[Di incipit si muore]: Vampire$ di John Steakley

by Germano on 01/03/2021

“Quando Crow e la sua squadra arrivarono in gran numero per quell’ultimo lavoro, gli altri erano già tutti lì. Tutti i poliziotti e gli agenti del luogo. Il sindaco. Il comitato scolastico. Sì, era proprio quel genere di piccola cittadina dell’Indiana.

Era anche proprio quel tipo di giornata estiva e calda. All’ondata montante di polverone sollevata dal semiarticolato sul vialetto di ghiaia bianca, la folla indietreggiò rapidamente, tossendo e tenendosi i fazzoletti davanti alla faccia. Rimasero sull’erba marrone a osservare l’assordante processione di automezzi che girava loro intorno e si radunava di fronte alla grande casa.

I motori di tutti e cinque i veicoli si fermarono nel medesimo istante. Jack Crow scese dalla jeep di testa e rimase là immobile, lui e tutti i suoi centonovanta centimetri di muscoli, risolutezza e cattiveria. Esitò un istante, dando un’occhiata al bersaglio. Quando si voltò, gli agenti del posto avevano formato un semicerchio intorno a lui, quasi fossero in cerca di calore.

Infatti, era proprio una questione di calore.

Crow rivolse loro un sorrisetto. Strinse la mano al sindaco, un uomo rotondetto e dalla faccia nervosa. Guardò l’orologio. Era mezzogiorno e la temperatura era molto vicina ai quaranta gradi.

Era ora di cominciare a uccidere.”

Vampiri, titolo originale Vampire$, è un romanzo horror di John Steakley. Da noi, ovviamente, è più noto il film che da esso è stato tratto, per la regia di John Carpenter.

L’ho scelto per inaugurare questa nuova rubrica, un po’ per nostalgia, un po’ perché, rileggendolo, non ho potuto fare a meno di notarne, nell’incipit che prenderemo in esame, l’estrema efficacia e la contemporanea stringatezza. È pulito, solido, immediato, fornisce tante informazioni in poche righe, comunica per immagini, prepara l’attesa.

E perché di incipit si muore. Da sempre, ma specie oggigiorno. Un incipit mediocre può far abbandonare il libro, ché il lettore non ha tutto questo tempo per decidere se pazientare e dare modo alla vostra prosa diesel di riscaldarsi e partire. Oggi bisogna essere ecosostenibili, fare in fretta a catturare l’attenzione.

Trattandosi di un testo tradotto dall’inglese, c’è una doppia difficoltà: noi, in effetti, conosciamo la prosa di John Steakley attraverso l’adattamento di Stefano Massaron.

Una doppia scrittura, in cui la traduzione italiana dovrebbe essere solo un velo atto a consentirci di assaporare la medesima atmosfera che si offre ai lettori anglofoni, e supportarci laddove la traduzione letterale risultasse impossibile e si dovesse procedere con l’adattamento alla nostra mentalità, cultura.

Le difficoltà sono evidenti fin dal titolo. Nell’originale la S del plurale Vampires (ovviamente assente in italiano) è resa col simbolo del dollaro. Fin dal titolo Steakley ci vuole comunicare che sì, ci sono i vampiri, ma che l’atmosfera sarà poetica quanto una mazzetta di banconote. Ovvero zero.

A mio giudizio, Massaron ha fatto comunque un buon lavoro.

Ma vediamo più nel dettaglio:

Quando Crow e la sua squadra arrivarono in gran numero per quell’ultimo lavoro, gli altri erano già tutti lì. Tutti i poliziotti e gli agenti del luogo. Il sindaco. Il comitato scolastico. Sì, era proprio quel genere di piccola cittadina dell’Indiana.

Steakley, in queste tre righe, ci dà già tante informazioni:

– il nome del protagonista (presumibilmente)

– l’avverbio iniziale pone già “in situazione”, qualcosa sta già avvenendo o è avvenuto, e Crow (e la sua squadra) è stato chiamato per risolvere/rimediare

– l’ultimo lavoro in ordine di tempo, se ne desume che Crow sia un professionista

– Crow è atteso da individui di un certo peso, le Forze dell’Ordine, il sindaco, il comitato scolastico. La ragione per cui si trova qui è seria abbastanza da aver scomodato le più alte cariche rappresentative della comunità.

– probabilmente non conosciamo l’Indiana, o ciò che sia definibile come tipico in quel particolare tessuto sociale o architettonico, ma riusciamo comunque a farci l’idea di una piccola comunità di provincia, dove il sindaco non è una figura irraggiungibile per il muro di burocrazia che è stato eretto intorno a lui, ma qualcuno che si incontra spesso, coinvolto suo malgrado in ogni aspetto della piccola cittadina di provincia.

Era anche proprio quel tipo di giornata estiva e calda. All’ondata montante di polverone sollevata dal semiarticolato sul vialetto di ghiaia bianca, la folla indietreggiò rapidamente, tossendo e tenendosi i fazzoletti davanti alla faccia. Rimasero sull’erba marrone a osservare l’assordante processione di automezzi che girava loro intorno e si radunava di fronte alla grande casa.

– C’è un caldo torrido. Ci siamo ormai abituati.

– La squadra di Crow si muove su mezzi pesanti, un autoarticolato, dev’essere successo qualcosa di grosso, da risolvere con metodi spicci e efficaci.

– L’erba marrone ci suggerisce anche una certa siccità, o scarsa cura del verde pubblico, nonostante la solerzia del sindaco. Oppure ancora che nessuno cura il praticello antistante la grande casa. È un’abitazione abbandonata.

I motori di tutti e cinque i veicoli si fermarono nel medesimo istante. Jack Crow scese dalla jeep di testa e rimase là immobile, lui e tutti i suoi centonovanta centimetri di muscoli, risolutezza e cattiveria. Esitò un istante, dando un’occhiata al bersaglio. Quando si voltò, gli agenti del posto avevano formato un semicerchio intorno a lui, quasi fossero in cerca di calore.

Infatti, era proprio una questione di calore.

I motori vengono spenti all’unisono. La squadra di Crow è ben addestrata e coordinata, trasmette estrema efficienza.

– Crow lo vediamo dall’esterno, presumibilmente attraverso gli occhi della piccola folla locale, alto, possente, dall’espressione cattiva. Personalmente è il passo che meno preferisco, perché amo immaginare l’aspetto del protagonista attraverso pochi, radi dettagli sparpagliati nel testo, ma Steakley è uno spiccio, mette subito in chiaro le cose, Crow è come uno dei mezzi che l’ha portato fin lì: robusto. Forse nel parallelismo Crow-automezzo c’è persino una prima allusione al suo carattere.

– la folla in attesa, specialmente chi tra loro è chiamato a far rispettare legge e ordine ha alzato bandiera bianca, abbiamo conferma che Crow è lì per risolvere una situazione impossibile.

– il calore umano è secondario, quello climatico determinante.

Crow rivolse loro un sorrisetto. Strinse la mano al sindaco, un uomo rotondetto e dalla faccia nervosa. Guardò l’orologio. Era mezzogiorno e la temperatura era molto vicina ai quaranta gradi.

Era ora di cominciare a uccidere.

– Crow sorride, è sicuro di sé, se non si era capito.

– il caldo è un arma, un fattore determinante per la buona riuscita dell’operazione

– Crow e la sua squadra sono degli sterminatori.

Ed eccoci giunti alla conclusione.

Questa rubrica a dio piacendo troverà una sua versione audio, ovvero diventerà un podcast. Prove erano state fatte in tal senso già – se non erro – nel mese di Aprile dell’anno 2020, ma un po’ la pandemia, un po’ il resto hanno fatto andare tutto nel congelatore, in attesa di tempi migliori.
Eccoli, quei tempi, se non migliori, meno peggio di quelli appena trascorsi. E comunque…

A ogni episodio, che prenderà in esame un incipit e – come piace a me – divagherà un poco, parteciperà una gradita guest star.
Saluti e a presto.

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* No, stavolta niente link commerciali, perché ho acquistato l’ultima copia usata del libro di Steakley, credo (sì, quella in foto a settemila lire). Ma se riuscite a trovarne altre, farete un ottimo acquisto e una buona lettura.

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