Antologia del Cinema

Lady in the Water (2006)

Sapete cosa si dice di certi scrittori? Che siano autori da un solo libro.
Il senso di questa risposta è che, in quanto tali, siano capaci di produrre un unico, ottimo libro. E che il resto della loro opera sia stanca e vuota; un continuo e inutile aggirarsi intorno a quegli stessi temi trattati, in modo insuperabile, nel primo.
Questo concetto è applicabile anche al cinema. Non foss’altro perché sono entrambi, cinema e letteratura, metodi di narrazione.
Mi chiedo se Shyamalan sia un regista da un solo film. A differenza di molti, però, io sono convinto che il suo unico film debba ancora arrivare. E che lui ci stia girando intorno, nel frattempo sedotto dal successo veloce, ostacolato dalle magagne coi produttori e dai magheggi del marketing. Da chi gli ha consentito una certa autonomia, troppa, e da chi gli pone sciocchi veti, per ragioni economiche.
Dicono che L’ultimo dominatore dell’aria faccia schifo. Io non lo so. Finora l’ho evitato. Non è proprio il tipo di film che prediligo.
Per cui, Shyamalan chi è? Il regista de Il Sesto Senso e basta?
Non direi.
Io sono un suo fedelissimo. Ho apprezzato tutti i suoi lavori, eccetto Devil, dove però si è limitato a scrivere, e non ha diretto.
Non sono tutti capolavori. Tutti, al contrario, sono film sussurrati, silenziosi, con atmosfera soffusa e ovattata che un po’, diciamocelo, addormenta.
Eppure, lui è l’uomo che mi ha regalato, tra le tante suggestioni, i misteri svelati col volume al massimo, attraverso dialoghi strepitosi, il fascino del raccontare senza mostrare, un fascino antico e, non ultima, Zooey con le pupille a cuoricino… Ragion per cui, dato che le passioni non nascono certo da motivi universali, ma dalle sciocchezze, come quest’ultima, io gli sarò fedele spettatore, sempre. Questo è più che semplice cinema per me: è ispirazione.

***

L’affabulatore

Shyamalan è un buon affabulatore? Secondo me, sì. Lo è. Il suo Lady in the Water nasce da una favola scritta e credo anche disegnata per i suoi figli. È anche una bella favola. Chi non vorrebbe un padre così?
Forse un po’ strana l’idea di proporla al cinema, dopo aver abituato spettatori e produttori a un certo tipo di emozioni forti, anche se sempre più diluite, di film in film.
Ma stiamo parlando dello stesso tizio che ha azzardato l’ipotesi di poter arrestare un’invasione aliena spruzzandoci sopra un po’ d’acqua. Per di più riuscendoci, e rendendo il tutto se non credibile, più che godibile.
Shyamalan ci ha creduto, a questo progetto. Così tanto che mandò a quel paese la Disney, per non meglio identificate divergenze creative, e si rivolse alla Warner.
A quanto pare, questo voltafaccia gli stava costando la carriera, oltre ad aver dato origine a un libro, che riassume tutta la faccenda intitolato: “The Man Who Heard Voices: Or, How M. Night Shyamalan Risked His Career on a Fairy Tale”.
L’uomo che sente le voci. E che racconta favole. E che rischia il lavoro per una di queste.
Niente male.

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La favola

La favola è essa stessa archetipo. Contiene elementi chiave, simboli. Ogni oggetto visibile, ogni personaggio presentato è forma e significante. Il relativo significato, però, è da scoprire attraverso la ricerca dell’eroe, il protagonista, e dei comprimari che l’accompagnano.
Il Bene, di solito principio, ma che si incarna in un essere animato o inanimato, è oggetto e vincolo. Non determina alcuna azione se non in senso passivo. Si limita a esistere. E la storia che da esso trae origine, le si svolge intorno. Il Male lo avvolge, o lo tenta. Oppure lo rapisce per corromperlo o per distruggerlo.
Il Male, quindi, agisce perché il Bene esiste. E la vista di quest’ultimo insopportabile.
L’eroe, da identificarsi con uno o più protagonisti, è latente. Di solito svolge un lavoro umile, che presupponga umili preoccupazioni. Egli entra in gioco più che per senso di giustizia, per produrre nuovo equilibrio in una realtà, che può essere universale o locale, altrimenti perturbata.

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La storia

[contiene anticipazioni]

Non stupisce, quindi, data l’impostazione classica seguita dal regista, che il tutto si svolga in un comdominio con piscina. Che tutti i personaggi proposti abbiano un ruolo fondamentale nella vicenda. E non disturba, o almeno non dovrebbe, la virata fantastica del film, che si concede lupi famelici, fate marine e gigantesche aquile che provvedono a queste ultime un passaggio sicuro per ritornare al proprio mondo.
Kevin Costner al posto di Paul Giamatti. Non c’è storia. Molto meglio Paul. Pacioccone, simpatico, all’apparenza innocuo. Ma soprattutto un ottimo attore, troppo spesso dimenticato da quelli dell’ambiente.
Bryce Dallas Howard è eterea. Dovendo recitare il ruolo di una narf, una creatura fatata del Mondo Azzurro, è perfetta; non suscita, infatti, alcuna attrazione sessuale, ma riesce piuttosto fredda e distaccata. Da questo punto di vista è uno dei lati deboli del film, perché il suo personaggio, Story (la Storia… che trae origine dal Bene), comunica un distacco empatico che lascia piuttosto indifferenti alla sua sorte, persino quando è ferita o inseguita dalle creature del bosco fameliche, persino quando è in punto di morte. Autentica assenza di sensazione, non foss’altro per quegli sguardi algidi che ella dispensa a ogni inquadratura.
Ad arricchire il tutto un serie di comprimari, sorretti da altrettanti caratteristi, di primissima scelta. Fra tutti, Reggie, il tipo che allena solo un lato del suo corpo e il bambino che legge il futuro dai disegni colorati delle scatole dei cereali.

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Essere di parte

Alla luce dei retroscena legati al progetto del film, assume nuovo significato la figura del critico cinematografico Harry Farber (Bob Balaban), dapprima chiamato dal protagonista a coprire un ruolo essenziale nella vicenda, in quanto interprete e profeta degli avvenimenti della fiaba che si sta svolgendo sotto i loro occhi, successivamente messo da parte e poi punito dal contrappasso. Un personaggio arrogante che sputa sentenze e dispensa certezze stereotipate sul cinema e sulla letteratura e che finisce tra le fauci dei mostri, proprio in una situazione tipica, un cliché, la cui conclusione, stavolta, è ribaltata.
Potrebbe essere il modo di Shyamalan di comunicare il proprio disprezzo verso un certo tipo di critica, ma sarebbe fin troppo ovvio.
In ogni caso, egli si è stranamente attribuito un ruolo cristologico. Lui porta, attraverso un libro, la parola che cambierà i destini del mondo. E per quella stessa parola verrà ucciso.
Troppo coincidenze, o forse no. Troppa superbia, o forse autoironia.
Come sempre, Shyamalan è da vedere e interpretare senza indugiare a lungo.
E comunque, io sono di parte in questa storia.

Altre recensioni QUI

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  • Ho amato tanto questo film che non sarei riuscito a descrivere meglio le sensazioni e gli stati d’animo in grado di regalare.
    E dire che quando ne parlo sembra stia nominando qualcosa di orrido, infimo e pressoché inutile…

    Shyamalan è un grande regista, un visionario come pochi altri, e per il momento è riuscito a deludermi solo in un paio di occasioni (Devil è orrido, ma come hai detto tu non conta) e anche io ho il sospetto che abbia ancora molto da dire.
    Che sia perché si sente legato, o solo paura di osare e rischiare, non so. Fatto sta che mi aspetto grandi cose da lui e il suo prossimo film, After Earth, mi incuriosisce e mi spingerà a entrare in sala, con il cuore speranzoso e le aspettative a mille…
    Mi auguro di non venir punito per questo…

    • Lo vedrò anch’io, pur non sopportando l’attore scelto. Ma vabbé, incrociamo le dita. 😉

  • […] Night Shyamalan si è rivelato un ottimo argomento di discussione. Nessuna sorpresa a riguardo. Coi suoi lavori è riuscito a emozionare, spaventare e stupire. E, […]

  • Mah, Silente, il finale è un buon ribaltamento, ma non poi così epocale, più che altro perché se guardi il film ponendoti domande e sapendo con che genere di regista hai a che fare, già quando la mamma del protagonista maschile gli racconta perché si è trasferita nel villaggio, beh, è tutto lì.
    Io ho ascoltato il racconto di mamma e il ribaltamento era già lì, nelle immagini che mi ha evocato in testa. Una sola parola, “cassonetto”, e tutto ha perso il suo fascino 🙁
    Diciamo che non mi sono più gustata granché il resto. 🙁

  • Io l’ho adorato proprio fino a questo Lady in the Water, che temo sia il suo canto del cigno. Autore originale, intrigante, misterioso, elegante, colto, con Signs ha creato a parer mio un film epocale, anche se non molto amatissimo, con the Village ha imbastito un’atmosfera della madonna e uno dei migliori twist finali di tutti i tempi, e con Lady in the Water ho riso e pianto come in poche altre occasioni.

    Poi, purtroppo, il baratro. Bello profondo. E ancora mi chiedo come sia possibile. 😐

  • Sono online proprio perché sto effettuando la limatura finale… eheheheh

    @ Zeros
    Sono curioso! 😉

    @ KM
    Non dovrai aspettare molto. Lo scopri già domani.

    E, prima che me lo chiedi, NO, non finisce domani. C’è un altro capitolo.

    😉

    • 12 anni ago

    @ Hell: tu bada a farlo finire come deve finire. Perchè se alla fine scopro che “lei” non è lei ti uccido. 😀

  • Credo che lo leggerò solo domenica, ti farò sapere. 😉
    (Ti dirò: tremo anche io per il mio. L’ultimo post sarà luuuungo e continuo a modificarlo senza soddisfazione.)

  • Tipo il mio SB…
    ahahahah
    Che va online domani. E sto tremando al pensiero. Ho tentato di spiegare un po’ di cosette che riguardano il signor Hell… Spero che piaccia.

    😉

  • ^_^ Capisco che sia un dettaglio che cambia le cose 😉

    Per le storie a incastro sono d’accordo, super d’accordo, ed è per questo che mi piace molto il Sesto Senso (oltre al fatto che le storie con un pizzico di soprannaturale mi affascinano sempre).
    Una storia a incastro è un rischio, ma quando è affrontata bene è un piacere. Tipo qui; tipo in Memento di Nolan; tipo in un racconto di Jeffery Deaver (Seme cattivo) che è una storia di incastri e di punti di vista geniale.

  • Eh, ma io le ho viste…
    E da allora, il mondo non è stato più lo stesso. ahahahahah

    😛

    Le storie a incastro sono ultra-difficili. Ci si prende un bel rischio a scriverne di così.

  • Come resistere alle pupille a cuoricino, dici? Mmmm… non avendole notate? 😛

    Se dovessi scegliere un film preferito di M. Night avrei il ballottaggio tra Unbreakable e Il Sesto Senso: da un lato Unbreakable l’ho vissuto “pienamente”, senza spoiler, godendomelo e basta, ed è una gran cosa; dall’altra il Sesto Senso è costruito veramente ma veramente bene, un ottimo gioco di incastri e di depistaggio, e le storie narrate così mi piacciono un casino, perché sono difficili da scrivere.

  • Unbreakable è piaciuto moltissimo anche a me. Direi che è il mio preferito, forse? Chissà…
    Io al buon M. Night gli concedo ancora qualche tentativo. Devo capire se è entrato nella fase Argento anche lui, oppure no.
    E quando sei in quella fase, non ci sono santi. Non se ne esce più.
    E venne il Giorno mi ha fatto abbastanza schifo, però, però… come posso non essere di parte? Soprattutto lì.
    Voglio dire… le pupille a cuoricino! Come si può resistere? Come?

    😀

  • Io con il signor Shyamalan ho un rapporto complicato…
    Il Sesto Senso l’ho visto sapendo già il grande colpo di scena (tutta colpa del fidanzato che mi dice “Eh, sì, ma sai, il fatto che in realtà le cose stanno così e cosà, sai, un po’ si capisce già qui” e io “grazie, non l’avevo ancora visto” e lui “Ma no, dai, stai scherzando!”). Devo dire che è stato carino e che era costruito piuttosto bene.
    Signs mi è piacicchiato, senza infamia e senza lode.
    The Village ho capito a metà film qual era il grande colpo di scena, ho chiesto scherzosamente conferma a un amico che l’aveva già visto e mi sono intristita. Carino ma non eccelso.
    Unbreakable mi è piaciuto molto, ma io sono parziale verso supereroi e affini.
    The Happening mi ha fatto profondamente schifo (schifo viscerale, non mentale) e ho passato tutto il film a rinfacciare al fidanzato che mi aveva portato a vedere un film di m. =_=
    Questo e L’ultimo dominatore dell’aria non li ho visti (sull’ultimo ho letto recensioni disperate e invocazioni agli dei affinché non facesse anche gli altri film della serie e la smettesse di fare violenza alla suddetta serie).
    Diciamo che ho perso la fiducia nella capacità di Mr S. di darmi belle storie, anche se spero sempre in una smentita. 😉
    Magari vedrò di recuperare questo Lady in the Water…

  • Visto e rivisto. Molto bello. L’atmosfera, in qualche modo, mi ricorda il Labirinto del Fauno, altro film che ho molto apprezzato.
    Ok, sono due cose diverse, però però però per me è così.

    • 12 anni ago

    A me è piaciuto, ma non immaginavo che dietro ci fosse stata tutta questa preparazione! Mi è venuta voglia di rivederlo subito!
    Grazie Hell! 😉

    • Quindi induco a delinquere…
      Brutta cosa.

      😀

  • Il film non l’ho visto. Non so perché ma, a pelle, mi sapeva di delusione enorme e preventivata.
    Ora le tue parole mi inducono a scaricarlo immediatamente, e a rimediare…

  • Non ho visto lady in the water.
    E di Shyamalan non amo tutto incondizionatamente: non sono mai riuscito ad andare oltre i primi venti minuti di The Village, ho visto Il Sesto Senso una sola volta ma mi sono piaciuti parecchio Unbreakable e Signs.
    E venne il giorno lo tengo un po’ nel mezzo, c’è da dire che in mano ad un altro la storia si sarebbe spenta come una candela dopo poco, ma lui, in un modo o nell’altro, riesce ad arrivare ai titoli di coda dignitosamente.
    Però, tutto sommato, è uno che – come te – tengo sempre d’occhio: non si sa mai cosa possa tirar fuori dal suo cappello a cilindro.

    • Sì, è proprio quello il punto di forza, come dici tu.
      Riesce ad arrivare fino in fondo, in un modo o nell’altro. Questo fa la differenza.

      Lady in the Water è uno dei suoi film che ho rivisto di più. Signs e Unbreakable li considero superiori, per dirti. Però l’atmosfera di questo mi cattura.
      Visto che è dichiaratamente una fiaba, direi che il risultato è ottimo.

      😉