questo incentrato su avventure liceali di due fratelli non-morti che, guarda un po’, si interessano della stessa stellina di turno, neanche facesse certi lavoret… E, come se non bastasse, si aggiunge pure il caldo, umido e maledetto, che ti incattivisce, un grammo di cattiveria in più per ogni stilla di sudore… (o di sangue?)
About.com se ne esce con un classifica dei 7 migliori film “classici” sui vampiri e ti piazza al primo posto Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, anno 1922, di F.W. Murnau, quest’ultimo già a quell’epoca in gambissima nel metterlo in quel posto ai possessori dei diritti d’autore su Dracula di Bram Stoker dopo aver semplicemente cambiato nomi e luoghi del racconto. E posso anche essere d’accordo con questo primato! Ca**o, Max Schreck fa davvero paura. Più della versione Kinski-Herzog del ’79, accreditata al secondo posto.
Rifletto anche sul fatto che non ci sono film sui vampiri che mi piacciano particolarmente, o che mi soddisfino appieno. Ogni succhiasangue cinetelevisivo porta su di sé qualche fesseria di troppo di cui, davvero, non se ne sente la necessità. Specie ai tempi del colera, cioè oggigiorno: i vampiri non sono per nulla forti, o più forti, degli esseri umani e muoiono persino se gli trafiggi il petto con la punta di una matita (Buffy the Vampire Slayer), i vampiri sono allergici all’aglio e fin qui, ci siamo… e all’argento – ??? -, il tipo che si è inventato questa puttanata dovrebbe essere impalettato e buttato a mare, lui e tutti i perpetratori dell’immane boiata

I cattivi di Blade, the series

I “cattivi” di Blade, the series allergici all’argento

(Blade, film e telefilm e non basta certo la carica sexy di Jill Wagner a rendere la trovata dell’allergia meno ridicola di quanto sia e, ahimé, True Blood), i vampiri non temono nulla, neppure la luce del sole che li fa risplendere di perline luccicanti (non lo voglio neanche scrivere…), i vampiri non temono nulla, eccetto il fuoco e la luce del sole (classico, ma giusto) e, oh sì, il sangue dei morti e, naturalmente, la decapitazione (Anne Rice), i vampiri sono infetti, c’è un virus alla base della mutazione portato da tempeste di sabbia e dalle zanzare e, come effetto collaterale, diventano scemi e non riescono a snidare un tipo asserragliato nella sua villetta (Io sono Leggenda, il libro, non il film con i vampiri di Io, Robot!). Tutte trovate che ti lasciano con una perenne insoddisfazione, una fame, o una sete, di vampirismo che non viene soddisfatta mai. E così ti costringono ad andare al cinema a vedere nuove stronzate, sperando, al martedì sera (o mercoledì?) su Italia 1, col cuore in gola, su Sky o da qualche altra parte, confidando di vedere qualcosa di decente e restando sempre, sempre, sempre, delusi.
Esiste o è mai esistito un lavoro valido sul genere vampiri?
Spulciando tra gli scaffali ogni tanto ritrovo un certo speciale, a fumetti, che, forse può essere degno di citazione:
La Tomba di Dracula, Edizioni Star Comics, 1991, è uno speciale che raccoglie tre storie per la rivista omonima Marvel The Tomb of Dracula del 1980, sceneggiate da Roger McKenzie e Jim Shooter e disegnate e inchiostrate da Gene Colan, John Buscema, Tom Palmer, Kalus Janson e Dave Simons: “Angelica”, “Promessa di Morte” e “Una Famiglia Distrutta”.

Copertina dello Speciale La Tomba di Dracula edito da Star Comics

Copertina dello Speciale “La Tomba di Dracula” edito da Star Comics

Nella migliore tradizione, Dracula  – nonostante somigli davvero troppo a Rhett Butler (Clark Gable) è ossessionato, morbosamente intrigato da giovani donne delle quali si nutre notte dopo notte, privandole pian piano del soffio vitale e, invano, i familiari delle sue vittime innocenti, dopo aver compreso la verità, cercano di cacciare e distruggere il mostro che è troppo più forte di loro e sa attendere anche interi anni, pur di ottenere la propria soddisfazione.
Tavole in bianco e nero che ti attraggono magneticamente, irresistibilmente, magiche, che trasudano sadismo, vendetta, sconforto, disperazione e pura malvagità.
Al tempo del colera, dato che si è alla ricerca di sollievo e distrazione, si cercano e si ottengono solo vampiri adolescenti e innamorati, dannati ma fondamentalmente buoni, sdolcinati e ingenui come l’ultimo dei romantici, eternamente fedeli e innamorati come nessun mortale sarebbe mai in grado di essere; i mortali devono mangiare e bere tutti i giorni, fare attività fisica, stare attenti alla propria salute e pagare le bollette; loro, che sono sempre ricchi, devono solo esistere e stare attenti a non scottarsi troppo, quando ancora succede e quindi, sì, loro sì che sanno amare, perché tanto non hanno un cazzo da fare…
Di che vi state lamentando? Quello che si cerca, solitamente, si trova.
Divertitevi, se ci riuscite.

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