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Frammenti di Ossa (Kaaron Warren)

by Kara Lafayette on 09/03/2015
Book and Negative

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Se digitate Kaaron Warren su google, trovate qualche accenno personale e una lista bibliografica piuttosto consistente, tra romanzi, racconti brevi e lunghi. Le informazioni concesse provengono da siti inglesi. Per una capra ignorante come la sottoscritta, che legge esclusivamente in italiano, non è cosa da poco conto. Anzi. La verità è che ciò mi fa girare i satellite a centrifuga. Ma andiamo con calma.

Kaaron Warren è un’autrice australiana di genere horror, fantasy e fantascienza. Nella sua terra è famosa, dove i suddetti generi vengono presi seriamente in considerazione e apprezzati, come dovrebbe essere dappertutto. Tranne da noi, naturalmente. Che siamo trattati alla stregua di bambocci nerd ritardati pieni di brufoli che si travestono da Emo.

Scopro della sua esistenza leggendo questo illuminante articolo di Lucia e vengo a sapere, inoltre, che su Amazon è possibile acquistare uno dei suoi racconti lunghi tradotto in italiano. L’unico: Frammenti di Ossa.

La sinossi è questa:

“In un futuro da cui è scomparso il concetto stesso di altruismo, un’epidemia mortale infetta le persone attraverso il cibo: non c’è modo di sottrarsi al contagio, nessuna strategia efficace, nessun luogo in cui nascondersi. Jeremiah, vestito di bianco, grottesco, oleoso, paziente, aspetterà la vostra ora. Una storia con fiori spettrali e molte, molte mandorle.”

Lo compro subito con un click, come mi suggerisce Amazon e me lo leggo. Ma cosa dico, me lo scolo come un radler d’estate. Sessantacinque pagine di orrore puro, ma non semplice. La sinossi non ci dice che i protagonisti sono quattro ragazzi che vivono insieme. Due sono fratelli, Nick e Rab Albadara (cognome con un significato ben preciso, che vi lascio scoprire da soli) i quali si contendono una ragazza, Sasha (ma non essendo una fiction di Canale 5, la contesa non ha nulla di patetico-sentimentale), più un altro ragazzo, Bevan. Ognuno di loro possiede un carattere e una personalità specifici, che emergono in dialoghi vivaci, senza grandi spiegazioni da parte del narratore. Una cosa che adoro, peraltro. Nick, Rab, Sasha e Bevan sono confinati in una realtà distopica. La speranza è un termine obsoleto che probabilmente non conoscono. Nella drammaticità dell’esistenza in cui sopravvivono, ciò che hanno irrimediabilmente perso è la naturale empatia verso il prossimo. E, cosa ancora più agghiacciante, verso loro stessi. Ma se credete di struggervi dal dolore mentre scorrete le pagine del racconto, vi sbagliate. Ciò che rende quest’opera strepitosa è la capacità della Warren di raccontare una storia terribile utilizzando una prosa rapida, schietta e sarcastica. Si muore tanto e si muore malissimo. In continuazione. Non ti concede il tempo di affezionarti ai personaggi, ti permette solo di rimanerci dimmerda, ogni qual volta precipiti nel tranello tanto abusato del: ti do del tempo, lettore pigro, ti do del tempo. Scordatevelo il concetto di tempo. Si parte col botto, come su un jet. E si viaggia a velocità supersonica, in un susseguirsi di accadimenti concatenati e assurdi, ma non improbabili, se si accetta la realtà sconfortante in cui si sviluppa la storia. 1375452018800

La Warren rappresenta quello che vorrei tanto essere io, nel prossimo futuro, ovvero un’autrice che sa raccontare storie spaventose, destabilizzando il lettore solitamente coccolato e rassicurato, anche nella narrativa di genere. Questo è il punto fondamentale che rende la Warren una scrittrice sorprendente. Se le sue opere posseggono tutte lo stesso stile, ci credo che nelle nostre imbarazzanti librerie non si trovi. Ma sapete, non mi interessa un granché. La mia libreria preferita è Amazon e l’odore della carta mi fa senso. Quindi, il vero problema, per quanto mi riguarda, è la traduzione dei testi. Io vorrei leggere tutto della Warren e di altri autori/autrici in giro per il globo terrestre, che non si caga nessuno in questo paese ormai in coma vegetativo. Certo, potrei anche svegliarmi e imparare l’inglese come si deve, cosa che magari farò. Ma è una questione di principio, perché adoro l’italiano. La nostra è una lingua ricca, sostanziosa, seducente. Dovremmo vantarcene. Invece la mortifichiamo traducendo Fifty Shades of Grey, tanto per citare uno dei tanti aborti letterari. Perciò faccio un appello alle piccole case editrici che si stanno facendo un nome: traducete, ve ne prego, la Warren. Traducete Suzanne Robb, Joan De La Haye, Brian Keene, S. L. Grey, tanto per citare qualche altro nome.

È stancante, nonché deprimente, sentirsi tagliati fuori dal mondo in cui vorremmo stare.

Ora, se siete curiosi di scoprire il senso del titolo, spendete l’irrisoria cifra di € 3,99 e immergetevi in Frammenti di Ossa. Lo consiglio soprattutto a chi ha la mente atrofizzata e poco scattante, a causa di pessime letture. Anche le sinapsi hanno bisogno di ginnastica.

Il signor Albadara continuò: “Non c’è solo un cimitero. Muore così tanta gente, per così tanti motivi, e hanno così pochi soldi. Piantano i fiori per coprire l’accaduto. Non li nascondono, ma i fiori fanno dimenticare alla gente che lì ci sono dei cadaveri, che le persone muoiono di fame e di stenti.”

Ma non c’erano cimiteri né cartelli né niente. Che stanno facendo? Non possono seppellire la gente in quel modo.”

Sono morti, sono poveri, non hanno nessuno. Tutto è possibile quando a nessuno importa.”

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